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Una coccinella contro il killer dei pini: a Napoli, il primo test mondiale contro la cocciniglia tartaruga

  • Postato il 1 agosto 2026
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Una coccinella contro il killer dei pini: a Napoli, il primo test mondiale contro la cocciniglia tartaruga

Il Quotidiano del Sud
Una coccinella contro il killer dei pini: a Napoli, il primo test mondiale contro la cocciniglia tartaruga

Il predatore dei Caraibi contro il killer dei pini: parte dalla Mostra d’Oltremare di Napoli, il primo esperimento al mondo di lotta biologica della coccinella originaria dell’America Latina (il Thalassa montezumae) contro la cocciniglia tartaruga. Cento esemplari di un coleottero esotico liberati nel cuore verde della città partenopea per fermare un’invasione che ha già decimato le pinete italiane.


NAPOLI – Una coccinella contro un killer invisibile per salvare il gigante verde. È questa la nuova frontiera della lotta biologica per difendere i pini italiani dall’assalto della cocciniglia tartaruga, il parassita che da oltre dieci anni sta lentamente divorando uno dei simboli più riconoscibili del paesaggio mediterraneo. Per la prima volta al mondo, a Napoli, nel cuore della Mostra d’Oltremare, si tenta una nuova strada: utilizzare il suo antagonista biologico, il Thalassa montezumae, un piccolo coleottero predatore originario dell’America Centrale. Cento esemplari sono stati liberati nel boschetto della struttura napoletana, scelto come laboratorio naturale per verificare sul campo se questo insetto sarà in grado di contenere la diffusione della cocciniglia e contribuire a ristabilire l’equilibrio degli ecosistemi colpiti.

Una coccinella contro il killer dei pini: a Napoli, il primo test mondiale contro la cocciniglia tartaruga

Una sfida apparentemente impari: da una parte un coleottero grande pochi millimetri, selezionato dalla ricerca scientifica, dall’altra un parassita capace di trasformare in pochi anni alberi secolari in tronchi morenti. Ma proprio dalla natura arriva la possibile risposta a un’emergenza che ha messo in ginocchio intere pinete. La sperimentazione è coordinata dalla Regione Campania attraverso il Servizio fitosanitario regionale, con il supporto scientifico del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II, promossa dal ministero dell’Agricoltura e realizzata dal Crea Difesa e Certificazione.

Un’emergenza che ha cambiato il volto del paesaggio italiano

La cocciniglia tartaruga del pino è diventata negli ultimi anni uno dei principali nemici delle pinete italiane. Arrivata probabilmente attraverso gli scambi commerciali internazionali, ha trovato nel clima mediterraneo condizioni favorevoli alla diffusione. La Campania è stata una delle prime regioni colpite duramente. Migliaia di pini sono stati indeboliti o abbattuti, con conseguenze non solo ambientali ma anche paesaggistiche ed economiche. Il pino domestico, protagonista delle vedute costiere, dei parchi urbani e delle strade alberate, è particolarmente vulnerabile. L’insetto si insedia sulla pianta e sottrae linfa, provocando un progressivo indebolimento. Le chiome perdono vigore, gli alberi diventano più esposti ad altre patologie e, nei casi più gravi, arrivano al collasso.

«La cocciniglia tartaruga è presente in Campania da circa dieci anni e ormai ha raggiunto Lazio, Toscana, Marche, Abruzzo e Puglia», ha spiegato Antonio Garonna, professore di Entomologia generale e applicata dell’Università Federico II. «Il pino domestico è una specie particolarmente vulnerabile e nel giro di pochi anni può collassare sotto l’attacco di questo insetto». Una minaccia silenziosa, perché spesso il declino dell’albero diventa evidente quando il danno è già avanzato.

Napoli diventa il centro di una sperimentazione internazionale

Il sito scelto non è casuale. La Mostra d’Oltremare rappresenta un ambiente ideale per studiare il comportamento del predatore: un’area verde urbana con pini di età diverse, dalle giovani piante agli esemplari adulti.

Qui i ricercatori potranno monitorare una serie di fattori decisivi:

  • la capacità del Thalassa montezumae di adattarsi al nuovo ambiente;
  • la sua capacità riproduttiva;
  • la sopravvivenza durante l’inverno;
  • l’effetto reale sulla popolazione della cocciniglia.

Dai Caraibi alla Campania: il viaggio della “coccinella salva-pini” approda a Napoli

Dietro il rilascio di cento esemplari c’è un lungo percorso scientifico. Prima di arrivare in Italia, i ricercatori hanno analizzato le possibili soluzioni naturali già presenti negli ecosistemi locali. Ma i predatori autoctoni non si sono dimostrati sufficientemente efficaci. La ricerca si è quindi spostata nelle aree d’origine della cocciniglia, nei Caraibi, dove gli studiosi hanno individuato il Thalassa montezumae come possibile antagonista.

Il coleottero è stato importato dalle isole Turks e Caicos, sottoposto a controlli rigorosi e allevato in condizioni protette nel centro di quarantena di Firenze. Solo dopo una lunga fase di valutazione scientifica e dopo il via libera delle autorità competenti è stato autorizzato il rilascio sperimentale. Una scelta delicata, perché introdurre una specie all’interno di un nuovo ecosistema comporta sempre interrogativi e responsabilità.

«Il ministero dell’Ambiente- ha spiegato Garonna- ha valutato le informazioni scientifiche disponibili e ha ritenuto che non dovrebbero esserci conseguenze negative sull’ecosistema. Per questo è stato autorizzato il rilascio».

Non sarà una vittoria immediata: la natura ha i suoi tempi

Ora inizia la fase più importante: l’osservazione sul campo. Gli studiosi controlleranno se gli esemplari liberati riusciranno a sopravvivere, adattarsi al nuovo ambiente e riprodursi. Saranno monitorati anche gli effetti sulle popolazioni della cocciniglia e lo stato di salute dei pini. I primi risultati significativi potrebbero arrivare già dal prossimo anno, quando sarà possibile valutare il superamento della stagione invernale e la capacità del coleottero di stabilizzarsi. La parola chiave degli esperti è una sola: equilibrio. La lotta biologica non funziona come un trattamento chimico. Non elimina il problema in pochi giorni, ma punta a ristabilire un rapporto naturale tra specie diverse.

«Non dobbiamo aspettarci la scomparsa della cocciniglia- ha chiarito Giuseppino Sabatini, entomologo e ricercatore del Crea-. L’obiettivo è raggiungere un equilibrio naturale tra predatore e preda, mantenendo la popolazione del parassita a livelli tali da non provocare più la morte delle piante». Una strategia più lenta, ma potenzialmente più sostenibile. L’obiettivo non è cancellare un organismo dall’ambiente, ma impedire che diventi devastante.

Napoli diventa il laboratorio europeo per difendere i pini

Con questa sperimentazione la Mostra d’Oltremare assume un ruolo strategico: da parco urbano minacciato dal degrado degli alberi diventa un centro di sperimentazione scientifica internazionale. «È un esperimento unico al mondo- ha dichiarato l’assessora regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca-. Vogliamo verificare se questo antagonista naturale possa confermare sul campo i risultati ottenuti in laboratorio».

Thalassa montezumae è il nome scientifico della coccinella

Se il Thalassa montezumae dimostrerà di riuscire ad ambientarsi e a contenere la cocciniglia, la tecnica potrebbe essere estesa ad altre aree colpite. Sarebbe una svolta soprattutto per i contesti urbani: parchi pubblici, viali alberati, zone costiere dove l’utilizzo di prodotti chimici è spesso problematico per costi, difficoltà operative e impatto ambientale. Napoli, dunque, diventa il punto di partenza di una sfida che riguarda un intero Paese.

La posta in gioco va oltre la sopravvivenza di alcune migliaia di alberi. I pini rappresentano un patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico: sono parte dell’immagine delle città mediterranee, delle coste italiane e della memoria collettiva di intere comunità. La battaglia è appena iniziata. Il protagonista è un insetto grande pochi millimetri, ma la sua missione è enorme: fermare il killer dei pini e dimostrare che, qualche volta, per difendere la natura può essere proprio la natura stessa a offrire la soluzione.

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Una coccinella contro il killer dei pini: a Napoli, il primo test mondiale contro la cocciniglia tartaruga

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