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Un'etichetta chimica presente sulle cellule più aggressive del tumore del colon-retto, quelle che favoriscono le metastasi e la resistenza ai trattamenti, è stata individuata e attaccata in modo specifico dai farmaci in alcuni studi preclinici.
Il marcatore cellulare appena individuato è descritto in una ricerca pubblicata su Nature: questa proteina è di solito indicativa di un punto di forza del tumore del colon-retto, cioè la capacità delle sue cellule di sviluppare resistenza alle terapie. Nel nuovo studio, i ricercatori del German Cancer Research Center (DKFZ) e dell'Heidelberg Institute for Stem Cell Technology and Experimental Medicine (HI-STEM), in Germania, propongono di trasformarla invece nel suo tallone d'Achille: di usarla, cioè, per smascherare le cellule più pericolose e toglierle di mezzo, aumentando la sopravvivenza dei pazienti.. Una firma comune. Grazie all'analisi di dati di sequenziamento genetico di tumori di ampie popolazioni di pazienti, gli scienziati tedeschi hanno scoperto che i tumori le cui cellule mostravano un'elevata espressione di una proteina di membrana cellulare chiamata TROP2 (Trophoblast Cell Surface Antigen 2) avevano maggiori probabilità di sviluppare metastasi; i pazienti con tumori così caratterizzati erano inoltre più a rischio di avere recidive.. Di norma, negli organi sani, questa proteina regola la proliferazione cellulare e la rigenerazione dei tessuti. Ma nelle cellule tumorali, questo meccanismo viene sfruttato per evadere i trattamenti: le cellule caratterizzate da TROP2 hanno caratteristiche che ricordano le prime fasi dello sviluppo intestinale: possono fungere, cioè, da staminali tumorali, formando una popolazione cellulare con uno stato biologico alterato che dà origine a nuovi tumori e favorisce le metastasi.. Segnali incoraggianti dalle terapie disponibili. Poiché terapie mirate a TROP2 sono già state approvate per altri tipi di tumori, come quello del seno, gli scienziati hanno testato questi farmaci su modelli di tumore del colon-retto metastatico in vitro ottenuti a partire dalle cellule di pazienti e su topi portatori dello stesso tumore. I farmaci, detti anticorpi coniugati perché abbinano un anticorpo capace di riconoscere una proteina specifica a una molecola di farmaco chemioterapico, hanno ridotto in modo importante queste popolazioni cellulari e prolungato la sopravvivenza dei topi affetti da tumore del colon-retto.. Questo tipo di terapia potrebbe dare il massimo vantaggio in abbinamento alle chemioterapie standard che, hanno dimostrato gli autori dello studio, possono incoraggiare lo sviluppo di cellule tumorali che esprimono TROP2. Questo effetto potrebbe essere utilizzato per creare più cellule bersaglio caratterizzate da TROP2 da eliminare in modo massiccio in seguito con farmaci anticorpi coniugati. Anche questa ipotesi è stata confermata nei modelli di tumori e nei topi: la combinazione tra chemio standard e farmaci anticorpi coniugati ha ridotto la crescita tumorale e le metastasi in misura assai maggiore rispetto alle singole terapie..
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