Un “Ponte Verde” tra Europa e Africa

  • Postato il 25 gennaio 2026
  • Ambiente
  • Di Paese Italia Press
  • 2 Visualizzazioni



.

Durante la celebrazione della Giornata Internazionale dell’Educazione istituita dalle Nazioni Unite ( 24 gennaio 2026) ha preso vita una nuova e storica alleanza tra due continenti. Quattro Centri di Educazione Ambientale, con sede in Italia, Malta, Tanzania e Sudafrica, annunciano la firma di un Protocollo d’Intesa Internazionale e il lancio immediato del programma di attività per l’anno 2026.
L’importanza della data
La scelta di annunciare questa partnership il 24 gennaio non è casuale. In un momento in cui l’UNESCO richiama l’attenzione globale sul ruolo cruciale dell’istruzione nella costruzione della pace e dello sviluppo sostenibile, questo Protocollo rappresenta una risposta concreta e operativa. Superando le mere dichiarazioni di intenti, l’accordo istituisce un asse strategico Nord–Sud, capace di connettere le sfide del Mediterraneo con quelle degli ecosistemi africani.
Perché questo Protocollo e il programma 2026 sono fondamentali

  1. Un ponte strategico Nord–Sud (Europa–Africa)
    Il Protocollo rompe l’isolamento geografico creando una connessione diretta tra realtà diverse ma profondamente interconnesse:
    Modello virtuoso: propone una cooperazione autentica tra Nord e Sud del mondo, fondata su uno scambio paritario di saperi, in cui l’esperienza della savana africana arricchisce quella del Mediterraneo e viceversa.
    Cittadinanza globale: l’obiettivo non è solo la tutela ambientale, ma la costruzione di una coscienza planetaria. Gli studenti europei comprendono come le proprie azioni locali siano legate ai processi ambientali in Africa.
  2. Sinergia di competenze uniche
    La forza del Protocollo risiede nell’integrazione delle competenze specifiche di ciascun partner, rendendo il percorso formativo più completo e multidisciplinare:
    Italia (AssoCEA Messina) e Malta (Nature Trust): competenze nella gestione delle aree protette e nell’educazione ambientale territoriale.
    Tanzania (Loliondo Actions): esperienza diretta in riforestazione e coinvolgimento delle comunità locali.
    Sudafrica (Insimbi Legacy): competenze avanzate nella lotta al bracconaggio e nella tutela della fauna selvatica, in particolare dei rinoceronti.
  3. La concretezza del Programma 2026
    Il valore dell’accordo risiede nella sua immediata operatività. Il programma 2026 traduce il Protocollo in azioni misurabili, fondamentali per la valutazione dell’impatto a medio termine:
    Lotta alla desertificazione (17 giugno): mentre in Tanzania e Sudafrica si realizzano interventi di riforestazione contro l’aridità, in Italia e Malta si studiano specie vegetali resistenti alla siccità, offrendo agli studenti una visione comparata dei cambiamenti climatici.
    Tutela del suolo (5 dicembre): dalla teoria alla pratica, attraverso analisi di campioni di terreno e campagne di sensibilizzazione sui “colori della terra”, collegando la protezione dell’habitat del rinoceronte alla prevenzione dell’erosione mediterranea.
  4. Allineamento con l’Agenda 2030
    Il Protocollo si inserisce pienamente negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite:
    Goal 4 – Istruzione di qualità: sviluppo curriculare condiviso, con moduli didattici adattabili ai diversi contesti culturali.
    Goal 17 – Partnership per gli obiettivi: un modello concreto di cooperazione internazionale basata sulla condivisione di risorse e conoscenze.
  5. Il protagonismo delle nuove generazioni
    L’evento previsto per il 2 ottobre 2026 rappresenta un momento simbolico e operativo centrale:
    Con l’iniziativa “Youth Ambassadors for Earth”, i giovani diventano protagonisti attivi, chiamati a proporre soluzioni e visioni per il futuro del pianeta.
    La scelta della data favorisce la partecipazione scolastica in entrambi gli emisferi, garantendo un autentico scambio interculturale.

L'articolo Un “Ponte Verde” tra Europa e Africa proviene da Paese Italia Press.

Autore
Paese Italia Press

Potrebbero anche piacerti