Tuttiquotidiani è completamente gratuito.
Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
In sintesi
Generazione sintesi AI in corso…
Per trent'anni gli astronomi hanno dato la caccia a qualcosa che, secondo la teoria, doveva esistere nella nostra Galassia, ma non lo si trovava. Ora l'hanno scovato nascosto dietro una cortina di polvere interstellare a circa 12.000 anni luce dalla Terra. A individuarlo è stato un gruppo internazionale guidato da ricercatori di Spagna, Paesi Bassi e Argentina.
Si chiama IRAS 18293−0941 ed è un sistema binario formato da una stella calda e massiccia e da un buco nero che le orbita attorno ogni 11,38 giorni. Il buco nero risucchia parte del materiale strappato alla stella e scaglia il resto nello spazio lungo due getti opposti, che viaggiano a tre quarti della velocità della luce. La particolarità del sistema sta nel fatto che i getti puntano quasi dritti verso di noi.. Un mostro cosmico in miniatura
Getti diretti verso la Terra non sono una novità per gli astronomi. Nel cuore di galassie lontanissime, buchi neri supermassicci, miliardi di volte più pesanti del Sole, emettono fasci che ci puntano contro. Questi oggetti, estremamente luminosi e violenti, si chiamano "blazar". Fin dagli anni Novanta i teorici sostengono che lo stesso meccanismo debba funzionare anche su scala ridotta nella Via Lattea e hanno battezzato questi ipotetici sistemi "microblazar".
Nessuno, però, ne aveva mai trovato uno che reggesse a un esame approfondito. IRAS 18293−0941 è il primo. «Tutto ciò che riguarda IRAS 18293−0941 era nascosto», racconta Josep Martí, dell'Università di Jaén e autore principale dello studio. «Si trova dietro una tale quantità di polvere da essere praticamente invisibile nelle normali immagini ottiche. È stato catalogato decenni fa e poi più o meno dimenticato».. Un getto che ci guarda in faccia
Anni di monitoraggio, con il contributo degli osservatori spagnoli di Montsec, Calar Alto e dell'Università di Jaén, hanno mostrato che la luce della stella oscilla leggermente. Quel lieve tremolio ha svelato due cose: il periodo orbitale di 11,38 giorni e il fatto che il sistema ci appare quasi di faccia. Le immagini radio hanno poi rivelato un getto unico, unilaterale, spiegabile solo se è puntato quasi esattamente verso la Terra. Il getto opposto resta invisibile: lo vuole una previsione della teoria della relatività di Einstein.. Grazie alla rete europea VLBI (EVN), un insieme di radiotelescopi distribuiti sul continente che si comporta come un'unica parabola grande migliaia di chilometri, i ricercatori hanno ottenuto immagini ad altissima risoluzione, confermando l'orientamento del getto e la sua provenienza dal sistema stellare. Tra le antenne coinvolte ci sono anche quelle italiane di Medicina e Noto, insieme a Hartebeesthoek (Sudafrica), Irene (Lettonia), Jodrell Bank ed eMERLIN (Regno Unito), Onsala (Svezia), Tianma (Cina), Torun (Polonia), Westerbork (Paesi Bassi) e Yebes (Spagna). Un metodo radio e uno ottico, del tutto indipendenti, hanno dato la stessa risposta.
«È stato il momento in cui il risultato è diventato definitivo», spiega Benito Marcote, del Joint Institute for VLBI ERIC (JIVE), nei Paesi Bassi. Un getto radio isolato, infatti, potrebbe sempre appartenere a una galassia lontana che si trova per caso sulla stessa linea di vista. «La precisione della posizione EVN, insieme a quella della stella nota grazie al satellite Gaia, ha confermato che il getto appartiene al sistema stellare».. Il getto invisibile e la nube colpita
L'altro getto, quello che si allontana da noi, non si vede. Ma non è sparito senza lasciare tracce, e il team ne ha individuato l'impronta. Le immagini profonde del radiotelescopio sudafricano MeerKAT mostrano un'enorme bolla, larga 100 anni luce, attraversata dal getto. All'estremità si trova un nodo compatto e brillante di emissione radio. Nell'urto fra il getto e il mezzo interstellare le particelle vengono accelerate, la polvere si riscalda e l'idrogeno gassoso emette luce.
Proprio in quel punto, osservatori come LHAASO (Cina), HAWC (Messico), HESS (Namibia) e il satellite Fermi hanno rilevato una sorgente di raggi gamma di altissima energia: singoli fotoni che trasportano oltre 100 trilioni di elettronvolt, più di dieci volte l'energia che il Large Hadron Collider fornisce a un singolo protone. Da dove questi oggetti galattici traggano tanta energia è uno dei grandi interrogativi aperti dell'astrofisica moderna.. Un acceleratore di particelle nello Spazio
Il team ha mostrato come i pezzi del puzzle possano combaciare. Il getto trasporta una potenza enorme, pari a mezzo milione di volte l'energia irradiata dal Sole. Là dove colpisce la nube molecolare, accelera i protoni a energie altissime e li fa scontrare con il gas denso.
Dalle collisioni nascono particelle che si disintegrano subito emettendo raggi gamma. «Il motore dell'acceleratore e il bersaglio sono due oggetti diversi, distanti anni luce tra loro», osserva Pedro Luque-Escamilla, dell'Università di Jaén e coautore della ricerca. «Il getto accelera. La nube emette luce».
Per la prima volta abbiamo dunque un analogo dei blazar lontani nel nostro cortile di casa, a conferma di una previsione di trent'anni fa. Si apre così la possibilità di studiare questi sistemi con un dettaglio molto maggiore e di seguirne l'evoluzione su scale temporali umane. Inoltre, l'interazione del getto con il mezzo interstellare, che produce un vero punto caldo, suggerisce che processi di questo tipo possano contare nell'evoluzione della Galassia..
Usiamo cookie tecnici necessari al funzionamento del sito e cookie di analisi (Google Analytics) e marketing. Puoi accettare tutti i cookie, rifiutare quelli opzionali o personalizzare. Per maggiori info: Privacy Policy.