Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Un frammento di legno che diventa cuore, il richiamo a “Pinocchio”: a Cairo lo spettacolo su migranti e accoglienza

  • Postato il 13 maggio 2026
  • 0 Copertina
  • Di Il Vostro Giornale
  • 0 Visualizzazioni
  • 4 min di lettura
Un frammento di legno che diventa cuore, il richiamo a “Pinocchio”: a Cairo lo spettacolo su migranti e accoglienza

La Bottega Solidale di Carcare ha organizzato, per la serata del prossimo 25 maggio, uno spettacolo presso il Teatro “Chebello” di Cairo Montenotte per proporre alla cittadinanza un’occasione di riflessione sul viaggio alla ricerca di un luogo e di una comunità in cui potersi esprimere realmente per quello che si è.

“Storia di un legno che si fa cuore” è il titolo dello spettacolo, presentato da Alberto Calandriello, che comprenderà musica — a cura di Musica Sospesa, un progetto sonoro che si muove tra le pieghe del jazz contemporaneo con contaminazioni tratte dalla musica classica e dalla world music, narrando mondi evocativi che parlano di viaggio, fisico e interiore, di respiro e di trasformazione. La direzione artistica è affidata a Dino Cerruti, contrabbassista jazz e voce, insieme a Simone Sirello e Simone De Gregorio alle chitarre, Eliana Rogai alle tastiere e voce, Veronica Larosa alla voce e Leonardo Saracino alla batteria — insieme a performance di danza, a cura delle ballerine dell’ASD “Atmosfera Danza” di Gabriella Bracco, e a frammenti di teatro sociale, a cura di “Teatro21” e dei suoi fondatori Paolo Scorzoni e Sara Moretti, con la partecipazione dei ragazzi della scuola di Mazara e della classe III dell’Istituto Comprensivo Cortemilia–Saliceto, plesso di Monesiglio.

Lo spettacolo è adatto a tutte le età e il ricavato andrà a sostenere la visita in Val Bormida dei ragazzi e delle ragazze dell’IC Ajello-Borsellino di Mazara del Vallo.

Il progetto dello spettacolo nasce dal naufragio avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 dell’imbarcazione con numerosi migranti e la morte di molti loro, compresi bambini. Da qui il frammento di legno proveniente dall’imbarcazione. È stato questo contatto a richiamare immediatamente la figura di Pinocchio e, di conseguenza, la celebre frase: “Voglio diventare un bambino vero”. Sebbene questa espressione appartenga alla versione Disney e non all’originale di Collodi — che utilizzava il termine «ragazzino perbene» — l’abbiamo scelta per la sua precisione d’intento. Mentre il “perbene” suggerisce un adeguamento a norme esterne e a una forma di obbedienza, il concetto di “vero” si sposta sul piano dell’identità: il diritto di trovare un luogo e una comunità in cui potersi esprimere realmente per quello che si è.

Questa riflessione è stata approfondita attraverso una bibliografia che interroga il mito di Pinocchio da diverse angolazioni. Abbiamo considerato l’analisi estetica di Benedetto Croce, che ne esaltava la vitalità, e lo sguardo di Italo Calvino, che ne sottolineava la struttura narrativa sempre aperta a nuovi significati. Fondamentale è stato il confronto con Giorgio Manganelli: se per lui la trasformazione del burattino in bambino rappresentava la fine della libertà, per un giovane che affronta un lungo viaggio la conquista della stabilità e di una quotidianità riconosciuta non è una sconfitta, ma il raggiungimento di un obiettivo vitale.

A questo si aggiunge la suggestione di Pier Paolo Pasolini nel film Cosa sono le nuvole?, dove il burattino scopre la propria essenza guardando oltre i fili che lo muovono. L’analisi etimologica della parola “vero” sostiene l’intero impianto: la radice indoeuropea wer- rimanda infatti ai concetti di protezione e fiducia. Diventare “veri” significa abitare la propria storia trasformando l’esperienza del viaggio in un’identità solida e rispettata.

“La serata che vi proponiamo accoglie questo complesso percorso di trasformazione, inserendolo in una cornice in cui la musica e la danza operano come linguaggi complementari di una narrazione corale. In questo equilibrio espressivo, la pienezza del significato risiede nell’autenticità del vissuto che i bambini portano sul palco, rendendo la loro presenza il fulcro vitale dell’intera esperienza artistica” affermano gli organizzatori.

“Il passaggio dalla materia inerte alla carne pulsante, dal legno del naufragio al cuore della comunità, si compie nell’istante in cui il vissuto si fa narrazione, permettendo a ogni partecipante di recidere i “fili della marionetta” — intesi come pregiudizio e marginalità — per custodire invece i “fili del cuore”, ovvero quei legami di appartenenza che definiscono l’essere umano nella sua interezza”.

Al progetto hanno collaborato: Associazione “ARCI Noi per Voi – APS” e Associazione “Pippo Vagabondo”, che coinvolgeranno gli studenti di Mazara in attività sportive e laboratori durante il loro soggiorno in Val Bormida; Istituto Comprensivo Ajello-Borsellino di Mazara del Vallo e Istituto Comprensivo Saliceto–Cortemilia, plesso di Monesiglio; Musica Sospesa, Teatro21 e Atmosfera Danza, che animeranno lo spettacolo presso il Teatro Chebello; TPL Linea, che si farà carico dei trasferimenti del gruppo di Mazara tra l’aeroporto di Genova e Cairo Montenotte; la Scuola del Corpo di Polizia Penitenziaria di Cairo Montenotte, presso cui sarà ospitato il gruppo di Mazara; il Comune di Carcare; la Cooperativa Sociale “Esserci”; Officina Acquarello; l’Associazione Sportiva Dilettantistica Ordine del Gheppio; e Anteas Savona, che hanno fornito e forniranno un supporto concreto alle diverse attività del progetto.

Autore
Il Vostro Giornale

Potrebbero anche piacerti