Un enorme campo seminato nella sala più importante di Palazzo Reale. Nico Vascellari a Milano 

In occasione della Milano Art Week 2025, torna a Milano Nico Vascellari con una mostra personale, Pastorale, a cura di Sergio Risaliti, che si sviluppa in un unico progetto site specific nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale.  “Non è un caso e non è strano che, entrato per la prima volta nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, Nico Vascellari abbia pensato a questo titolo”, scrivono Roberto Lacarbonara e Sergio Risaliti. È un chiaro riferimento alla Sesta Sinfonia, intitolata appunto Pastorale, di Ludwig van Beethoven. Il compositore amava passeggiare nei campi e perdersi nella pace dei boschi, proprio come Vascellari, che si sente a casa nelle montagne intorno a Vittorio Veneto e ama camminare lungo i sentieri. “Un titolo che contrasta con le tracce di quanto accaduto a questa sala nel 1943, quando le Cariatidi vennero bombardate. Il tema arcadico, l’idillio, è forse la cosa più lontana dai disastri della guerra. Ma forse la funzione di tale genere di invenzioni letterarie stava proprio in questo: offrire allo spirito umano un rifugio, un’isola felice, per sopravvivere alla violenza della vita e della storia, lontano da intrighi politici e conflitti sociali”. 

La mostra di Vascellari nella Sala delle Cariatidi 

L’esposizione è strettamente legata alla storia di questa Sala, segnata dalla guerra e dai bombardamenti. “Questo è uno dei luoghi insieme più carismatici e più dolorosi di Milano”, afferma Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura di Milano. “Durante la ricostruzione è stata compiuta la scelta di non ridecorarla, ma di lasciarla mutilata, offesa e addolorata dalla sua cicatrice della guerra. Vediamo alcune statue senza le braccia, la volta è solo accennata e non più ornata come un tempo. I luoghi sono custodi della memoria, anche quando è dolorosa. È una riflessione sul tempo, quello che impiegheranno i semi a crescere e ad abitare questo luogo”. “Quando un artista si confronta con la Sala, questa è talmente importante, sotto il profilo storico, simbolico ed emotivo, che può paralizzare”, commenta Domenico Piraina – basti ricordare che nel 1953, si decise di esporre proprio qui Guernica di Pablo Picasso.  Pastorale è altresì strettamente legata al presente e ad una attualità segnata da guerre e divisioni, in cui il rapporto rassicurante con la natura sembra essersi perso. L’immersione nella natura, rappresentata dai boschi in cui è cresciuto, è sempre stata per l’artista una fonte di ispirazione: se la violenza umana, con la sua capacità distruttiva, si infrange contro il potere superiore della natura è in quest’ultima che si possono ritrovare le basi per la rigenerazione e la resistenza

Pastorale, Nico Vascellari, installation view at Palazzo Reale, Milano, 2025. Photo Melania Dalle Grave DSL Studio
Pastorale, Nico Vascellari, installation view at Palazzo Reale, Milano, 2025. Photo Melania Dalle Grave DSL Studio

L’uomo e la natura nella mostra di Vascellari a Milano 

Una scultura meccatronica, di forma cilindrica, domina la scena espositiva, ergendosi sopra un ulteriore plinto cilindrico, in parte nascosto nel terreno che ricopre gran parte del pavimento della Sala. Tutt’intorno un deambulatorio perimetrale consente ai visitatori di percorrere lo spazio circostante. A intervalli regolari, la scultura avvia la propria azione propulsiva: qualcosa, all’improvviso, si muove dal profondo. Dura pochi istanti, per poi deflagrare, liberando dalla superfice del cilindro milioni di minuscole particelle destinate a ricadere nello spazio espositivo. Sono  semi, che irrompono nella sala grazie a questa installazione. Come negli incisi reiterati di Beethoven, anche qui ogni volta il rito si ripete in un crescendo e nel suo successivo diminuendo.
L’atto della disseminazione sprona la rinascita, non solo delle piante, ma dell’intero linguaggio della creazione. Ricorda l’ultima scena di Via col Vento, Tara e il legame con la terra. 

La storia dell’arte nell’opera di Vascellari 

Dov’è finito l’essere umano in questo scenario? Cammina lungo i bordi e il suo ruolo appare marginale, assiste, ma è escluso dal centro di questo nuovo vitalismo indotto dalla macchina. “Nico anticipa quello che ogni artista da oggi non potrà fare a meno di considerare”, commenta Sergio Risaliti, “la rinascita di un nuovo concetto di umanesimo che non metta più al centro l’uomo, ma al contrario ogni creatura vivente, ogni entità, ogni diversità ed ogni elemento alieno all’idea di dominio del superomismo del progresso occidentale. Una forte esigenza e una convinzione profonda e quasi inconscia dell’artista di assumersi un ruolo centrale. Riposizionare non solo sé stesso, ma il linguaggio e l’esperienza dell’arte al centro delle necessità umane, affinché la società possa ritrovare nell’arte gli elementi anticipatori del futuro, per una migliore convivenza con il pianeta”. L’opera dunque parla dell’uomo come di un’assenza; ma Pastorale è anche un modo di intendere un’altra genesi. Vedremo spuntare dalla terra il verde delle piante: infestanti, “dissidenti e situazioniste”, che sfuggono al tentativo di controllo dell’uomo, come sono infestanti la poesia, l’arte e la letteratura. Come spiega Risaliti, l’opera è legata ad alcune grandi iconografie del passato, quali la Primavera di Botticelli – in cui Flora è inseguita da Zefiro perché sono i venti che sprigionano la vita – e Venere e Marte. Venere è il principio della vita, non solo sulla terra, l’unico che può mettere a tacere le forze bellicose e distruttive di Marte, la cui funzione di morte e di violenza si esercita nella prepotenza disumana della guerra.  

Nico Vascellari: tra arte e vita 

L’opera di Vascellari “aggredisce” questo concetto e lo annienta in un luogo che porta con sé i segni della guerra e della violenza. È in questa espressione senza linguaggio che si svolge per Vascellari la manifestazione di una forza, creatrice o distruttrice che sia. La vitalità è forza e quella della natura è superiore ad ogni altra determinazione, che sia scientifica, tecnologica o culturale. La natura ci ha preceduto e sopravviverà sicuramente a tutte le nostre follie. “La vita non è sacra”, commenta l’artista, “lo è solo se proviamo a viverla in un certo modo. Non ha importanza se sopravviveremo o no, tanto prima o poi si deve morire, ma mi piacerebbe vedere come va a finire. L’arte torni ad avere un ruolo principale nella vita. Vale sempre la pena di provare e in questo la vita è sacra”. 

Giulia Bianco 

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L’articolo "Un enorme campo seminato nella sala più importante di Palazzo Reale. Nico Vascellari a Milano " è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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