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Un dolore da trasformare in memoria

  • Postato il 30 settembre 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 3 min di lettura
In sintesi

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Un dolore da trasformare in memoria
Un dolore da trasformare in memoria

Andrea Tempestini se n’è andato a quarant’anni. Questa notizia, così scarna, pesa come una pietra. Non spiega nulla ma dice tutto. Dietro questo fatto terribile c’è un uomo che in redazione appariva - ed era - gentile, dolce, intelligente, profondo. Andrea non era solo il vicedirettore di Libero, responsabile della parte online. Era il volto che incontravi per primo varcando la soglia di via dell’Aprica. Quegli occhi grandi, aperti, attenti. Un sorriso. Uno scambio di idee. Qualche nota personale detta a voce bassa, come si fanno le cose vere. Due anni in quella redazione mi sono bastati per capire che non avevi di fronte soltanto un giornalista colto, flessibile, informato e spiritoso. Avevi di fronte qualcuno ricco di interiorità, capace di riflettere sulle cose e, soprattutto, su chi gli stava intorno.

La sua intelligenza non era mai esibita, urlata, gridata. Era una presenza autorevole e gentile. Sapeva stare nel digitale senza perdere il senso della misura umana. Coordinava, scriveva, pensava strategie, ma restava una persona. Le circostanze della vita sono imperscrutabili. Non c’è cronaca che possa rendere giustizia a questa evidenza.

Non c’è titolo che possa contenere il vuoto lasciato da un collega di quarant’anni che, fino a poco fa, era lì. Dopo queste ore di dolore lacerante, attendiamo quelle della tenerezza. Non perché il dolore passi. Ma perché la tenerezza è l’unica forma tollerabile che il ricordo può ancora assumere. Fortunati noi ad averlo incontrato, non solo sfiorato. Fortunati ad aver ricevuto un sorriso che non era di circostanza, una battuta che non era soltanto mestiere, una presenza che lasciava intendere una vita interiore più vasta di quella che un giornale, per sua natura, può ospitare. Le persone care non sono un dono. Sono un prestito che la natura ci fa e poi ci ritira, senza spiegazioni. Possiamo protestare, possiamo chiedere perché, possiamo restare muti. Possiamo soltanto trasformare il dolore in memoria.

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Autore
Libero Quotidiano

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