Un atteggiamento antinostalgico è l’unica forma di resistenza. Anche nelle opere d’arte
- Postato il 2 aprile 2025
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- Di Artribune
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In una recente intervista con Matt Everitt, Robert Smith dei Cure ha spiegato che il titolo dell’ultimo album della band, Songs of a Lost World deriva dalla sensazione che l’umanità abbia raggiunto il suo picco, in un certo senso, a metà degli anni Settanta, e che da lì in poi abbia iniziato a declinare.
L’atterraggio sulla Luna secondo Robert Smith dei Cure
È partito dal suo ricordo di quando, a dieci anni, assistette all’atterraggio sulla Luna: “Mi sento ancora come quel bambino che guarda la Luna. Sono cresciuto nel glorioso trentennio dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il mondo in cui sono cresciuto diventava migliore ogni giorno. Sembrava essere su una traiettoria verso, e l’atterraggio sulla Luna era parte di questo intero processo. Ho compiuto 16 anni nel 1975, e a quel punto è sembrato che il mondo intero entrasse in stallo, e che abbia da allora abbia compiuto una discesa. Questo è il nucleo… questo è il cuore pulsante dell’album.” Al netto del punto di vista un po’ nostalgico da boomer, le parole del cantante contengono una verità indiscutibile. Cinquant’anni fa, il tempo ha cominciato ad avvitarsi, a ripiegarsi su se stesso. Questo ‘tornare indietro’ è stato spesso interpretato, da chi c’era anche prima, come una regressione drammatica. Philip K. Dick, del resto, se ne era accorto già da alcuni anni, visto che i suoi romanzi principali degli anni Sessanta (come, per esempio, Illusione di potere del 1966, e soprattutto In senso inverso del 1967) contengono metafore piuttosto precise di questa trasformazione profonda nella concezione del tempo, tra ricostruzioni fedeli delle città dell’infanzia e biologie intere che scorrono all’indietro.

La nostalgia secondo Philip K. Dick
La nostalgia – vero asse portante della cultura postmoderna – è dunque il vettore principale di questo processo, ma è anche la sua conseguenza maggiore. La nostalgia come sguardo idealizzante sul passato è generata dalla paura del presente e del futuro, ma a sua volta causa questa paura; più ci siamo assuefatti alla continua ricapitolazione e ipermutazione del già-noto, più abbiamo trovato difficoltoso scoprire e riconoscere e persino apprezzare il nuovo… E così via.
Al punto che, nel momento in cui siamo in grado di individuare benissimo la nostalgia della nostalgia, e la familiarità delle epoche passate non è più qualcosa di esperito direttamente in qualche punto della nostra esistenza ma è del tutto ricostruito, rifatto, allora forse il termine stesso, e il concetto, di “nostalgia” è ormai stretto. Inservibile. Voglio dire che il termine indica ormai qualcosa di molto più ampio e profondo rispetto a ciò che esso designava fino a non molto tempo fa.
La concezione del tempo e l’archeologia
La cosa più urgente non è trovare un termine nuovo, un’altra parola, ma indagare a fondo questo fenomeno – perché esso ha permeato a lungo e permea ogni nostra interpretazione. Un’altra concezione del tempo ha influito infatti sui modi in cui istituiamo i rapporti di causa-effetto, in cui facciamo collegamenti tra gli eventi e tra gli aspetti della realtà. Ancora oggi, siamo convinti di riuscire a penetrare il passato – e invece quello che facciamo è solo archeologia. La nostalgia è il modo in cui una cultura orientata in senso capitalista organizza se stessa, i suoi elementi: tutto, le opere ma anche le epoche, viene ridotto a bene di consumo, a oggetto.
Nostalgia, cultura e realtà
Questa distanza tra noi e l’arte, tra noi e la cultura – una distanza che si è venuta a creare nell’arco di decenni – parte dal modo in cui consideriamo il rapporto tra passato, presente e futuro, si fonda su questa nostra percezione, e si estende al modo in cui costruiamo il rapporto tra noi stesso, la cultura e la realtà. È possibile immaginare un’anti-nostalgia, come pratica concreta di resistenza? Sì, a patto ovviamente di non pretendere la solita ricettina in 5 o 10 punti, pronta per essere applicata senza sforzo. Qualunque idea di approccio anti-nostalgico non può prescindere dalla considerazione del contesto attuale, così come è e non come qualcuno vorrebbe che fosse. Il contesto attuale (con i suoi conflitti, le sue contraddizioni, le sue disuguaglianze) è stato quasi interamente plasmato dalla nostalgia inteso come rifiuto della realtà, negazione del trauma storico che evidentemente c’è stato, si è verificato proprio lì, in quel punto, mezzo secolo fa, quando Robert Smith compiva 16 anni, e Dick si convinceva definitivamente che il mondo reale fosse solo un’apparenza fantasmatica.
Christian Caliandro
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L’articolo "Un atteggiamento antinostalgico è l’unica forma di resistenza. Anche nelle opere d’arte" è apparso per la prima volta su Artribune®.