16 pittori britannici emergenti in mostra in uno storico palazzo di Roma
- Postato il 3 aprile 2025
- Arti Visive
- Di Artribune
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Stella lucente: così il poeta inglese John Keats aveva definito la città di Roma in una poesia scritta nel 1820, un anno prima di morire. Il fascino delle rovine, la luce mediterranea, l’atmosfera avvolgente, colpivano da tempo gli intellettuali stranieri che arrivavano nella città eterna tra Sette e Ottocento, come tappa principale del Gran Tour. Questa attrazione fatale ha ispirato Bright Star, la mostra collettiva curata dallo Studio Geuna alla galleria Mattia De Luca, fino al 12 aprile, nell’ambito del progetto DL Projects, che riunisce sedici pittori emergenti, protagonisti della nuova scena artistica britannica. Come mai solo pittori? “La pittura, con la sua capacità di condensare emozioni e concetti in immagini potenti, permette un dialogo diretto con la storia dell’arte, un aspetto particolarmente significativo per la mostra, considerando che si svolge in una città come Roma” sottolinea Elena Geuna.
Alla galleria Mattia De Luca la pittura per esprimere messaggi universali
Allestita in maniera impeccabile nelle tre sale della galleria, la rassegna da conto della sensibilità delle nuove generazioni verso questa pratica, che viene veicolata per esprimere messaggi colti attraverso sensibilità diverse. “La figurazione ha la straordinaria capacità di dare vita a tematiche universali, come la memoria, il desiderio, la natura e l’identità” aggiunge la curatrice. Nella prima sala domina il tema dell’identità, che viene affermata nel corpo nudo protagonista di Untitled (2024), l’opera di Kuzdzanai-Violet Hwami, e frammentata con gruppi di persone nude, con rimandi al tema dei bagnanti caro a Cézanne, in Ethereal Bleeding (2023) di George Rouy e Lichety Splitz (2020) di Flora Yukhnovich. Mentre, in Ways of Seeing 013 (2024) di Sang Woo Kim il soggetto viene evocato da piccoli dettagli, come accade in Hibiscus Colour Study (Yellow,P) (2024) di Alvaro Barrington.









A Roma mitologia e paesaggio nelle opere dei giovani pittori inglesi
La seconda sala ospita una decina di dipinti di dimensioni diverse, legati prevalentemente a temi mitologici rivisitati attraverso suggestioni surreali e oniriche, come in Eclipse (2024) di Sholto Blisset, una delle opere più suggestive dell’intera mostra, dove un paesaggio marino viene illuminato da una luce particolare, che riecheggia i toni caldi e sospesi di alcuni capolavori di Claude Lorrain. Lo sguardo rivolto alla riattivazione della storia dell’arte appartiene anche a Host (2021) di Louise Giovanelli e a Spring, sorrow (2024) di Poppy Jones, dipinto ad olio su pelle scamosciata, che dialoga con la delicatezza di The Corner 011 (2024) di Sang Woo Kim. Il paesaggio nella sua accezione più larga è protagonista dei 4 dipinti esposti nella terza sala: se le tele di Aaron Ford esplorano la dimensione maniacale, della pittura iperrealista a vedute di sapore romantico, per Lydia Blakeley invece la forza risiede nei dettagli di una serra di piante grasse in Co-creation (2024) e sull’efficacia del processo di schedatura, Legacy/Legendary (2024).
16 artisti giovano ma già titolati
Tutti giovani, ma già titolati. “Molti di loro sono stati coinvolti in mostre di rilievo, come Mixing It Up alla Hayward Gallery nel 2021, e sono riconosciuti come figure emergenti della nuova generazione della pittura inglese. Per noi, l’attenzione a una generazione giovane non è solo una questione anagrafica, ma un elemento chiave nella curatela della mostra” conclude Elena Geuna, titolare dello studio curatoriale che ha portato a Roma una mostra di indubbia qualità, che apre lo sguardo su una delle scene più dinamiche dell’arte contemporanea internazionale.
Per saperne di più
Ludovico Pratesi
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