Tutela dei minori, al via la class action contro Meta e TikTok. Tutti i guai di Zuckerberg: rischio maximulta in Europa e risarcimenti in Usa
- Postato il 14 maggio 2026
- Diritti
- Di Il Fatto Quotidiano
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Si apre oggi, 14 maggio, al tribunale civile di Milano la prima class action in Europa contro i social network Meta e TikTok, per i possibili danni ai minori. Per la seconda volta le piattaforme hanno provato a rinviare l’udienza: richiesta accolta a febbraio, negata il 12 maggio con la conferma della data d’apertura. Non è la grana peggiore per Meta. Il 4 maggio lo Stato americano del New Mexico ha chiesto sanzioni da 3,7 miliardi di dollari contro il gigante, per la mancata tutela dei più giovani: pari al risarcimento imposto con la sentenza civile del 24 marzo, 375 milioni, moltiplicato per dieci volte. In Europa, intanto, sul colosso di Mark Zuckerberg pendono 5 indagini della Commissione europea. Il rischio è di pagare il salasso: per ciascun procedimento, fino al 6 per cento del fatturato. I ricavi di Meta nel 2025 hanno superato i 200 miliardi, a livello globale. Dunque la stangata potrebbe arrivare a 12 miliardi moltiplicati per 5: circa 60 miliardi. Ma è solo un’ipotesi contabile, considerando la “variabile Trump”: cosa direbbe il presidente americano se Bruxelles minacciasse di picchiare duro la multinazionale americana?
La class action italiana
Il ricorso giudiziario contro Meta e TikTok è stato depositato nel luglio 2025, promosso dal Moige (Movimento Italiano Genitori) e dallo studio legale torinese Ambrosio & Commodo. All’iniziativa hanno aderito l’Associazione nazionale famiglie numerose (Anfn) e l’Associazione italiana genitori (Age). Al giudice chiedono di imporre ai social network tre obblighi, nel nome della salute dei bambini. Il primo: verificare l’età degli utenti e rispettare il divieto d’accesso per i minori di 14 anni. Il secondo obbligo: modificare l’algoritmo ed eliminare strategie in grado di alimentare dipendenza. Infine, informare gli utenti sui possibili danni per la salute, come i produttori di farmaci, tabacco e alcol.
Lo studio legale e le associazioni sostenitrici della class action stimano in 3,5 milioni i bambini i tra i 7 e i 14 anni che frequentano le piattaforme di Meta e TikTok, in violazione del divieto. Considerando i genitori, le persone coinvolte sono circa 10 milioni. Cosa succederà dopo l’udienza del 14 maggio? Il giudice potrebbe concedere tempo per altri approfondimenti, consentendo alle parti la consegna di ulteriori memorie. In caso contrario, la sentenza potrebbe arrivare tra pochi giorni o alcune settimane. Se le richieste fossero accolte, il giudice stabilirà i tempi per garantire alle piattaforme la òpossibilità di adeguarsi. “Noi chiederemo la chiusura degli account di tutti gli italiani, per consentire la riapertura solo a chi presenta il documento d’identità con età superiore almeno ai 14 anni”, dice a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Stefano Bertone. Non è l’unica soluzione plausibile. Qualora il ricorso fosse accolto, il giudice potrebbe ordinare la verifica dell’età attraverso un’ente terzo, come già previsto dal Decreto Caivano per gli utenti dei siti porno.
In ogni caso, per i social network i grattacapi potrebbero essere all’inizio. “Dopo la class action, avvieremo cause civili individuali chiedendo risarcimenti per i danni inflitti agli adolescenti, ci sono casi di suicidi”, avvisa l’avvocato Bertone. È già accaduto in America, il 24 marzo, con il risarcimento imposto dal tribunale di Los Angeles a Meta e Google, per i danni inflitti ad una giovane donna al tempo minorenne. TikTok si è sfilata dal processo californiano a pochi giorni dall’inizio, con un accordo extragiudiziale. Al tribunale di Milano invece ha depositato una memoria difensiva con una linea chiara: “In conclusione, anche laddove si volesse ipotizzare l’esistenza di un danno, questo non sarebbe comunque imputabile alle piattaforme, ma esclusivamente ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale”. In America, invece, il tribunale del New Mexico chiede alle piattaforme di garantire sicurezza per i minori.
Il caso Nuovo Messico
Dopo la condanna del 25 marzo (in tandem con la sentenza californiana) ora si è aperta in Nuovo Messico la seconda fase del processo contro Meta. Nella prima, il colosso è stato condannato a pagare risarcimenti per 375 milioni di dollari, per non aver tutelato i minori dai rischi degli abusi sessuali. Il 4 maggio lo stato del Nuovo Messico ha chiesto ufficialmente di dichiarare Meta una minaccia per la salute pubblica, invocando sanzioni per 3,7 miliardi di dollari. Il procuratore che ha condotto l’inchiesta, Raúl Torrez, ha firmato un comunicato di fuoco il 30 aprile: “Meta sta dimostrando al mondo quanto poco le importi della sicurezza dei bambini. Il rifiuto di rispettare le leggi che tutelano i nostri figli dice tutto ciò che c’è da sapere su questa azienda e sul carattere dei suoi dirigenti. Sappiamo che Meta ha la capacità di apportare questi cambiamenti. Per anni l’azienda ha riscritto le proprie regole, riprogettato i suoi prodotti e persino ceduto alle richieste dei dittatori per preservare l’accesso al mercato. Non si tratta di capacità tecnologiche. Meta si rifiuta semplicemente di anteporre la sicurezza dei bambini al coinvolgimento, ai ricavi pubblicitari e al profitto“.
Nella seconda fase del processo, privo di giuria, il Nuovo Messico chiede al tribunale di imporre a Meta misure per la sicurezza dei minori, proprio come i ricorrenti della class action italiana. I provvedimenti invocati sono in parte simili: un’efficace verifica dell’età per impedire agli adulti di spacciarsi per minorenni; algoritmi improntati alla salute dei minori senza rischi di alimentare dipendenza; restrizioni sulla crittografia end-to-end per i minori al fine di impedire ai predatori di operare in segreto; informazioni ben visibili sui rischi per la salute degli utenti. Ma anche divieti permanenti per gli adulti coinvolti nello sfruttamento minorile. Resta agli atti la testimonianza di Vaishnavi Jayakumar, ex responsabile della sicurezza e del benessere di Instagram: “Si potevano accumulare 16 violazioni per prostituzione e adescamento sessuale e, alla 17esima violazione, l’account veniva sospeso (…) secondo qualsiasi parametro del settore, una soglia di rischio molto, molto alta”.
Il rischio della stangata in Europa
Anche la Commissione europea ha criticato il colosso di Zuckerberg, con le conclusioni preliminari dell’indagine a carico di Facebook e Instagram sulla tutela dei minori. Secondo l’esecutivo Ue, la valutazione di Meta sui pericoli per i più giovani sarebbe “incompleta e arbitraria”. Il colosso avrebbe sottovalutato le probabilità di eludere l’asticella dei 13 anni con un’autodichiarazione, malgrado “un’ampia mole di prove provenienti da tutta l’Unione Europea”. La strigliata è arrivata dalla Commisaria Henna Virkkunnen: “Instagram e Facebook stanno facendo ben poco per impedire ai bambini di accedere ai loro servizi”.
La Commissione europea ha aperto 5 indagini su Meta. Oltre i due fascicoli sui minori, Bruxelles indaga su Facebook e Instagram anche per le possibili influenze sull’integrità delle elezioni. Un altro procedimento riguarda Whatsapp, per la possibile violazione delle regole sulla concorrenza. Il rischio è la stangata da decine di miliardi, sulla carta. Per ora, conferma la Commissione a ilfattoquotidiano.it, “siamo nella fase dei rilievi preliminari, mentre le eventuali sanzioni vengono discusse nella fase di inadempienza: il nostro obiettivo è sempre il rispetto della Digital service act”.
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