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Trump vuole il capo delle arti marziali come portavoce. E spunta un retroscena: l’ipotesi è che abbia sbagliato persona

  • Postato il 8 novembre 2026
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Trump vuole il capo delle arti marziali come portavoce. E spunta un retroscena: l’ipotesi è che abbia sbagliato persona

Donald Trump cerca un portavoce per la Casa Bianca. Gli sarebbe stato suggerito il nome di Dana W. White, già responsabile della comunicazione del Pentagono. Ma il presidente avrebbe capito Dana White, il suo amico ex pugile, a capo dell’organizzazione di arti marziali miste Ufc. E gli avrebbe offerto pubblicamente l’incarico. Un clamoroso scambio di persona ai vertici degli Stati Uniti, seguito da un tentativo di rimediare all’errore? Potrebbe essere questa l’ultima incredibile storia che arriva dalla Casa Bianca. La versione circola sui social e su alcune testate americane. Non è confermata, ma quella ufficiale non è meno surreale.

Sabato 7 novembre, alle 13.40 ora di Washington, Trump annuncia su Truth Social di aver offerto il posto di portavoce al “grande Dana White, un combattente e guerriero violento”. Il Tycoon pubblica le foto di sei lottatori, chiedendo che diventino suoi assistenti. “Abbiamo bisogno di queste persone per difenderci dalla sinistra folle”, scrive. E conclude: “Dana, ti prego, accetta l’incarico!”. In meno di mezz’ora, alle 14.10, la stampa pubblica la notizia del rifiuto di White, proveniente da una fonte informata. Un collaboratore della Casa Bianca ha invece sostenuto che quello di Trump fosse tutto uno scherzo.

E l’altra Dana White? Dana W. White si occupa da anni di comunicazione istituzionale: ha lavorato alla campagna presidenziale di John McCain nel 2008 e durante la prima amministrazione Trump è stata assistente del segretario alla Difesa per gli Affari pubblici. L’ipotesi che il presidente abbia confuso i due omonimi viene rilanciata dal settimanale New York Magazine, che si domanda se qualcuno dello staff avesse suggerito l’ex portavoce del Pentagono e Trump avesse frainteso. Altri dettagli arrivano dal profilo X dello chef Joseph “Joe” Gera, cuoco e imprenditore della ristorazione di Pittsburgh. Non è la prima volta che rivendica informazioni riservate sulla politica di Washington grazie a una presunta rete di conoscenze costruita lavorando in ristoranti, alberghi e servizi di catering frequentati da personaggi pubblici. Dal suo profilo @redhotnerd, sostiene stavolta di aver sentito un contatto nelle cucine della Casa Bianca.

“Era la Dana White sbagliata”, scrive Gera. Secondo la sua ricostruzione, giovedì l’allora capo di gabinetto Susie Wiles avrebbe proposto al presidente Dana W. White, ricevendo da Trump una risposta entusiasta. Ma l’indomani Wiles viene silurata dal presidente e sostituita con Stephen Miller, il controverso artefice della linea dura sull’immigrazione. È qui che, secondo Gera, sarebbe nato il pasticcio: con Wiles fuori dalla Casa Bianca, nessuno avrebbe chiarito l’equivoco al presidente, che sabato avrebbe tirato dritto offrendo l’incarico al Dana White sbagliato. Da lì la corsa ai ripari, scrive ancora Gera. Trump avrebbe cercato di negare o almeno di ottenere un immediato rifiuto dal presidente dell’Ufc, magari offrendogli un altro incarico. Gera parla di sei fonti, senza identificarle.

Intanto il Dana White dell’Ufc non ha confermato pubblicamente il rifiuto riportato dalla stampa in tempi record. Da Londra, dove partecipava a un evento di boxe, ha annunciato che incontrerà Trump lunedì 9 novembre alla Casa Bianca. A chi gli domandava dell’eventuale incarico ha risposto: “Ho già molti lavori”. E su Instagram ha pubblicato una sua foto dietro il podio della sala stampa presidenziale, con la scritta “Verso il prossimo capitolo”. Secondo il Washington Post, l’immagine sarebbe stata creata o modificata con l’intelligenza artificiale. Sullo sfondo, l’unica cosa certa: la Casa Bianca è ancora senza portavoce, dopo l’uscita di Karoline Leavitt e i soli cinque giorni trascorsi nell’incarico da Katie Zacharia. Le speculazioni sullo scambio di persona restano tutte da dimostrare. Ma anche prendendo per buona la versione ufficiale, l’America non ha di che rallegrarsi: il presidente avrebbe offerto uno degli incarichi più delicati a un organizzatore di incontri di arti marziali, chiedendogli di portarsi dietro sei lottatori per difendere la Casa Bianca dalla “sinistra folle”.

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Il Fatto Quotidiano

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