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Trump si allontana da Netanyahu? Le mosse su Turchia e Libano fanno tremare Israele

  • Postato il 9 luglio 2026
  • Di Panorama
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Trump si allontana da Netanyahu? Le mosse su Turchia e Libano fanno tremare Israele

Il vertice Nato di Ankara ha messo (nuovamente) in luce il rapporto complesso che intercorre tra la Casa Bianca e Israele.

Mercoledì, Donald Trump ha detto di ritenere che lo Stato ebraico si sarebbe ritirato dal Libano. “Ne ho parlato con Bibi. Penso che lo faranno. Penso che lo vogliano. Vanno d’accordo con il Libano, stanno firmando accordi con il Libano”, ha dichiarato. Parole, quelle del presidente americano, che sono state smentite oggi dal ministro della Difesa israeliano, Israel Katz. “Come io e il primo ministro Benjamin Netanyahu abbiamo chiarito, continueremo a rimanere nella zona di sicurezza in Libano e ad agire da lì, se necessario, finché Hezbollah non sarà disarmato in tutto il Libano e la minaccia per gli abitanti del nord non sarà eliminata”, ha affermato.

Ma non è tutto. Nel corso del summit di Ankara, Trump ha notevolmente rafforzato la propria sponda con Recep Tayyip Erdogan, irritando lo Stato ebraico. Il presidente americano ha annunciato che gli Stati Uniti rimuoveranno la Siria dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo: una mossa che, se da una parte preoccupa Israele, dall’altra fa felice il sultano (non dimentichiamo che l’attuale regime di Damasco è storicamente spalleggiato dalla Turchia).

Era invece martedì, quando Trump ha reso noto di voler revocare le sanzioni che, nel 2020, Washington aveva imposto alla Turchia, dopo che quest’ultima aveva acquistato sistemi di difesa aerei russi S-400. Si tratta del primo passo per l’eventuale vendita al governo di Ankara dei caccia F-35. Per ora, Trump si è detto indeciso sulla possibilità di compiere un simile passo. Tuttavia, la revoca delle sanzioni va esattamente in questa direzione. Il che preoccupa non poco lo Stato ebraico.

Non a caso, nei giorni scorsi, Benjamin Netanyahu ha chiesto all’inquilino della Casa Bianca di scongiurare la vendita dei caccia ad Ankara, sostenendo che “la Turchia nutre ambizioni aggressive”. “Ieri Bibi ha detto cose dure sulla Turchia e su Erdogan. E io ho detto, sapete, ho parlato con Netanyahu. Ho detto che Erdogan avrebbe potuto entrare in guerra perché non gli piace molto Israele, e non gli piace molto Bibi, e non ci è andato grazie a me”, ha affermato, dal canto suo, Trump. Del resto, sempre ieri, è saltata all’improvviso una visita che il capo del Pentagono, Pete Hegseth, avrebbe dovuto effettuare in Israele, per parlare con lo stesso Netanyahu. Non è ancora chiaro il motivo della cancellazione del viaggio, ma si sospetta che possa essere legato alle tensioni sugli F-35.

A fronte di questi attriti, bisognerà capire come si strutturerà il rapporto tra il presidente americano e il premier israeliano alla luce delle nuove fibrillazioni militari tra Washington e Teheran. In particolare, ilTimes of Israel ha riportato che “l’Idf ha innalzato il livello di prontezza operativa in tutti i settori, mantenendo preparati sia la difesa che l’offensiva”. Che Netanyahu abbia sempre mal digerito il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, non è una novità. Oltre a sentirsi marginalizzato e sotto pressione interna, il premier israeliano non si fida di Teheran, temendone tanto il programma nucleare quanto quello balistico. Vedremo nei prossimi giorni se Trump e Netanyahu torneranno a giocare di sponda o se, invece, il loro rapporto continuerà a rivelarsi traballante.

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Panorama

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