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Trump-Nato, il rapporto è ai minimi storici: così gli Alleati pagano il dissenso sull’Iran e prendono le distanze dagli Usa

  • Postato il 25 aprile 2026
  • Mondo
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Trump-Nato, il rapporto è ai minimi storici: così gli Alleati pagano il dissenso sull’Iran e prendono le distanze dagli Usa

Da una parte le minacce di Donald Trump, che ha iniziato insistendo su un maggiore impegno degli Alleati fino a esplicitare l’intenzione di uscire dalla Nato. Dall’altra, le reazioni che arrivano dall’Europa, con l’Italia e la Spagna che rifiutano la concessioni delle basi per gli attacchi in Medio Oriente, mentre i membri Nato mantengono una solida freddezza nei confronti dall’ipotesi di coinvolgimento nel conflitto a Teheran.

Sono solo alcuni dei più significativi e recenti tasselli che segnano il percorso, sempre più accidentato, tra Donald Trump e l’Alleanza Atlantica. L’ultimo elemento di potenziale scontro, che rientra nella stessa cornice, segna un futuro passaggio chiave: secondo quanto scrive la tedesca Dpa, la Nato prevede infatti di modernizzare la sua flotta di aerei da ricognizione Awacs ma non si affiderà più a velivoli di fabbricazione statunitense. Se solo un anno fa si dava per scontato che il produttore statunitense Boeing avrebbe ottenuto l’appalto per la costruzione dei nuovi aerei da ricognizione, ora le fonti sostengono che in futuro verranno usati aerei del produttore canadese Bombardier, equipaggiati con il sistema di ricognizione e allerta precoce GlobalEye dell’azienda svedese di difesa Saab. L’ordine dovrebbe comprendere fino a 12 velivoli Global 6000 o Global 6500, per un valore di diversi miliardi di euro. La notizia arriva nel giorno in cui, peraltro, Wall Street Journal e New York Times svelano, attraverso indiscrezioni e fonti che arrivano direttamente dalla Difesa Usa, che gli Stati Uniti hanno consumato le loro scorte di armi da guerra da quando è iniziato il conflitto contro Teheran, spendendo circa un miliardo di dollari al mese e rendendo più labile la capacità di difesa da eventuali attacchi di Cina e Russia. Inoltre, per reintegrare le armi usate nel conflitto, serviranno sei anni. Il tutto mentre Washington chiede aiuto anche alle case automobilistiche per rinforzare la produzione bellica, come ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Che gli alleati europei cerchino una maggiore autonomia dagli Stati Uniti è stato comprovato anche in occasione della Conferenza sulla navigazione marittima che si è tenuta a Parigi per favorire al termine del conflitto la riapertura dello Stretto di Hormuz – al centro della crisi energetica globale a causa del traffico marittimo bloccato. Un incontro che a Trump non sembra essere andato giù: “Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz si è risolta (aveva detto, anche se la sua dichiarazione non poggiava e non poggia tuttora su alcuna svolta concreta, ndr), ho ricevuto una telefonata dalla Nato in cui” gli alleati “mi chiedevano se avessimo bisogno di aiuto. Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano semplicemente riempire le loro navi di petrolio”. Al vertice all’Eliseo oltre a Meloni hanno partecipato alcuni membri dell’Alleanza, fra i quali il cancelliere tedesco Merz, il padrone di casa, il presidente francese Emmanuel Macron, e il primo ministro britannico Keir Starmer. Per Parigi e Londra la missione deve nascere senza il coinvolgimento dei Paesi protagonisti del conflitto. Meloni invece ha parlato di un “coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali”, mentre Merz è stato più esplicito: è “auspicabile” che anche gli americani partecipino. E questa è stata l’unica sfumatura, decisamente significativa, emersa dalle dichiarazioni dei leader al termine del summit. Merz ha anticipato che l’esercito tedesco è a disposizione, e ha aggiunto che servirà “una solida base giuridica, per esempio, sotto forma di una risoluzione del consiglio di sicurezza” dell’Onu. Un altro organismo sovranazionale che da tempo è nel mirino del tycoon, accusato di spendere “parole vuote” e di “incoraggiare l’invasione” dei migranti illegali. In questo caso il suo tentativo di sostituzione ha preso forma con la creazione del Board of Peace, ente per la ricostruzione di Gaza che ha promosso come alternativa alle Nazioni Unite. Prevede che i Paesi che desiderano diventare membri permanenti paghino un miliardo di dollari, una cifra che ha suscitato critiche e il timore che l’organizzazione possa trasformarsi proprio in una sorta di versione “a pagamento” del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Ma può Trump decidere unilateralmente di abbandonare l’Alleanza privandola del tassello fondamentale che da solo rappresenta più del 60% della spesa militare complessiva? Le cose in realtà sono abbastanza articolate, soprattutto da quando esiste una legge – varata durante l’era Biden e denominata legge “anti Trump” – che complica non di poco questa eventualità. Il provvedimento, voluto da Rubio, include una clausola che prevede che il presidente non possa sospendere o ritirare gli Stati Uniti dal Trattato Nord Atlantico senza il voto dei due terzi del Senato o una legge specifica del Congresso. Un controllo parlamentare che di fatto depotenzia le velleità isolazioniste in campo militare di Trump, soprattutto in vista delle prossime elezioni di medio termine che potrebbero sovvertire gli equilibri del Congresso. Dall’altra parte, l’uscita Usa dalla Nato sarebbe soprattutto un colpo per l’Unione europea, che per settant’anni ha delegato la propria sicurezza agli americani, “soci di maggioranza” di una Nato che è essenzialmente un progetto americano nato per garantire la stabilità di un continente che aveva già trascinato gli Stati Uniti in due guerre mondiali.

Per quanto, sotto il profilo pragmatico, non siano all’orizzonte elementi reali per la rottura dall’Alleanza, si aggiunge un altro tassello al clima di scontro. Una mail del Pentagono, rivelata da Reuters, ipotizza due pesanti ritorsioni: la sospensione della Spagna dall’appartenenza alla Nato per il mancato sostegno alle operazioni americane in Iran, mentre verrebbe rivista la posizione degli Stati Uniti sulle rivendicazioni britanniche delle isole Falkland. Nella mail vengono dettagliate una serie di opzioni per colpire gli alleati e si sottolinea la frustrazione americana per la riluttanza o il rifiuto di concedere agli Stati Uniti diritti di accesso, di base e di sorvolo per la guerra in Iran. Secondo quanto emerso, nella e-mail si definisce il cosiddetto ‘Abo’ (Access, Basing, Overflight, cioè i diritti di accesso, stazionamento in basi e sorvolo che gli Stati Uniti hanno chiesto agli Alleati per le operazioni belliche in corso con l’Iran) “il livello minimo in assoluto per la Nato”. Tra le opzioni contemplate nella mail, poi, figura la sospensione dei paesi ‘difficili’ da incarichi importanti o prestigiosi presso l’Alleanza.

Il messaggio non suggerisce che gli Stati Uniti procedano in direzione di un’uscita dall’Alleanza o verso la chiusura di basi in Europa, ma non si sa se preveda un ritiro parziale delle forze statunitensi dal continente. “Come ha affermato il presidente Trump, nonostante tutto ciò che gli Usa hanno fatto per i nostri alleati della Nato, loro non ci sono stati vicini – ha dichiarato l’addetto stampa del Pentagono Kingsley Wilson ha risposto -. Il dipartimento della Guerra farà in modo che il Presidente disponga di opzioni credibili per garantire che i nostri alleati non siano più una tigre di carta, ma che facciano invece la loro parte. Non abbiamo ulteriori commenti su eventuali deliberazioni interne a riguardo”. Un funzionario della Difesa, riassumendo il contenuto del messaggio mail, ha poi aggiunto che “le opzioni politiche delineate nell’e-mail avrebbero lo scopo di inviare un segnale forte agli alleati della Nato con l’obiettivo di ‘diminuire il senso di pretesa degli europei‘”.

L’opzione di sospendere la Spagna dall’alleanza – afferma la mail – avrebbe da una parte un effetto limitato sulle operazioni militari statunitensi, dall’altra un impatto simbolico significativo. Allo stesso tempo, però, nonostante le tensioni, le autorità della difesa Usa mantengono attivi i programmi operativi nel Paese iberico. Gli Stati Uniti hanno infatti assegnato un contratto quadro fino a 100 milioni di dollari a sei imprese, con sede tra Siviglia e Cadice, per manutenzione e ammodernamento della base navale di Rota di uso congiunto e per altre installazioni Nato in Spagna e Portogallo, secondo fonti del Dipartimento della Difesa e Navfac Europe Africa Central, riferite da media iberici. Nel frattempo, sulle indiscrezioni arrivate dal Pentagono, Sanchez non si sbilancia e si attiene solo agli “atti formali”.

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