Trump-Leone XIV: ecco come potrebbe evolversi il rapporto tra il presidente Usa e il Papa
- Postato il 2 maggio 2026
- Di Panorama
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Nuove tensioni in vista tra Casa Bianca e Santa Sede? Leone XIV ha nominato monsignor Evelio Menjivar-Ayala vescovo di Wheeling-Charleston, in West Virginia. Parliamo di un prelato che, alla fine degli anni ’80, lasciò, da adolescente, El Salvador per sfuggire alla guerra civile. Entrò quindi illegalmente negli Stati Uniti nel 1990, ottenendo, poche settimane dopo, la protezione umanitaria e, successivamente, un visto. La cittadinanza l’ha infine acquisita una ventina di anni fa. Se già dal punto di vista meramente biografico non appare granché in linea con le idee di Donald Trump sull’immigrazione, Ayala, l’anno scorso, ha anche firmato un articolo critico nei confronti delle politiche migratorie condotte dall’attuale amministrazione statunitense, accusando quest’ultima di attuare «operazioni di dubbia legalità».
Ovviamente, la nomina di Ayala non è passata inosservata. Ed è stata letta come una stoccata del pontefice nei confronti della Casa Bianca. Non dimentichiamo che, il mese scorso, si erano registrate delle tensioni tra Washington e la Santa Sede. Il presidente americano aveva inizialmente accusato Leone di «debolezza» su crimine e politica estera, mentre il papa aveva replicato di «non avere paura dell’amministrazione Trump». Tuttavia, dopo qualche giorno, entrambi avevano, in qualche modo, gettato acqua sul fuoco, cercando di smorzare la tensione. Una tensione che, adesso, con la nomina di Ayala, potrebbe tornare a crescere.
Il punto vero va comunque al di là dei rapporti tra Trump e Leone. Del resto, gli attriti sull’immigrazione tra l’attuale presidente americano e i vescovi non sono nuovi. Tralasciando il primo mandato di Trump, a novembre scorso, la Conferenza episcopale statunitense criticò la stretta migratoria della Casa Bianca. La questione è strutturale. Innanzitutto, va tenuto presente che una parte considerevole degli immigrati irregolari negli Usa è latinoamericana e, quindi, spesso cattolica: non a caso, circa un quinto delle persone che rischiano l’espulsione dagli Stati Uniti appartiene alla Chiesa di Roma.
Emerge, in secondo luogo, un tema di natura socioeconomica. Secondo un’analisi del National Catholic Register, i colletti blu statunitensi sarebbero sempre più freddi nei confronti delle chiese istituzionali, tanto quella cattolica quanto quelle protestanti, considerandole legate a classi sociali più elevate della loro. Effettivamente, stando a quest’analisi, l’ondata di conversioni cattoliche, negli Usa, riguarderebbero principalmente i colletti bianchi. La classe operaia della Rust Belt starebbe quindi sviluppando una sorta di sentimento anti-establishment in salsa religiosa non poi così dissimile da quello che si registrò, nel XIX secolo, ai tempi della rivoluzione jacksoniana.
Trump, che ha fatto della lotta agli immigrati irregolari uno dei suoi cavalli di battaglia alle elezioni del 2024, ha conquistato il voto operaio proprio facendo leva su un tema: quello del ribasso salariale di cui l’immigrazione clandestina è spesso foriera. Ciononostante, l’attuale presidente vinse nettamente il voto cattolico quell’anno, sfruttando soprattutto l’impopolarità dell’amministrazione Biden (e specialmente di Kamala Harris) tra gli americani appartenenti alla Chiesa di Roma. È comunque chiaro come, sul fronte migratorio, la linea di frattura tra Trump e i vescovi sia profonda. Questo poi non significa che una tale tensione si ripercuota direttamente sull’elettorato. Secondo un sondaggio di Fox News, a fine aprile il sostegno cattolico per il presidente è aumentato di tre punti rispetto a marzo. Inoltre, alcuni dati raccolti dal Pew Research Center suggeriscono che i cattolici bianchi restano in maggioranza con un Trump che avrebbe invece maggiori difficoltà con quelli ispanici.
Partendo da questo quadro, è chiaro come non sia facile trovare un punto di incontro tra la Casa Bianca e i vescovi sulla questione migratoria. Chi, nel Partito repubblicano, sarà chiamato a cercare di trovare una soluzione sarà probabilmente JD Vance che, oltre a essere cattolico, è anche espressione politico-elettorale del mondo operaio della Rust Belt. La questione è del resto delicata, soprattutto in vista delle primarie presidenziali repubblicane del 2028. D’altronde, un punto di caduta è difficile, ma non impossibile, da trovare. I repubblicani potrebbero fissare come priorità quella di espellere i clandestini con precedenti penali. Ma i vescovi statunitensi, dall’altra parte, non dovrebbero ignorare, sul tema migratorio, il malessere di un mondo, quello operario, che sconta gli impatti sociali ed economici dell’immigrazione irregolare. È sulla ricerca di questo eventuale equilibrio che si giocherà il futuro dei rapporti tra l’amministrazione Trump e la conferenza episcopale americana.