Trento, 70 professori su 87 boicottano le gite scolastiche: “Non siamo più disposti a lavorare senza un riconoscimento”
- Postato il 13 ottobre 2026
- Scuola
- Di Il Fatto Quotidiano
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Al liceo scientifico Galilei di Trento scoppia il conflitto tra docenti e amministrazione scolastica. La stragrande maggioranza dei professori, ben 70 su 87, ha deciso di astenersi dall'accompagnare gli studenti nelle gite scolastiche come forma di protesta. La ragione della contestazione riguarda il mancato riconoscimento economico e normativo per le attività extracurricolari, evidenziando il crescente malcontento nel corpo docente italiano circa le condizioni lavorative e la sottovalutazione professionale.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Stop ai viaggi d’istruzione. A scegliere di boicottare le gite sono i professori del noto liceo scientifico “Galilei” di Trento: settanta docenti su ottantasette hanno scelto di non mettersi a disposizione per accompagnare gli studenti nelle visite in Italia e all’estero. Una protesta affinché si prenda in considerazione la questione del salario (più basso dei colleghi di Bolzano) e del lavoro sommerso ovvero tutto ciò che dev’essere fatto di là delle ore in classe (viaggi d’istruzione compresi).
A Trento sono passati dalle parole ai fatti per dar vita a una battaglia che anche ilfattoquotidiano.it sta portando avanti con la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” e la petizione che chiede proprio un adeguamento degli stipendi alle medie europee. Al “Galilei” i primi insegnanti ad alzare la voce ma Raffaele Meo, segretario provinciale della Flc Cgil ci assicura che anche in altre scuole c’è fermento e presto il fronte di chi impedirà le gite potrebbe allargarsi. Qualcuno potrà pensare che a rimetterci siano proprio gli studenti, ma il sindacato e i professori che stanno dando vita a questa manifestazione hanno la risposta pronta: “Il bersaglio non sono i ragazzi ma far capire che oggi tutto quello che è fuori dall’aula non viene conteggiato. Tutto questo serve a dimostrare che il lavoro dell’insegnante non può esser dato per scontato; le persone non sono più disposte a lavorare senza un riconoscimento”.
Una decisione sofferta per i docenti del Galilei ma necessaria per recuperare una coscienza di categoria. I maestri e i professori trentini hanno “copiato” l’esempio di Bolzano dove lo “sciopero delle gite” promosso dai docenti del gruppo spontaneo “Bildung am Abgrund” per tutto l’anno scolastico 2025/26 – e rilanciato per il 2026/27 – ha dato i primi frutti a livello contrattuale. La differenza tra Bolzano e Trento, oggi – secondo la Flc Cgil – è di 8/9mila euro lordi l’anno per gli insegnanti e cinquemila per gli Ata. Rispetto al resto d’Italia, lo stipendio di un docente di scuola secondaria di primo o secondo grado a metà carriera è di circa tremila euro ma il caro vita da quelle parti si fa sentire. “Qui c’è il grande problema della casa, il mercato immobiliare è dopato dalla presenza universitaria e anche la spesa – sottolinea il sindacalista – costa molto di più”.
A sostenere la scelta dei docenti c’è anche Monica Bolognani, segretaria provinciale della Cisl Scuola che precisa da subito a ilfattoquotidiano.it: “Non amo parlare di boicottaggio delle gite. Non è corretto. I viaggi d’istruzione sono sempre stati un’attività extra scolastica alla quale il docente aveva diritto di partecipare o meno. In questo momento storico hanno scelto di esercitare questo diritto”. Bolognani ci tiene a precisare che sono aperte anche le consuete vie sindacali all’Apran, l’Agenzia provinciale per la rappresentanza negoziale. Intanto, l’assessora provinciale all’Istruzione, Francesca Gerosa (Fdi), in queste ore in viaggio istituzionale a Stoccolma fa sapere attraverso un’intervista al quotidiano “L’Adige” che “boicottare le gite non è la strada giusta. Questa posizione finisce per danneggiare i nostri ragazzi. Ho già chiesto di fare una comparazione dei contratti tra Trento e Bolzano, però tendenzialmente ci sediamo a un tavolo quando il dialogo è sereno e costruttivo, non perché vengono fatti dei ricatti”.
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