Trasformarsi (e trasformare) per sopravvivere. Intervista allo scultore e designer Tadeáš Podracký
- Postato il 24 aprile 2026
- Design
- Di Artribune
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Tadeáš Podracký (Repubblica Ceca, 1989) si muove nello spazio fluido tra scultura e design, unendo artigianato a tecnologie sperimentali, finzione e funzione, natura e creazione creando oggetti che appaiono come se fossero cresciuti nel tempo o emersi dalla terra attraverso un rituale. Durante la Milano Design Week 2026 presenta, nell’ambito di una mostra prodotta da 5 Vie e ospitata presso le Cavallerizze, in Via Olona, tre nuove lampade scolpite in legno massello, una sospesa e due da terra. Ispirate al momento in cui un seme si apre e germoglia, hanno corpi allungati che sembrano crescere sotto una pressione interna, in equilibrio tra tensioni verticali e orizzontali. Le forme appaiono fragili ma possiedono forza strutturale, mentre la luce non si limita a decorare l’oggetto: lo abita.
Accanto alle lampade, alcune sculture della stessa serie esplorano l’ibridazione sia come tema sia come metodo, prendendo spunto dalla forma di un organo riproduttivo umano, usato simbolicamente come seme, ed evolvendosi in un organismo che ricorda una versione mutata dell’albero Sorbus sudetica. Questa rara specie ibrida cresce sui monti della Boemia settentrionale ed è sopravvissuta per quasi 20mila anni grazie alla sua capacità di adattamento. I pezzi realizzati da Podracký possono essere visti come corpi germinativi, potenziali inizi dello stesso organismo in cui le superfici emergono attraverso lunghi processi di intaglio, ceratura, patinatura e infusione di pigmenti. Tecniche che non sono utilizzate a scopo decorativo, ma come graduale trasformazione del materiale stesso, il legno. Lo sbiancamento chimico combinato con cera e pigmenti produce superfici pallide, simili a ossa, che conservano sottili tracce di colore e vita.
Intervista allo scultore e designer Tadeáš Podracký
Raccontaci in breve il tuo percorso.
Sono uno scultore che lavora tra due mondi, quello delle belle arti e quello del design da collezione. Molte delle mie opere hanno una dimensione funzionale, ma nello stesso tempo sono oggetti scultorei. Ho studiato all’Accademia di Arti, Architettura e Design di Praga (UMPRUM) e conseguito un master in Design Contestuale alla Design Academy di Eindhoven. Oggi mi dedico principalmente alla mia attività indipendente, collaborando con gallerie internazionali ed esponendo in importanti fiere di design da collezione, tra cui Design Miami e TEFAF, la FOG Design+Art e Art Cologne. Accanto alla mia attività artistica, lavoro anche in ambito accademico: dirigo il laboratorio Concept / Object / Meaning presso UMPRUM, dove insegno a studenti di laurea triennale e magistrale.
Da dove trai ispirazione per la tua ricerca? Quali sono i tuoi principali ambiti di interesse?
La mia ricerca a lungo termine ruota attorno ai concetti di metamorfosi, ibridazione e trasformazione. Non si tratta semplicemente di argomenti, ma di principi che permeano tutta la mia pratica. Sono idee che emergono a diversi livelli: nei processi artigianali che utilizzo, nei materiali e anche nei sistemi culturali, sociali e naturali. Recentemente mi sono dedicato allo studio della Sorbus sudetica. Ciò che mi affascina di quest’albero non è solo la sua rarità, ma anche la particolare condizione biologica: la specie si riproduce asessualmente ed esiste principalmente come un singolo individuo geneticamente suddiviso in circa 150 cloni, condizione che, si stima, l’abbia fatto sopravvivere per quasi 20mila anni. In questo contesto, la Sorbus sudetica diventa per me un modello concettuale per riflettere su persistenza, adattamento e resilienza. L’albero sopravvive grazie alla stabilità di una forma ibrida capace di mantenersi per lunghi periodi di tempo.
Lo scultore e designer Tadeáš Podracký alla Milano Design Week 2026
Alla Design Week presenti il progetto Before the Shape Appears, ce ne parleresti?
L’installazione riunisce un gruppo di oggetti scultorei e luminosi che sviluppano i temi legati a Sorbus sudetica. Il titolo si riferisce al momento in cui la forma è ancora in fase di emersione: uno stato a metà strada tra crescita, mutazione e trasformazione. Le opere appaiono infatti come organismi che stanno ancora sviluppando la loro struttura definitiva. Nell’installazione, gli oggetti funzionano come frammenti di un ecosistema speculativo. Alcune opere ricordano semi, altri corpi che si dividono, crescono o mutano. Gli elementi luminosi agiscono come energia biologica interna, illuminando le strutture ed enfatizzandone le qualità organiche. Insieme formano una sorta di paesaggio in cui i corpi scultorei appaiono sospesi tra crescita naturale e costruzione artificiale.
Il tuo lavoro si colloca tra arte, design e artigianato. Come è nata questa scelta e perché?
Per me questa posizione si è sviluppata in modo del tutto naturale. Ho una formazione da scultore, ma la mia pratica è sempre stata profondamente legata ai processi artigianali e alla sperimentazione sui materiali. Mi interessa come vengono realizzati gli oggetti e come l’abilità manuale influenzi la forma finale. Allo stesso tempo, mi interessa il loro ruolo culturale: come funzionano nella vita quotidiana e come veicolano significati simbolici.
Temi e prospettive nell’opera di Tadeáš Podracký
Qual è il rapporto tra naturale e artificiale nelle tue creazioni? Quale quello tra forma e funzione?
Molte delle mie sculture appaiono organiche o biologiche, ma sono il risultato di processi artigianali e tecnologici estremamente controllati. Mi interessa come i materiali artificiali e i processi umani possano imitare o reinterpretare le forme di crescita naturali. Allo stesso modo, il rapporto tra forma e funzione nel mio lavoro è spesso ambiguo. Alcuni oggetti fungono da elementi di illuminazione o da mobili, ma le loro forme rimangono scultoree e aperte all’interpretazione, cosa che permette loro di operare simultaneamente in contesti diversi: come strumenti, come manufatti e come organismi speculativi.
Passiamo dal presente al futuro. Qual è la tua opinione sulle nuove tecnologie? E quali i messaggi urgenti per il design di domani?
Credo che le nuove tecnologie stiano aprendo possibilità completamente nuove al modo in cui concepiamo la creazione di oggetti. Ciò che più mi interessa è il dialogo tra strumenti digitali e conoscenze artigianali tradizionali. La modellazione digitale, la lavorazione CNC o la stampa 3D ci permettono di esplorare forme che sarebbero molto difficili da realizzare a mano. Allo stesso tempo, la conoscenza insita nell’artigianato manuale rimane essenziale. Per me il futuro del design risiede proprio in questo territorio ibrido, dove si incontrano i processi digitali e l’intelligenza materica della mano. In un’epoca di instabilità ecologica e rapido sviluppo tecnologico, credo che designer e artisti dovrebbero concentrarsi meno sulla produzione di un’infinità di nuovi oggetti e più sullo sviluppo di relazioni profonde con materiali, processi ed ecosistemi. La sfida per il futuro non è solo l’innovazione, ma la capacità di creare oggetti che portino con sé memoria, significato e responsabilità nei confronti degli ambienti in cui esistono.
Giulia Mura
Tadeáš Podracký, “Before the shape appear”
dal 20 al 26 Aprile 2026
dalle 10:30 alle 20:00
5VIE Headquarter, Le Cavallerizze, Via Olona 4
@5vie_milano
@tadeaspodracky
L’articolo "Trasformarsi (e trasformare) per sopravvivere. Intervista allo scultore e designer Tadeáš Podracký" è apparso per la prima volta su Artribune®.