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Tragedia di Vibo Marina, il dolore di papà Valentino e l’addio a Domenico Campana

  • Postato il 24 agosto 2026
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Tragedia di Vibo Marina, il dolore di papà Valentino e l’addio a Domenico Campana

Il Quotidiano del Sud
Tragedia di Vibo Marina, il dolore di papà Valentino e l’addio a Domenico Campana

La tragedia di Vibo Marina, l’ultimo selfie prima del buio: il dolore di papà Valentino Campana per la perdita di Domenico. «Un ragazzo d’oro»


VIBO VALENTIA – Un ragazzo nel fiore della giovinezza, il riflesso dorato del sole che si nasconde lentamente dietro l’orizzonte del mare, e un sorriso sereno rivolto all’obiettivo. Quello scatto, un selfie catturato negli ultimi istanti di luce, avrebbe dovuto essere il sigillo felice di tre giorni di vacanza spensierata tra amici. Ma quell’istantanea non è mai avvenuta.

Per Domenico Campana, 26enne di Mirto Crosia, la mini vacanza nel Vibonese lo ha strappato, proprio sul finire della stessa, ai suoi sogni e all’abbraccio della sua famiglia, il 14 agosto scorso nelle acque di Vibo Marina. «È come vivere in un sogno, siamo ancora completamente storditi e frastornati da questa notizia», confessa il padre, Valentino Campana, con una voce che trema per il dolore ma che ritrova fermezza quando invoca giustizia per il figlio.

«Nostro figlio non c’è più»: la premonizione e l’allarme automatico dell’iPhone

Il dramma, com’è ormai noto, si consuma intorno alle 19:20. A chilometri di distanza, a Mirto Crosia, la vita dei genitori di Domenico cambia per sempre in modo quasi irreale. Non è una voce umana a spezzare il silenzio, ma il segnale acustico di uno smartphone. L’iPhone di Domenico, avendo rilevato la violenza dell’impatto, fa partire in automatico un messaggio SOS salvavita, inviando le precise coordinate geografiche della collisione al padre, alla madre, alla sorella e ai servizi di emergenza del 118: «Quando è arrivato quel messaggio, mi è crollato tutto il mondo addosso», sussurra Valentino, ricordando il brivido di una premonizione immediata e straziante.

«Ho sentito subito dentro di me che non era una cosa normale. Ho guardato mia moglie e le ho detto subito, senza esitare: nostro figlio non c’è più». Purtroppo, quel tragico sesto senso non si sbagliava. L’allarme inviato dal telefono viene captato anche da un medico e un infermiere che si trovano casualmente nelle vicinanze. I due sanitari si precipitano sul posto in pochissimi istanti, ma le ferite alla testa riportate da Domenico sono troppo profonde. Il ragazzo perde conoscenza immediatamente e spira poco dopo l’arrivo in ospedale.

Più maturo della sua età: il sogno spezzato di un B&B a Mirto

Chiunque conoscesse Domenico lo definiva un ragazzo straordinario: «Un ragazzo d’oro – ricorda il papà con orgoglio infinito – che in ventisei anni non mi ha mai dato un solo dispiacere». Lavorava come dipendente per un’azienda, ma custodiva un sogno limpido: mettersi in proprio. «Nei primi giorni di settembre dovevamo muoverci concretamente, stavamo già cercando una casa per avviare un’attività nostra, un B&B proprio qui a Mirto». Un progetto di vita che ora è sfumato per sempre nel silenzio.

Domenico era un giovane di poche parole, ma ogni sua parola aveva un peso. Dimostrava una maturità superiore alla sua età anagrafica, tanto da essere diventato il punto di riferimento e il custode della sicurezza dei suoi amici. I coetanei dicevano spesso ai genitori: «Vado con Domenico», perché sapevano che se c’era lui alla guida non si correvano rischi: non fumava e non toccava un goccio di alcol se doveva riportare la comitiva a casa la sera. Inoltre, amava profondamente il mare e sapeva governare le barche fin da quando aveva sei anni, dimostrando una destrezza che superava persino quella di chi possedeva una regolare patente nautica.

La trappola del destino e la gelida assenza di rimorso

La tragedia è stata anche il frutto di una tragica catena di coincidenze. Il gruppo di amici avrebbe voluto fare l’escursione in barca il giorno precedente, ma non vi erano imbarcazioni disponibili. Così, prima di rimettersi in viaggio verso casa, hanno caricato i bagagli in auto, posizionato l’ombrellone sulla spiaggia e noleggiato quel piccolo natante per godersi un’ultima ora in mare e scattare la foto ricordo. Poi, lo scontro fatale con il motoscafo di un noto professionista, un chirurgo orale e impiantologo originario del Vibonese, oggi iscritto nel registro degli indagati per omicidio stradale.

La forza della giustizia e l’appello di un padre

Mentre nel salone di casa la madre di Domenico suggerisce dolcemente al marito i dettagli per comporre un ritratto fedele di quel figlio tanto amato, la famiglia Campana stringe i denti e si affida alla legge: «Abbiamo piena fiducia nella Procura della Repubblica di Vibo Valentia e nella capitaneria di Porto – commenta ancora Valentino – sappiamo che stanno conducendo le indagini in modo estremamente minuzioso e vogliamo ringraziare tutti coloro che stanno dimostrando solidarietà con una particolare attenzione ai cittadini di Vibo e tutti quelli che si stanno spedendo con testimonianze dirette per far luce sulla vicenda».

Ma la ferita resta aperta, enorme, e il padre lancia un appello finale affinché il sacrificio di suo figlio non cada nell’oblio: «Ormai Domenico non ce lo porterà più nessuno, purtroppo. Ma vogliamo che la verità venga scolpita sulla pietra della giustizia».

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Tragedia di Vibo Marina, il dolore di papà Valentino e l’addio a Domenico Campana

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