Ticket sui farmaci, la Basilicata è la più cara d’Italia
- Postato il 30 agosto 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Ticket sui farmaci, la Basilicata è la più cara d’Italia
La Basilicata è la regione più cara d’Italia con l’introduzione del ticket sui farmaci: beffato chi compra un solo medicinale. Scontro in maggioranza: Azione definisce il provvedimento inadeguato e chiede un confronto con l’assessore alla sanità
L’introduzione del ticket sui farmaci inserisce a tutti gli effetti la Basilicata tra le regioni dove la sanità è ormai tra le più onerose d’Italia. Un rincaro che pesa come un macigno sui cittadini, costretti a pagare una nuova tassa sulla salute senza che a questo sforzo corrisponda un superamento delle gravi carenze strutturali che storicamente penalizzano la rete assistenziale lucana. Un aggravio di spesa per i cittadini lucani che anche sul fronte politico, dopo le accuse dell’opposizione, sembra provocare tensioni anche tra le fila della maggioranza.
A provocare il terremoto lucano, è la delibera della giunta regionale di introdurre una quota di compartecipazione da 2,50 euro a ricetta sulla farmaceutica convenzionata. La misura prevede un mese di transizione tecnica a partire dal primo settembre, per entrare pienamente in vigore dal primo ottobre 2026. L’intervento, pensato per contenere la spesa pubblica, esenta totalmente le fasce vulnerabili ed i soggetti fragili lucani. Il provvedimento ha immediatamente riacceso i malumori tra i cittadini, sollevando un polverone politico e sociale attorno alla gestione della sanità lucana. L’introduzione di questo balzello interrompe una lunga tradizione di gratuità relativa e costringe la Basilicata a fare i conti con un quadro nazionale estremamente frammentato.
TARIFFE DIVERSE IN TUTTA ITALIA
Allargando lo sguardo oltre i confini regionali, si nota come l’Italia della sanità viaggi a velocità e tariffe radicalmente diverse. Da un lato ci sono territori virtuosi o a ticket zero, come il Piemonte, la Toscana, le Marche, l’Umbria e la Sardegna, dove i medicinali essenziali e salvavita di “fascia A” rimangono totalmente gratuiti per i non esenti. Dall’altro lato, la maggior parte delle amministrazioni ha scelto di tassare la singola confezione, con la Lombardia, il Veneto e la vicina Puglia ancorate a una quota standard di due euro a scatola. In questo scenario la scelta della Basilicata si inserisce in modo anomalo, posizionandosi su un binario intermedio che nasconde un profondo paradosso economico e strutturale.
Il meccanismo lucano prevede infatti un costo fisso di 2,50 euro applicato all’intera prescrizione medica, indipendentemente dal numero di scatole ritirate, stabilendo un tetto massimo di spesa per ricetta che coincide esattamente con l’importo del ticket. Questa impostazione si rivela competitiva e persino conveniente nel confronto nazionale se il medico prescrive il numero massimo di confezioni consentite per singola ricetta. In questo caso specifico, l’impatto del ticket viene ammortizzato e diluito su più scatole, rendendo la spesa complessiva inferiore rispetto a quella richiesta in Emilia-Romagna o in Puglia, dove i contatori delle confezioni si sommano progressivamente.
BEFFATO CHI ACQUISTA UN SOLO FARMACO
La situazione si ribalta drammaticamente, trasformandosi nella formula più antieconomica d’Italia, quando il cittadino si trova nella necessità di ritirare una sola confezione, magari di un farmaco generico o di fascia bassa dal costo di listino irrisorio. Poiché la quota fissa da 2,50 euro scatta anche per un solo medicinale prescritto, l’impatto economico sul singolo pezzo diventa il più oneroso del Paese.
Nelle regioni dove il ticket è legato al valore del farmaco, come l’Abruzzo o il Lazio, la spesa minima parte infatti da cinquanta centesimi o un euro, mentre nelle realtà a quota fissa per confezione si resta fermi alla soglia dei due euro. Il sistema lucano, a causa della sua intrinseca rigidità basata sulla ricetta, finisce così per penalizzare l’acquisto singolo e occasionale di medicinali a basso costo, gravando in modo sproporzionato sui pazienti che non soffrono di patologie croniche ma che necessitano di terapie temporanee o di farmaci equivalenti.
Fino a poche settimane fa, lo stesso assessore regionale alla sanità Cosimo Latronico, all’indomani dei dati pubblicati dall’Aifa, rivendicava l’appropriatezza della gestione sanitaria, attaccando duramente l’opposizione e dichiarava: «Ci sorprende la critica ossessivamente distruttiva del consigliere Vizziello, che oggi scopre dati contabili ampiamente illustrati e condivisi nelle sedi istituzionali». Quindi, incalzava «La sanità lucana continua e continuerà ad operare per tutelare la centralità della persona, respingendo letture parziali e allarmismi che rischiano solo di generare ansia e disorientamento nei cittadini».
TENSIONI ALL’INTERNO DELLA MAGGIORANZA
Ma, alla luce dell’introduzione del ticket, tensioni sembrano sorgere anche all’interno della maggioranza, con Azione Basilicata – che nel Consiglio regionale conta sul presidente dell’Assemblea, Marcello Pittella, e sul capogruppo Nicola Morea, attraverso una nota chiarisce che «il ticket appare un deterrente inappropriato, che devia dalla reale esigenza di una programmazione sanitaria coerente che chiediamo con forza. A fronte di una situazione di difficoltà economica della sanità, invitiamo l’assessore ad aprirsi al confronto».
Per quanto riguarda le esenzioni, la delibera di giunta individua un elenco tassativo di soggetti protetti, ricalcato sulle macrocategorie del Sistema Tessera Sanitaria. Tra gli esclusi dal pagamento del ticket figurano i pazienti oncologici, i malati cronici o rari, gli invalidi civili e di guerra, oltre ai titolari dei codici di esenzione per reddito da E01 a E05, inclusi disoccupati e pensionati al minimo. Una rete di protezione sociale che tenta di arginare l’impatto sui più deboli, ma che lascia scoperta una vastissima platea di contribuenti medi.
ATTESE MOBILITAZIONI
La tensione sociale resta altissima, dunque, e si sposta ora sul piano della mobilitazione di piazza e del confronto istituzionale. Lunedì 31 agosto, infatti, in concomitanza con la conferenza stampa ufficiale convocata dall’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico presso le sale del Palazzo della Regione, le sigle sindacali confederali Cgil, Cisl e Uil, assieme ai sindacati dei pensionati, daranno vita a un agguerrito flash mob di protesta proprio davanti ai palazzi del potere lucano.
A tutela dei cittadini si registra anche l’intervento di Tiziana Silletti, Garante regionale del diritto alla salute, che ha espresso una posizione netta: «sostenibilità ed equità devono procedere insieme» e che «ogni intervento di compartecipazione alla spesa deve essere valutato anche rispetto alla sua incidenza sulle persone economicamente e socialmente più vulnerabili». Pur riconoscendo le esigenze di bilancio, Silletti ha sottolineato che «anche un importo apparentemente contenuto può assumere un peso diverso a seconda delle condizioni economiche, dell’età e della frequenza con cui una persona necessita di farmaci». La Garante ha confermato di aver già avviato un primo confronto con l’assessore Latronico per valutare gli effetti del provvedimento.
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