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Tibet e Nepal, la tragedia non è finita: oltre 2.000 dispersi e due nuovi bacini che potrebbero cedere

  • Postato il 28 agosto 2026
  • Cronaca
  • Di Blitz
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In sintesi

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Tibet e Nepal, la tragedia non è finita: oltre 2.000 dispersi e due nuovi bacini che potrebbero cedere

Un’enorme massa di ghiaccio e roccia si è staccata in Tibet, provocando una delle più drammatiche catastrofi naturali degli ultimi anni nell’area himalayana. Per comprendere le dimensioni dell’evento basta immaginare di riempire di ghiaccio la Basilica di San Pietro, il Duomo di Milano, quello di Bari, la Cattedrale di Palermo, Santa Maria Novella a Firenze, San Marco a Venezia, la Chiesa del Santo a Padova, la Torre di Pisa e la Mole Antonelliana di Torino, per poi farli precipitare insieme lungo un pendio di almeno tremila metri. Il volume complessivo dei monumenti non arriverebbe al milione di metri cubi, mentre la massa del ghiacciaio potrebbe aver raggiunto i dieci milioni di metri cubi.

Inizialmente si pensava che fosse stato un terremoto a provocare la rottura del ghiacciaio. I geologi hanno però cambiato ricostruzione: sarebbe stato il crollo stesso a generare una scossa, registrata dai sismografi con una magnitudo di 5,2 gradi della scala Richter. L’enorme massa precipitata a valle ha infatti scosso il fondovalle, producendo onde d’urto percepite a grande distanza.

Dispersi e distruzione lungo la strada per Kathmandu

Il bilancio della tragedia resta ancora difficile da definire. Le agenzie di viaggio hanno segnalato turisti stranieri che non rispondono al telefono o che non hanno raggiunto le destinazioni previste. I dispersi erano inizialmente 466, poi il numero è salito a 540, tra cui tre italiani. Le autorità di Nepal e Cina parlano complessivamente di oltre 2.000 dispersi, tra cui 644 cittadini stranierie. Sono quasi 500, al momento, i morti.

La strada che collega il valico di confine con la Cina a Kathmandu è stata distrutta per circa quaranta chilometri. Il ghiacciaio crollato si trovava in territorio cinese, ad almeno venti chilometri dalla dogana. Considerando anche il tratto devastato dall’inondazione, l’area colpita si estende quindi per decine di chilometri. Automobili, camion, abitazioni e interi villaggi sono stati travolti dall’acqua e dal fango.

I soccorsi tra fango, detriti e condizioni estreme

Il paesaggio dopo il passaggio dell’ondata è quasi irriconoscibile. Il fiume continua a scorrere impetuoso e carico di fango, mentre sulle montagne è rimasta una gigantesca cicatrice marrone, alta in alcuni punti tra i 10 e i 15 metri. Sotto tonnellate di detriti potrebbero trovarsi corpi, automobili e abitazioni.

Per i soccorritori la situazione è estremamente complessa. I mezzi pesanti per rimuovere il terreno sono pochi e raggiungere il cuore dell’area colpita rimane quasi impossibile. Gli elicotteri devono affrontare un lungo volo da Kathmandu e possono restare sul posto per meno di un’ora. Nonostante i rischi, continuano a operare per individuare superstiti e portare aiuto.

Tra le storie che arrivano dalla zona c’è quella di un ragazzino rimasto intrappolato sul tetto di un palazzo di cinque piani. L’edificio ha resistito alla forza dell’acqua e il giovane è riuscito a salvarsi. Un elicottero lo ha individuato e un soccorritore gli ha dato la mano, permettendogli di raggiungere il mezzo passando dalla ringhiera del terrazzo.

Il pericolo dei nuovi laghi e di altre inondazioni

La tragedia potrebbe però non essere finita. La valanga ha infatti modificato profondamente l’orografia della zona e ha creato due nuovi laghi, uno in Nepal e uno in Tibet. Entrambi potrebbero cedere improvvisamente, provocando nuove inondazioni.

Entro sabato, secondo le autorità, tre milioni di metri cubi d’acqua potrebbero accumularsi in un lago situato a monte della dogana di Gyirong, già spazzata via dalla catastrofe. Il bacino potrebbe raggiungere la massima capacità nei giorni successivi, con il rischio di una nuova ondata qualora cedesse improvvisamente.

Anche il Nepal monitora una situazione analoga. I detriti stanno trattenendo acqua, fango e alberi, aumentando la pressione nella valle. È stato quindi lanciato un primo allarme alla popolazione che vive nelle zone più basse, invitandola ad allontanarsi dal letto del fiume e a raggiungere aree più elevate. Alcune squadre hanno già interrotto le ricerche dei cadaveri per motivi di sicurezza. La Natura, nella valle devastata, continua così a rappresentare la minaccia più grande.

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Autore
Blitz

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