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Ti ricordi… Alessandro Simonetta, meteora della Roma famoso grazie a Football Manager: “Io non sapevo nemmeno di essere nel gioco”

  • Postato il 12 giugno 2026
  • Calcio
  • Di Il Fatto Quotidiano
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  • 5 min di lettura
Ti ricordi… Alessandro Simonetta, meteora della Roma famoso grazie a Football Manager: “Io non sapevo nemmeno di essere nel gioco”

Il calcio dà. I soldi certo, e poi la fama, la gratitudine delle persone, la riconoscibilità. Ad imperitura memoria, quest’ultima, se hai regalato trionfi, coppe, vittorie, gol. E se non l’hai fatto nella vita reale pure. Già, perché Alessandro Simonetta non lo troverete tra i pluriscudettati di tutti i tempi, non lo troverete come capocannoniere e vincitore di più Champions, non troverete traccia di storie torbide di carte false e pratiche losche e fraudolente messe in campo per assicurarsene il cartellino: eppure tutto ciò è accaduto. Ha vinto più scudetti Alessandro, con più squadre e nella stessa stagione. Ha vinto più Champions, alla stessa maniera. Spesso a sua insaputa.

E se oggi si palesa su un social viene preso d’assalto da chi ne ha beneficiato, da chi non potrà mai dimenticare quanto a dato: tutti i giocatori di Football Manager 2004. “In realtà io avevo solo chiesto se qualcuno sapesse restaurare una foto” dice Alessandro, che in effetti aveva solo postato una foto di un vecchio ritiro della Roma in cui ci sono lui, un altro ragazzo delle giovanili della Roma, Fabrizio Grillo… e Francesco Totti. La foto gliel’hanno restaurata, ma prima di tutto gli hanno reso grazie per i campionati vinti nel popolare gioco manageriale “Al quale peraltro non ho mai giocato” racconta Alessandro.

Oggi è un assistente capo in Polizia Penitenziaria, ma all’epoca (parliamo del 2004) era un promettente attaccante della Primavera giallorossa: “In foto ero in ritiro in Austria con Capello: c’erano Totti, Cassano che era poco più grande di me, Emerson. Ricordo che in quel ritiro prima di un amichevole, giusto per non farmi sentire la tensione, Capello mi disse ‘Guarda domani giochi titolare, stai tranquillo, fai quello che sei abituato a fare in Primavera’, credo fosse contro il Genk la gara, o il Gent non ricordo bene”.

Un sogno, per un ragazzino: “Sì, chiaro: già solo guardare quello che faceva Totti in allenamento era pazzesco. Poi un giorno prima di RomaReal Madrid io ero a scuola, vengono a chiamarmi in classe ‘Simonetta, devi venire in presidenza‘… ovviamente un ragazzetto delle superiori che pensa in questi caso ‘Eccallà, ho fatto qualcosa e m’hanno beccato‘ e invece no, mi volevano al telefono ed era Bruno Conti che mi informava che sarei andato in panchina contro il Real. Finì 3 a 0 per loro, ma che emozione”. Esordio in giallorosso sognato, ma mai arrivato: “Mi ruppi il perone, andai in prestito: ad Arezzo trovai Conte e Sarri, due allenatori diversissimi ma già allora bravissimi. Antonio era già un martello, sì, ma sempre positivo, mister Maurizio invece maniaco della tattica”.

E poi una carriera che si sviluppa tra Serie C e Serie D. Nel gioco invece è un’altra cosa: “In realtà – racconta Alessandro molto divertito – io non sapevo nemmeno di esistere in un gioco manageriale, figuriamoci. Poi è capitato nei social, quattro o cinque anni fa, di scrivere qualcosa ed essere preso d’assalto da questi che dicevano ‘Eri fortissimo, ‘Mi hai fatto vincere tutto’ facendo scatenare una miriade di ricordi. E ovviamente da un lato mi sono molto divertito, dall’altro mi ha fatto piacere. Io ci ho anche scherzato: ad un ragazzo che mi elencava gol e vittorie di trofei ho commentato ‘E pensa che non ci ho nemmeno mai giocato‘”. Con lui diventavano fenomeni Alessio Cerci “Che forte lo era davvero” racconta Alessandro, e poi Stefano Okaka, Leandro Greco: “Che poi sono gli amici che mi restano nel mondo del calcio: anche Daniele De Rossi, con cui ogni tanto mi sento ancora”.

Bomber micidiale e iridato dei giochi manageriali, bomber di provincia nella realtà: “Ho smesso l’anno scorso però, ora mi dedico solo al lavoro e alla famiglia e non ho rimpianti: mi prendo la carriera che ho fatto e va bene così”. Alla fine il calcio, seppur virtuale, gli ha dato ciò che promette a pochi: l’immortalità. Non quella degli stadi pieni o delle bacheche stracolme di trofei, ma quella più curiosa e imprevedibile. Per migliaia di appassionati di Football Manager, Alessandro Simonetta resta ancora oggi uno degli attaccanti più forti di sempre. E poco importa se quei gol non sono mai stati segnati davvero. Finisce così, con un sorriso e nessun rimpianto, la storia del bomber bilaterale.

Da un lato la vita vera, fatta di polvere in Serie C, spogliatoi di provincia e la concretezza di un lavoro sicuro nello Stato. Dall’altro la gloria eterna di un algoritmo che aveva visto lungo, regalandogli un posto nell’Olimpo dei “fenomeni che potevano essere”. Bruno Conti lo chiamò in presidenza per portarlo in panchina contro il Real Madrid; il destino lo ha portato un po’ più lontano. Ma se vi capita di passare su un vecchio forum di appassionati, non dite che Simonetta non ha vinto il Pallone d’Oro: vi risponderanno che nel 2004, con lui davanti, la Champions l’ha alzata pure chi partiva dalla C2.

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Il Fatto Quotidiano

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