Terra dei Fuochi: Confisca da 205 milioni ai fratelli Pellini di Acerra
- Postato il 4 marzo 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Terra dei Fuochi: Confisca da 205 milioni ai fratelli Pellini di Acerra

Maxi confisca da 205 milioni di euro ai fratelli Pellini di Acerra: sigilli da Roma a Cosenza di elicotteri, barche e immobili frutto del traffico illecito nella Terra dei Fuochi.
NAPOLI – Due elicotteri e tre imbarcazioni di lusso ma anche 72 autovetture, terreni, immobili e tanto altro. Un tesoro costruito – secondo i giudici- non sul genio imprenditoriale ma sui veleni sversati nella Terra dei Fuochi. Il Tribunale di Napoli ha messo la parola “fine” all’odissea giudiziaria dei fratelli Pellini, disponendo una confisca record da 205 milioni di euro. Mentre i terreni della Campania bruciavano sotto il peso dei rifiuti industriali, il patrimonio di Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini lievitava fino a diventare un impero. I sigilli del Gico della Guardia di Finanza hanno bloccato una lista di beni che attraversa sette province, da Roma a Cosenza: 2 elicotteri e 3 barche. 224 immobili, 75 terreni e 72 autovetture. 8 aziende tra Napoli, Frosinone e Roma. E, 70 rapporti bancari e capitali per oltre 204 milioni di euro.
LA BATTAGLIA LEGALE E IL NUOVO DECRETO
Il caso Pellini rappresenta un unicum giudiziario. Nel 2024, la Cassazione aveva ordinato la restituzione dei beni ai tre fratelli per un vizio formale, scatenando non poche polemiche. Tuttavia, la Dda di Napoli ha reagito immediatamente, avviando una nuova ricognizione patrimoniale. Con il decreto depositato il 19 febbraio 2026, il Tribunale ha ribadito la “perdurante pericolosità qualificata” dei soggetti, giudicando le giustificazioni difensive del tutto inidonee a dimostrare la provenienza lecita delle risorse.
CONFISCA AI FRATELLI PELLINI: FATTURE FALSE E DISASTRO AMBIENTALE
Secondo i giudici, il sistema Pellini non si basava solo sul traffico di rifiuti, ma su un’imponente evasione fiscale e un meccanismo di fatturazioni false. Questi capitali illeciti hanno generato un “effetto moltiplicatore” che ha inquinato ogni successivo investimento della famiglia. Nel decreto di confisca si fa esplicito riferimento alla condanna definitiva per disastro ambientale, confermando che i beni accumulati sono il reimpiego diretto dei proventi derivanti dall’avvelenamento del territorio campano.
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