Termovalorizzatore in Liguria, prorogato il bando della Regione. Bucci punta sull’area genovese
- Postato il 30 giugno 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Liguria. Termovalorizzatore per chiudere il ciclo dei rifiuti in Liguria, il bando per le proposte di partenariato pubblico-privato sarebbe scaduto alla mezzanotte di oggi (30 giugno), ma l’Agenzia regionale dei rifiuti ha prorogato i termini fino al 20 luglio con un apposito decreto. Una mossa che arriva all’indomani del passo indietro del Cda di Amiu che, nonostante gli annunci della giunta Salis nelle scorse settimane, ha deciso di rinviare l’eventuale partecipazione alla successiva fase pubblica “non appena la Regione avrà individuato il sito e definito il progetto”.
“Gli ulteriori venti giorni sono a disposizione di tutti i partecipanti per eventuali integrazioni o partecipazioni o qualunque altro dato utile per arrivare alla decisione finale – spiega il presidente ligure Marco Bucci a margine del consiglio regionale -. Non è fatto per una sola azienda. Sono arrivate richieste, che ovviamente non possiamo discutere perché siamo in una fase di gara, di avere ulteriori delucidazioni. Mi auguro, quindi, che anche Amiu colga l’occasione per intervenire”.
Il braccio di ferro continua, Bucci: “Da Genova l’80% dei rifiuti, si diano da fare”
Lo stesso Bucci ieri aveva offerto la possibilità di una proroga, ma solo se fosse arrivata una richiesta da parte di Amiu: “Sono loro che devono prendere l’iniziativa”. Oggi vengono dichiarate motivazioni differenti. Nel frattempo la sindaca Salis ha ribadito che “non esistono sul nostro territorio aree idonee a ospitare un’infrastruttura simile” e ha giustificato in una nota la scelta dell’azienda: “Aspettiamo che la Regione sciolga il nodo della gara: se ci sarà un Comune ligure disponibile ad accogliere un impianto sul proprio territorio, valuteremo se ci saranno le condizioni per permettere ad Amiu di partecipare alle procedure pubbliche, secondo le regole del partenariato pubblico privato”.
Ma il braccio di ferro continua e Bucci oggi rilancia: “Genova è responsabile per l’80% del materiale che viene portato fuori regione. È molto difficile che si possa dire: a Genova non facciamo nulla, mandiamo a un altro comune l’80% dei rifiuti della Liguria. Chi è responsabile deve darsi da fare, tirarsi su le maniche e risolvere i problemi. È certo che la provincia di Genova, o addirittura il Comune di Genova, sono i posti per definizione per poter fare questo lavoro. È poco etico dire: se ne occupa qualcun altro, visto che i rifiuti li facciamo noi”.
Da quanto trapela, se non si arrivasse a un’intesa sul piano politico, la Regione potrebbe imporre l’impianto attraverso un esproprio o comunque l’apposizione di un vincolo su un’area pubblica. Tra le aree alternative più accreditate, come anticipato da Genova24, c’è l’ex Colisa sulle alture della Valpolcevera, a breve distanza da Coronata, proprietà della società pubblica Ire controllata di fatto dalla Regione. Un sito ritenuto troppo piccolo e inadatto dall’amministrazione di Palazzo Tursi, senza contare le contrarietà bipartisan già emerse dal territorio. Dato il ragionamento di Bucci e Giampedrone, sembra perdere quota l’ipotesi di un impianto decentrato in Val Bormida o comunque troppo lontano dal capoluogo. Ma la partita è ancora aperta.
Giampedrone: “Se Genova dice no, ogni sindaco sarebbe legittimato a fare lo stesso”
“La proroga è una proroga assolutamente tecnica – ribadisce l’assessore ai Rifiuti Giacomo Giampedrone – È una proroga che vale per tutti i proponenti. Oggi abbiamo letto che per chiudere il ciclo Genova aspetta che qualcun altro candidi un altro Comune e poi decide eventualmente se fare il partner tecnico. Questo è un tema che automaticamente chiamerebbe fuori tutti gli altri sindaci della regione. O Genova decide di partecipare alla chiusura del ciclo attivamente, e poi dove farlo lo valutiamo insieme, oppure qualunque altro sindaco sarebbe legittimato a dire: se Genova ha detto di no, anche se produce la stragrande maggioranza dei rifiuti di questo territorio, noi non vogliamo che Genova chiuda il ciclo a casa nostra”.
Il rebus del sito: esclusa Scarpino, l’ipotesi dell’area ex Colisa
Resta il grande interrogativo: dove costruire l’impianto a Genova o dintorni? “Al netto di Scarpino, che sappiamo avere condizioni che il Comune ha valutato come non idonee, non penso che Genova abbia solo questa possibilità per chiudere il ciclo – continua Giampedrone -. Il nostro piano dice dove non si può fare: le aree inondabili, le aree particolarmente sismiche. Da tutte le altre parti si può fare e non penso che l’area della Città metropolitana di Genova non abbia potenziali siti idonei. Dopodiché, quando arriveranno le domande, faremo le valutazioni complessive e decideremo il sito e la proiezione tecnica più idonea, con una commissione dedicata. Poi il progetto andrà in gara”.