Teorema, dubbi degli inquirenti sull’asse Manica-Ferrari per gli appalti alla Provincia di Crotone
- Postato il 7 aprile 2026
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Teorema, dubbi degli inquirenti sull’asse Manica-Ferrari per gli appalti alla Provincia di Crotone
Dall’inchiesta Teorema dubbi sul “legame opaco” tra l’ex vicepresidente della Provincia di Crotone Manica e il consigliere regionale Ferrari
CROTONE – «Abbiamo fatto un progetto da sei milioni di euro. Il compenso che ci dobbiamo dividere è di 40mila euro. Si tratta di demolizione e ricostruzione del campo sportivo Desport. Su invito del presidente della Provincia, di Sergio. Mi ha chiesto uno sforzo: ha detto che non ci sono i soldi a disposizione per tutto il progetto. “Ma tu ce la puoi fare?”». Getterebbero ombre sull’operato dell’ex presidente della Provincia di Crotone, Sergio Ferrari, oggi consigliere regionale, alcune conversazioni intercettate nell’ambito dell’inchiesta che la scorsa settimana ha portato all’operazione Teorema. Un’inchiesta che avrebbe fatto luce su un giro di tangenti alla Provincia di Crotone e che vede al centro Fabio Manica, dimessosi da consigliere comunale e provinciale, ex vicepresidente dell’ente intermedio all’epoca dei fatti contestati.
“LEGAME OPACO”
Nella richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura per cinque persone, che oggi dovranno essere interrogate dalla gip Assunta Palumbo, si parla di «legame opaco» tra i due esponenti di FI. Uno degli affidamenti illegittimi, secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, sarebbe l’incarico di ristrutturazione dell’impianto sportivo che potrebbe essere avvenuto con l’avallo di Ferrari. Stando a quanto afferma l’ingegnere Giacomo Combariati, tra i principali indagati e amministratore di Sinergyplus, società che secondo l’accusa fungeva da collettore di tangenti, Ferrari avrebbe interagito con lui per indurlo a progettare un adeguamento di intervento sismico senza certezza di compenso. Se così fosse, sarebbe stato violato un principio cardine della contabilità pubblica, osservano gli inquirenti, che si dicono «certi» che tra i due ci fosse un rapporto di conoscenza.
COLLETTORE DI TANGENTI
Alcune settimane prima di quella conversazione, lo stesso Combariati aveva ricevuto da Ferrari, in veste di sindaco di Cirò Marina, anche l’incarico di progettare il nuovo campo sportivo della sua città. Gli investigatori hanno monitorato sopralluoghi congiunti a cui, insieme a Combariati, partecipavano Ferrari e Manica. Sinergyplus aveva ricevuto anche l’appalto per i lavori all’istituto Lucifero di Crotone e Combariati ne assunse la direzione. Allora Combariati non compariva nel board societario ma successivamente divenne il rappresentante legale. Ad ogni modo, secondo gli inquirenti Combariati era una figura «ben nota» a Ferrari anche per le funzioni operative svolte in maniera congiunta insieme a Manica, al quale era molto vicino politicamente.
LA “SPARTIZIONE”
La frase sulla “spartizione” del compenso, quantificato in 40mila euro, è uno degli elementi finiti sotto la lente di ingrandimento del procuratore Domenico Guarascio e della sostituta Rosaria Multari. Combariati dice di essersi proposto con altri tecnici ma la determina non fa riferimento a terzi. La cifra è compatibile con l’importo (poco più di 41mila euro) individuata per l’incarico all’affidatario unico del progetto. «Alla fine si tratta di fare un favore a livello del territorio», si schermisce Combariati nella conversazione intercettata nel giugno scorso, mentre precisa di “non aver visto una mazza”. L’incarico, in effetti, non è stato liquidato anche se da altri brani captati emergerebbe che il gruppo facente capo a Manica avrebbe sollecitato il pagamento. Sempre gli inquirenti osservano che perché si configuri la corruzione basta la promessa dell’indebita utilità.
LE “CRITICITÀ”
Nelle carte dell’inchiesta si parla di “criticità” dell’operato di Ferrari che non avrebbe competenze nei processi decisionali che dirottano la scelta dell’ente verso questo o quel professionista. Sta di fatto che gli inquirenti non hanno accertato se Ferrari sia o meno intervenuto nei processi antecedenti o successivi all’assegnazione dell’incarico e il consigliere regionale non risulta tra i 20 indagati.
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