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Telecamere, sensori termici e proiettili ‘full metal jacket’: così i droni di Israele uccidono i bambini a Gaza. Lo studio forense: “Mirano alla testa”

  • Postato il 27 giugno 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Telecamere, sensori termici e proiettili ‘full metal jacket’: così i droni di Israele uccidono i bambini a Gaza. Lo studio forense: “Mirano alla testa”

Il primo segno che sono nei paraggi è quasi sempre un ronzio. Non il rombo di un caccia, né quello di un elicottero. Un rumore sottile, persistente, elettrico. Significa che il quadricottero è immobile sospeso su una strada, una tenda, un cortile. Poi esplode un singolo colpo. Alla testa. Al collo. Al torace. È la scena che emerge da due dossier pubblicati negli ultimi giorni. Il primo è della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati. Il secondo è pubblicato dalla Brown University, firmato da un medico che ha operato a Gaza, da un ex responsabile della guerra di precisione del Pentagono, da un ex dirigente del Dipartimento di Stato e dalla direttrice del progetto Costs of War. Entrambi descrivono lo stesso fenomeno: l’impiego di piccoli droni armati contro i minori.

Hanno nomi vocativi come Bird of Prey e i TerminaTHOR prodotti dalla Elbit Systems. Non sono grandi velivoli da combattimento, ma piccoli sistemi dotati di telecamere elettro-ottiche, sensori termici e infrarossi che volano a bassissima quota. Pesano meno di 25 chili, possono essere trasportati da uno o due soldati e operano a una distanza tra gli uno e i 5 chilometri. Possono essere equipaggiati con fucili, lanciagranate, piccoli ordigni, altoparlanti o spray urticante. Per l’Onu il loro uso è una delle caratteristiche dell’offensiva dell’esercito israeliano a Gaza: “Si librano vicino ai bersagli, consentendo agli operatori di vedere chiaramente — grazie a telecamere ad alta risoluzione dotate anche di visione notturna — chi stanno colpendo prima di aprire il fuoco”. Per gli osservatori è un passaggio decisivo, perché se l’operatore può osservare il volto, l’età, i movimenti della persona che ha nel mirino, diventa difficile sostenere che un bambino venga colpito per errore semplicemente perché non era distinguibile. Solo per l’Onu sono stati 168 i bambini colpiti da arma da fuoco tra il novembre 2023 e il luglio 2025. Di questi, almeno 88 sono morti. Almeno 70, con un’età che va dalle 10 settimane ai sedici anni, sarebbero stati colpiti da quadcopter armati: 73 alla testa, 22 al torace.

Uno dei casi più sconvolgenti si svolge il 12 aprile 2024, nel campo profughi di Nuseirat. E’ l’una del pomeriggio. Una madre sta allattando il figlio, il piccolo ha dieci giorni di vita. Un solo proiettile attraversa la tenda, entra nella testa del neonato, esce dalla nuca e finisce sul cuscino. Il bimbo sopravvive, ma riporta gravissime lesioni cerebrali: avrà crisi epilettiche per tutta la vita, dicono i dottori. Dopo avere analizzato il proiettile e le testimonianze, la Commissione conclude che il colpo è compatibile con un fucile di precisione montato su un quadricottero. “Poiché lo sparo è avvenuto in pieno giorno, la Commissione conclude che l’operatore del drone fosse in grado di vedere all’interno della tenda e ritiene che il bersaglio fosse una madre con il suo bambino”.

Lo studio “Lethal Precision Without Accountability” pubblicato dalla Brown University – tra le più prestigiose università al mondo – prova invece a spiegare come sia possibile arrivare a quelle conclusioni. Gli autori sono Mahmooda “Mimi” Syed, medico d’urgenza che ha trascorso mesi negli ospedali Al-Aqsa e Nasser; Wes J. Bryant, ex capo delle valutazioni sui danni ai civili del Pentagono e architetto della campagna aerea contro l’Isis; Charles “Cob” Blaha, già direttore dell’Ufficio Sicurezza e Diritti Umani del Dipartimento di Stato americano e Stephanie Savell, direttrice del progetto Costs of War dell’ateneo di Providence.

Non è un rapporto basato sulle testimonianze ma un’analisi medico-forense, ovvero un’indagine costruita dentro le sale operatorie. Incrociando cartelle cliniche, radiografie, Tac, proiettili recuperati, analisi balistiche, fotografie e competenze militari gli autori hanno ricostruito la dinamica degli spari. La dottoressa Syed racconta di aver documentato personalmente le cure applicate a 18 bambini feriti da arma da fuoco. C’è un elemento che torna quasi ossessivamente: in tutti i casi i piccoli “hanno riportato lesioni alla testa, al collo o al torace, a causa di proiettili singoli di piccolo calibro”. Il 90% delle famiglie che accompagnano quei bambini in ospedale riferisce di avere visto un quadricottero armato nell’area subito prima dello sparo.

Molti pazienti non vengono colpiti durante combattimenti. Come Mira Al-Dariny, quattro anni. Sta giocando davanti alla tenda della famiglia a Khan Younis. I genitori trovano la figlia a terra, il sangue le copre il volto. Il foro è minuscolo. Il proiettile è conficcato nel cranio e i neurochirurghi praticano una craniotomia d’urgenza. Mira sopravvive. Nel report compare la Tac. Secondo gli autori il punto d’ingresso, la posizione finale del proiettile e il suo orientamento indicano una traiettoria proveniente dall’alto. In ospedale la madre e il padre raccontano di avere visto quadricotteri sorvolare il campo.

Il cuore dello studio è nella balistica. Gli autori hanno analizzato i proiettili recuperati nei corpi dei bambini e hanno concluso che sono compatibili con i “fully metal jacketed 5.56×45 mm NATO rounds”. Munizioni rivestite integralmente in metallo e progettate per non deformarsi facilmente. Entrano, attraversano i tessuti, perdono velocità, cominciano a ruotare. Possono restare conficcate nelle ossa del cranio o nel collo. Ed è proprio la loro posizione finale, insieme all’angolo d’ingresso, a consentire agli autori di ricostruire la traiettoria. Secondo l’analisi medico-legale, nei casi studiati i proiettili penetrano con angoli compresi fra circa 30 e 60 gradi. “Questo dato – scrivono gli autori – è compatibile con la balistica attesa di un proiettile esploso da un drone tattico collocato ben al di sopra del bersaglio e in posizione angolata rispetto ad esso. Gli spari provenienti da cecchini o da altre armi da fuoco terrestri presentano invece, di norma, traiettorie ben inferiori ai 30 gradi, soprattutto in un territorio pianeggiante come Gaza”.

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Il Fatto Quotidiano

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