Telecamere che parlano con Pechino. Il caso dei droni britannici
- Postato il 11 agosto 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Pechino è riuscita ad entrare dentro alla Royal Navy? Pare di sì, almeno secondo una fonte della difesa britannica che ha rivelato al quotidiano inglese Telegraph come sia stato scoperto che alcune componenti di fabbricazione cinese installate nelle telecamere di bordo di alcuni veicoli di superficie senza equipaggio (Usv) della Royal Navy trasmettevano dati verso un dispositivo situato in Cina. I mezzi in questione sono i Kraken K3 Scout, acquisiti con un contratto da circa 12 milioni di sterline ed entrati in servizio lo scorso marzo presso la Coastal Forces Squadron e il 47 Commando dei Royal Marines. Secondo il quotidiano britannico, la scoperta ha costretto il ministero a rimuovere ogni connettività internet dalle telecamere. L’anomalia sarebbe emersa nel corso di quella che il dicastero definisce “una valutazione di routine delle vulnerabilità cibernetiche”, seguita da un’indagine che “non ha trovato alcuna evidenza di accesso, compromissione o trasmissione esterna di dati o sistemi del ministero”. “Si tratta di un grave fallimento nella verifica dell’origine dei componenti e abbiamo perso fiducia nella piattaforma”, ha dichiarato la fonte citata dal quotidiano.
Il dettaglio tecnico è significativo. Le telecamere avrebbero inviato verso un indirizzo IP cinese le cosiddette “heartbeat communications”, segnali periodici che confermano il corretto funzionamento del dispositivo. Dati che Londra potrebbe non classificare come sensibili o di valore militare, ma che testimoniano comunque un canale di comunicazione non autorizzato verso l’esterno, su piattaforme destinate a operazioni delicate. Secondo il Telegraph, gli Usv erano infatti destinati al Golfo Persico, dove avrebbero dovuto operare con le forze speciali britanniche a tutela della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Le telecamere erano state fornite alla Kraken Technology Group da una terza parte non divulgata. Un portavoce dell’azienda ha ammesso che “alcune telecamere di terze parti, conformi al Ndaa, contenevano un numero limitato di componenti di origine esterna al Regno Unito”, assicurando però che, dopo un audit completo condotto insieme alla Royal Navy, “nessuna informazione sensibile è mai stata condivisa al di fuori dei canali previsti”. Il riferimento al National Defense Authorization Act statunitense, che vieta l’impiego di componenti provenienti da produttori soggetti a restrizioni (Cina inclusa), rende il caso ancora più di rilievo, poiché mostra come la conformità formale alla normativa non impedisca l’infiltrazione di componentistica cinese nella supply chain.
Dopo essere divenuta di pubblico dominio, la vicenda ha immediatamente assunto una dimensione politica. L’opposizione conservatrice chiede al governo un “audit urgente” degli equipaggiamenti del ministero della Difesa alla ricerca di componenti cinesi a rischio. Per la shadow minister per la Sicurezza Alicia Kearns “non si tratta di un errore procedurale, ma del prezzo prevedibile della nostra dipendenza dai componenti cinesi”, ricordando che la legge cinese obbliga ogni azienda del Paese a collaborare con i servizi di intelligence di Pechino, con il divieto di rivelarlo.
Il caso si inserisce in un duplice contesto. In primis è quello di un crescente allarme verso le attività di spionaggio cinese contro le forze armate e le istituzioni britanniche: il MI5 ha avvertito il governo che i servizi cinesi sono “implacabili” nei tentativi di interferenza e influenza sul Parlamento, mentre lo Special Boat Service ha già vietato l’ingresso di auto elettriche cinesi nella propria base per timori di spionaggio.
L’altro è la recente pubblicazione da parte del governo del Defence Investment Plan, che assegna ai sistemi senza equipaggio un ruolo centrale per la Royal Navy. Il piano prevede oltre 5 miliardi di sterline in quattro anni per droni e capacità connesse in favore di un concetto “ibrido” e distribuito che accoppia unità autonome e navi con equipaggio. E al centro di questa trasformazione c’è proprio il Kraken K3 Scout, come annunciato dal governo britannico pochi mesi fa.