Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Targa sui monopattini: dove metterla per evitare sanzioni

Targa sui monopattini: dove metterla per evitare sanzioni

L’obbligo di applicare la targa sul monopattino elettrico è entrato ufficialmente nella vita quotidiana a tal punto che è intervenuto il Ministero dell’Interno per chiarire quel è il giusto posizionamento ovvero l’alternativa tra parte posteriore e parte anteriore del mezzo. Il punto da cui partire è semplice solo in apparenza. Il contrassegno deve essere applicato in modo permanente, ben visibile e coerente con le indicazioni ministeriali.

La stretta sui monopattini risponde a una questione reale. Le città hanno visto crescere l’uso della micromobilità elettrica. Incidenti, sosta irregolare, circolazione sui marciapiedi, mezzi modificati e difficoltà di accertamento hanno spinto il legislatore verso una regolazione più rigida.

Prima il parafango posteriore, poi il piantone dello sterzo

La collocazione ordinaria del contrassegno è sul parafango posteriore, ma soltanto quando il monopattino dispone di un alloggiamento adatto. La norma non chiede una sistemazione qualsiasi né autorizza un’applicazione improvvisata su una superficie instabile, curva ovvero non in grado di garantire leggibilità e tenuta.

Il targhino deve restare visibile, leggibile e non facilmente rimovibile. Se il parafango posteriore presenta uno spazio piano e sufficientemente ampio, la soluzione corretta è quella posteriore. Se invece non c’è quell’alloggiamento oppure se c’è ma non consente un’applicazione stabile, l’alternativa diventa la parte anteriore del monopattino, sul piantone dello sterzo. Spetta al proprietario valutare se il parafango posteriore sia idoneo.

Cosa significa ben visibile quando si parla di monopattini

Il targhino sul monopattino deve essere letto senza ostacoli, non deve essere coperto da accessori, non deve finire nascosto da borse, supporti, portapacchi, fanali aggiuntivi, catarifrangenti mal posizionati o elementi aftermarket montati dopo l’acquisto del mezzo.

La circolare punta a un criterio sostanziale: il contrassegno deve essere visibile nella realtà, non soltanto presente in teoria. Chi lo applica sul parafango posteriore deve accertarsi che la posizione sia centrale, stabile e non troppo esposta a urti. Chi lo applica sul piantone dello sterzo deve rispettare una collocazione anteriore leggibile, senza pieghe, distorsioni o inclinazioni tali da rendere difficile l’identificazione.

La multa per non chi rispetta le regole

La multa per chi circola senza contrassegno o con un targhino non regolare è pari a 100 euro. Il minimo, in caso di pagamento nei termini ridotti di cinque giorni dalla ricezione della notifica, può scendere a 70 euro.  La prudenza vale anche per gli accessori. Un supporto per smartphone fissato sul piantone o una fascetta per i cavi possono coprire il contrassegno. In quel momento il targhino non svolge bene la sua funzione e si aprire la strada alla contestazione.

La norma chiede permanenza e visibilità, ma una parte del parco circolante non è stata pensata fin dall’origine per ospitare quel tipo di etichetta. Chi possiede un monopattino di nuova fabbricazione, con un alloggiamento posteriore dedicato, avrà meno problemi. Chi utilizza un modello più datato o con soluzioni costruttive particolari è chiamato a prestare più attenzione.

La scelta del contrassegno adesivo è uno degli aspetti più discussi della nuova disciplina. Sulla carta, la soluzione è semplice: un supporto plastificato, non rimovibile, dotato di caratteristiche anticontraffazione e associato a una combinazione alfanumerica. Nella pratica molti monopattini non sembrano progettati per ospitare una targa adesiva in modo davvero stabile.

Il parafango posteriore è molte volte piccolo, sottile, curvo o soggetto a forti vibrazioni. In alcuni modelli è molto vicino alla ruota, quindi riceve acqua, fango, polvere e detriti con continuità. In altri casi, la plastica è porosa o ruvida. Anche il piantone dello sterzo può presentare difficoltà, perché la superficie è cilindrica, stretta e non sempre offre una zona piana sufficiente per mantenere il contrassegno leggibile.

Il contrassegno non è riutilizzabile. I microtagli e i sistemi antimanomissione sono pensati per impedirne la rimozione integra. Se viene incollato storto, su una superficie sbagliata o in una posizione non conforme, rimuoverlo significa quasi certamente danneggiarlo. A quel punto non resta che chiederne un altro, con nuovi costi e nuova perdita di tempo.

Come applicarlo senza commettere errori

La circolare aiuta a sciogliere un dubbio: se il monopattino ha un parafango posteriore, bisogna per forza mettere lì la targa? La risposta è no, se quel parafango non è idoneo. L’alloggiamento posteriore deve essere apposito ovvero realmente destinato e adatto all’applicazione del contrassegno. Non basta una semplice porzione di plastica. Se l’adesivo non aderisce bene, se la superficie è troppo curva, se il targhino risulta inclinato o se le dimensioni non consentono una collocazione leggibile, il piantone anteriore diventa la soluzione più prudente.

Il punto scelto per l’applicazione del contrassegno sul monopattino deve essere stabile e asciutto. Se il parafango posteriore ha un alloggiamento piano e ampio, la targa va sistemata lì. La superficie deve essere pulita con cura, sgrassata e lasciata asciugare. La presenza di umidità, residui di colla, polvere, cere protettive o sporco stradale riduce l’adesione e favorisce il distacco nel giro di poco tempo.

Se il parafango non offre garanzie, bisogna valutare il piantone dello sterzo. Anche in questo caso non tutto il piantone va bene. La zona scelta deve consentire una lettura chiara della sequenza alfanumerica, senza deformare l’adesivo e senza collocarlo in un punto troppo basso, troppo alto o coperto da cavi, fascette, display, supporti per smartphone o altri accessori.

Ecco quindi che prima dell’applicazione definitiva, conviene simulare il posizionamento senza incollare il contrassegno e verificare visibilità, orientamento e compatibilità con la superficie. Solo quando il punto è corretto ha senso procedere.

Targa e assicurazione, due obblighi diversi

Gli obblighi di targa e assicurazione sono sul piano operativo due obblighi distinti. Il contrassegno identificativo riguarda il riconoscimento del monopattino e del suo proprietario. La polizza serve a garantire il risarcimento dei danni causati a terzi durante la circolazione.

La targa è già il primo passaggio da rispettare per circolare in regola. L’assicurazione obbligatoria, dopo il rinvio deciso dal Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti, dal Ministero delle Imprese e del Made IN Italy su richiesta dell’Ania, l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, slitta al 16 luglio 2026. La proroga è stata motivata dalle difficoltà tecniche legate alla predisposizione delle piattaforme informatiche necessarie per emettere le nuove polizze, non da un ripensamento sulla direzione normativa. Il rinvio dell’assicurazione non cancella l’obbligo del contrassegno.

Autore
Virgilio.it

Potrebbero anche piacerti