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Tagli sul servizio provinciale di Amt, i contrasti nel Pd salgono in corriera

  • Postato il 24 agosto 2026
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  • Di Genova24
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Tagli sul servizio provinciale di Amt, i contrasti nel Pd salgono in corriera

Genova. Il tema del trasporto pubblico locale, con i tagli prospettati al servizio provinciale di Amt fanno intravvedere qualche crepa all’interno del Partito Democratico, il principale partito di maggioranza in Comune a Genova e in Città metropolitana.

Non che sia una novità – una spaccatura si era già manifestata qualche settimana fa a Tursi con l’uscita polemica di alcuni consiglieri dem in antitesi rispetto alla linea maggioritaria sul tema del termovalorizzatore – e non che sia da escludersi per il futuro, tanto più che si avvicina il momento delle elezioni politiche e della compilazione delle liste dei candidati.

Ma di sicuro un segnale non positivo per il Pd genovese, quando manca una manciata di giorni al ritorno della Festa dell’Unità in piazza Caricamento (dal 28 settembre, in quella sede non si teneva da nove anni). Ma andiamo con ordine.

Tagli in vista per Amt provinciale, la rivolta dei Comuni

Nei giorni scorsi la Città Metropolitana ha incontrato i 66 sindaci dei 66 Comuni che usufruiscono del servizio provinciale di Amt presentando a grandi linee quella che sarà la strategia di rientro dei prossimi mesi: un taglio delle corse tra il 15% e il 20% a seconda delle tratte e dei territori e un aumento dei contributi che i singoli Comuni devono versare per il sostegno di Amt.

Apriti cielo. Il punto è che ad alzare la voce non sono stati solo i sindaci di centrodestra – che già dall’inizio dell’estate incolpano il nuovo corso Salis di un peggioramento generale del sistema di tpl – ma anche alcuni di centrosinistra, seppur non mancando di riportare la responsabilità della situazione attuale agli otto anni del governo Bucci – Piciocchi.

In particolare, ad avere scosso il Campo largo è stata una lettera che critica nel merito e nel metodo la mossa legata ad Amt provinciale, firmata dai sindaci dell’Alta Valpolcevera, quello di Campomorone, Giancarlo Campora, di Ceranesi, Claudio Montaldo, di Mignanego, Michele Malfatti, di Serra Riccò, Angela Negri e del Comune di Sant’Olcese, Sara Dante.

La protesta dall’Alta Valpolcevera: “Scelte senza condivisione, stop ai tagli”

In un comunicato congiunto i sindaci da Sant’Olcese a Ceranesi hanno espresso “profonda preoccupazione e ferma contrarietà” per quello che “scelte strategiche assunte senza alcuna condivisione” comporteranno. Scelte che penalizzano pesantemente la cittadinanza e mettono i Comuni “in una condizione di insostenibile difficoltà”.

I sindaci di Campomorone, Ceranesi, Mignanego, Sant’Olcese e Serra Riccò riconoscono la difficile situazione finanziaria di Amt ereditata dalla precedente amministrazione ma contestano il metodo con cui sono state assunte le decisioni: “Chiediamo di fermare i tagli e ridiscutere immediatamente il piano insieme alle amministrazioni locali, stabilendo una soglia minima di servizio inderogabile per ciascun ambito territoriale”.

I Comuni non rifiutano di aumentare il contributo richiesto come quota per il servizio provinciale ma “chiedono di definire per ogni territorio una soglia minima inderogabile di corse e copertura. Al di sotto di quel livello, l’azienda non dovrebbe poter scendere, perché verrebbero compromessi i collegamenti essenziali delle zone interne”.

Il rappel à l’ordre dei segretari del Pd: “Fuori da ogni logica politica”

Un sorpasso a destra, quello dei sindaci dell’Alta Valpolcevera, che non è piaciuto ai segretari regionale e provinciale del Pd, Davide Natale e Francesco Tognoni: “Lo diciamo con chiarezza: leggere sulla stampa e sui social una lettera di amministratori che, invece di richiamare la Regione al proprio ruolo e Bucci e la destra alle proprie responsabilità, attaccano il Comune, lo troviamo veramente fuori da ogni logica politica ed è un cattivo servizio alla verità dei fatti. Sembra di essere tornati indietro ai tempi in cui il centrosinistra bisticciava sui giornali e si ridicolizzava agli occhi dei cittadini”

“In più – continuano, spostando anche all’interno di via Fieschi l’obiettivo dei rimbrotti – ci sia permesso di dire che tra i diversi amministratori della Valpolcevera c’è chi ha ruoli e informazioni per comprendere al meglio quanto sta accadendo. È una farsa che una situazione creata dalla destra possa passare come un problema generato in quest’anno dall’amministrazione comunale di Genova”.

“Serve un fronte comune per chiedere maggiori risorse per il trasporto pubblico locale, al fine di farlo tornare a essere un servizio che possa essere utile ai cittadini – concludono Natale e Tognoni – non dovrebbe sfuggire agli amministratori che, nella recente discussione di bilancio, un emendamento di alcuni milioni di euro che il gruppo del Partito Democratico ha presentato proprio per aumentare il fondo regionale del trasporto è stato bocciato. Da lì si deve partire per riprendere la battaglia politica e amministrativa sul futuro del Tpl, anche perché non crediamo che i Comuni, ancora di più quelli medi e piccoli, abbiano le risorse disponibili per sostituirsi alla Regione”.

Centrodestra dito nella piaga, Fdi contro il “metodo Salis”.

Le spaccature all’interno del Pd non possono che fare gioco al centrodestra: Alessandra Bianchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, coglie l’occasione per scagliarsi contro la sindaca Silvia Salis: “No al dialogo, no al confronto e soprattutto no al dissenso – scrive in una nota – i capisaldi del metodo Salis che non conosce sconti o deroghe. Lo hanno conosciuto i cittadini della Val Bisagno per il progetto della cabinovia e lo hanno sperimentato anche i sindaci di centrosinistra dei comuni dell’entroterra, in particolare quelli del Pd, richiamati all’ordine dal proprio partito dopo il malcontento espresso per la rimodulazione del servizio Amt”.

“E, sempre in perfetto stile Salis, gli è stato suggerito anche su chi addossare la responsabilità lasciando così immacolata l’immagine del sindaco che ha preferito snobbare gli incontri programmati negli uffici di Città metropolitana. Un’assenza che conferma il poco interesse della prima cittadina sempre troppo impegnata nella promozione di sé stessa e sempre troppo poco attenta nel dare risposte concrete, senza ricorrere a slogan o facendo mera propaganda, alle situazioni che è chiamata ad affrontare e che preferisce puntualmente derubricare sotto la voce colpa di altri”.

“Mentre il campo largo genovese continua a scricchiolare, al Pd al momento di unità direi sia rimasto soltanto il nome della festa che però ancora deve iniziare”, conclude.

Il vicesindaco Terrile prova a gettare acqua sul fuoco

Dalle colonne di Repubblica Genova il vicesindaco Alessandro Terrile, che è anche maggiorente del Pd, prova a tornare sul punto e, seppure condannando le modalità dei “dissidenti” a gettare acqua sul fuoco: i tagli per Amt provinciale ci saranno, è vero. L’aumento del contributo dei Comuni ci sarà. Ma “penso che ci siano tutte le possibilità per un confronto, uno spazio di trattativa c’è”, afferma.

“Bisogna capire di che cosa parliamo, perché dal 2014 a oggi il servizio extraurbano è passato da 8,5 milioni di chilometri a 10,4 milioni e non è stato pagato nulla di differenza – fa notare Terrile – mi stupiscono le modalità perché la scorsa settimana c’è stato un incontro in Città Metropolitana in cui è stato stabilito di presentare le osservazioni sul piano autunnale per fare poi un secondo giro”.

“Verrà fatto sulla base del piano di risanamento, sapendo che non sarà per sempre, ma che riguarderà i prossimi mesi, per la fase emergenziale – continua Terrile – quando avremo finito la ricapitalizzazione, l’azienda ritornerà nella sua normalità”.

Autore
Genova24

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