Svezia, più stranieri più voti a sinistra
- Postato il 17 settembre 2026
- Esteri
- Di Libero Quotidiano
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Svezia, più stranieri più voti a sinistra
Nel laboratorio scandinavo, l’esperimento sociale ha trovato un’applicazione politica: concedendo la cittadinanza ovvero il diritto di voto a 200mila stranieri nel breve periodo di quattro anni, il centrodestra ha rinunciato al governo perdendo, sia pure di un soffio, cioè con una differenza di tre seggi e di circa 30mila schede scrutinate, le elezioni legislative per il Riksdag di Stoccolma. Nel 2022 la percentuale di “stranieri” iscritti alle liste elettorali era pari al 15% del totale e secondo un sondaggio della tv pubblica circa il 70% di essi avevano votato per i socialdemocratici all’opposizione. La settimana scorsa avevano toccato quota 18% e stavolta per l’80% la scelta era caduta sui socialdemocratici o sulla sinistra, cioè sui comunisti. Pare anche abbastanza scontato che l’attuale maggioranza continui sulla stessa strada, con le parole d’ordine dell’accoglienza, della solidarietà e dell’integrazione, viste le dinamiche premianti per lo schieramento “progressista”.
Era il banco di prova per i prossimi appuntamenti elettorali europei. E rappresenta un segnale d’allarme. Domenica scorsa gli svedesi chiamati a rinnovare il parlamento erano meno di 8 milioni - l’84% dei quali si è recato alle urne - e il test si è svolto secondo le previsioni: più immigrati si esprimono, più lo schieramento conservatore arretra. La misura della sconfitta si è rivelata direttamente proporzionale alla rinuncia a rimpatriare clandestini e criminali e a garantire la sicurezza alle frontiere e sul territorio nazionale.
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Dal centrodestra, spicca il mea culpa firmato sul settimanale britannico The Spectator da Fredrik Karrholm, parlamentare del partito uscente di governo, i Moderati, che chiama in causa il fattore demografico. Il tasso di natalità degli autoctoni è notoriamente basso, mentre quello di chi è nato all’estero è di molto superiore. Sembra un destino ineluttabile, che conduce per via democratica verso una società retta dalla legge coranica, cioè quanto di meno rispettoso dei diritti umani si possa immaginare nel Nord Europa, da dove sono stati introdotti la contraccezione, l’aborto, i matrimoni fra omosessuali, l’eutanasia, facendosi l’avanguardia in Occidente della modernità laicista.
Ad altre latitudini, il 18 aprile 2027, in occasione delle presidenziali francesi, il corpo elettorale sarà composto da 50 milioni di persone, di cui 7,5 milioni sono nati all’estero con nazionalità straniera che hanno acquisito la cittadinanza francese oppure discendenti di immigrati di seconda generazione. Cioè il 15% come nella Svezia del 2022. Probabilmente non tutti fondamentalisti, ma prevedibilmente grati a chi ha consentito loro di disseminare il Paese di moschee costruite con fondi pubblici. E la capacità di fare lobby e di sfruttare la propria influenza politica da parte di comunità cristiane dell’Est Europa o dell’Estremo Oriente è sensibilmente minore.
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In Spagna, dove si andrà a votare entro il 23 luglio 2027, su un totale di 38,5 milioni di elettori, circa il 7,2% ha origini straniere. Infine, ultima ma non in ordine d’importanza, c’è l’Italia, dove attualmente fra il 4 e il 5% dei cittadini maggiorenni fa parte dei “nuovi italiani” che, alla scadenza naturale della legislatura, al più tardi il 21 dicembre 2027, decideranno da chi farsi governare. Al referendum del 22 marzo 2026, il corpo elettorale era formato da 51.426.108 persone. Se fosse stato introdotto lo ius soli - o anche soltanto lo ius scholae -, sarebbero presenti elementi in grado di spostare gli equilibri politici della nazione. Sarà bene fare i conti e soprattutto tenerne conto, nel dibattito sul diritto di cittadinanza.
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