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In sintesi
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Slide del corso, appunti, riassunti. È su questi materiali che oggi si preparano gli esami universitari, mentre i manuali restano sempre più spesso chiusi. A dirlo sono gli stessi professori: secondo un'indagine condotta da Talents Venture per l'Associazione italiana editori (AIE) su 463 docenti di 34 atenei, il 68% ritiene che aver perso l'abitudine a studiare i testi per intero sia una delle cause principali della scarsa preparazione degli studenti.
Il paradosso è che per l'88% dei docenti il manuale resta lo strumento didattico più efficace, ma solo il 17% pensa che sia davvero letto. Negli ultimi 3-5 anni l'83% ha notato un cambiamento nel modo di studiare: meno testi consigliati o obbligatori, più sintesi e una crescente fatica davanti a pagine lunghe o complesse. Oggi i materiali più usati sono le presentazioni del corso (69%) e gli appunti (52%).
Le conseguenze, secondo i professori, si vedono agli esami. Il deficit più citato è la ridotta capacità di analisi e di ragionamento critico (41%), seguito da una preparazione nozionistica e superficiale (28%), dalla difficoltà a collegare gli argomenti (24%) e dalla scarsa comprensione dei concetti di base (19%). E l'intelligenza artificiale? Per il 55% dei docenti il suo impatto è negativo, soprattutto quando viene usata in modo passivo, per farsi consegnare risposte anziché per capire.
Va detto che si tratta di percezioni dei docenti, non di una misura oggettiva delle competenze degli studenti, e che l'indagine è stata commissionata dagli editori, cioè da chi i manuali li produce. I dati sono stati presentati a Roma al convegno AIE "Dal sapere fragile al sapere critico", dove l'associazione ha chiesto anche un bonus libri per le famiglie e più contrasto alla pirateria, che secondo gli editori vale ormai più dell'intero mercato universitario..
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