Studenti in piazza contro la Meloni: Landini incita alla rivolta
- Postato il 4 ottobre 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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Studenti in piazza contro la Meloni: Landini incita alla rivolta
Il solito, stanco, telefonatissimo copione dell’autunno militante è iniziato. Per quel tocco di falsa originalità stavolta i compagni hanno scelto come retropalco il tratto studentesco che puzza d’incendio d’oltralpe. La nuova scusa ufficiale è il decreto Scuola approvato dal Consiglio dei Ministri; il pretesto operativo è uno striscione rimosso a Genova con la scritta «Qui nessuno è straniero»; l’obiettivo reale, manco a dirlo, è spingere i ragazzi a fare le barricate contro Giorgia Meloni.
Mentre a Parigi e in mezza Francia i licei bruciano e non si contano più né gli scontri né i feriti, da noi la sinistra extraparlamentare e i suoi tifosi istituzionali soffiano sulle braci per importare il caos. A benedire la piazza l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis, che ieri l’altro dai suoi canali social ha salutato con entusiasmo la guerriglia d’Oltralpe: «Anche in Italia ci sarebbero tutte le ragioni per una mobilitazione di questa portata. Evviva il movimento studentesco!». Un «cattivo maestro» che esalta i blocchi e strizza l’occhio alla violenza e alla diserzione scolastica.
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I collettivi e le sigle studentesche di casa nostra, a partire da Cambiare Rotta e dalla Rete degli Studenti Medi, si sono subito allineati: «Solidarietà agli studenti francesi in lotta... Diserteremo le guerre. Soldi alle scuole, non alle armi». L’agenda del disordine è già fitta e sotto l’osservazione del Viminale: ieri a Genova gli estremisti si sono saldati ai lavoratori portuali in un’assemblea «operativa», mentre a Roma la piazza s’è radunata a Bocca della Verità. Ma la vera data da bollino rosso è mercoledì, 7 ottobre, giorno del terzo anniversario dei massacri di Hamas, per il quale il ministro Matteo Piantedosi ha già disposto un ulteriore blindaggio contro il rischio di cortei pro-Pal e scontri su caro carburanti e riarmo.
Seguono poi il 17 ottobre, con presidi annunciati a Roma, Milano e Torino, fino al cosiddetto «sciopero studentesco internazionale» del 20 novembre. Intanto, atenei come la Federico II di Napoli e gli atenei di Torino e Roma sono ostaggi delle tendopoli contro il caro affitti.
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L’IMMANCABILE CGIL
A far da sponda ai collettivi ci si è messo pure il segretario della Cgil, Maurizio Landini, fiondatosi sul caso dello striscione rimosso a Genova per gettare benzina sul fuoco: «Io mi auguro che nei prossimi giorni aumentino queste forme di protesta, perché in realtà questo è un modo per difendere la nostra Costituzione. Il governo vuole introdurre elementi che ci riportano indietro nel tempo».
Insomma, per il sindacalista rosso applicare le leggi e garantire l’ordine pubblico sarebbero «attacchi alla Costituzione». Peccato che le norme contestate nel decreto Scuola puntino proprio a evitare la formazione di classi ghetto, fissando un tetto del 30% agli alunni stranieri che non conoscono l’italiano per favorire un’integrazione vera e non di facciata, oltre a finanziare corsi di potenziamento linguistico e tutela della disabilità.
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Secca la risposta del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha liquidato la sceneggiata dello striscione: «Non so chi l’abbia strappato, non so che cosa si intenda per “nessuno è straniero”, e quindi non so che cosa rispondere». Ben più duro il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha risposto per le rime alle provocazioni di Landini, accusandolo di fomentare ad arte lo scontro: «Gravi dichiarazioni. Cerca di falsificare la realtà creando un clima divisivo, facendo passare questo decreto come un provvedimento concepito “contro” i ragazzi stranieri e strumentalizzando i bambini, allontana il confronto dai binari della democrazia e crea un clima di pericolosa tensione».
La sostanza è chiarissima. La sinistra è condannata a doversi aggrappare agli slogan dei collettivi e alle provocazioni di chi sogna di vedere le piazze italiane in fiamme come quelle francesi. La solita ricetta dei compagni: invece di aiutare gli studenti a studiare, li usa come carne da cannone per la propaganda anti-governativa.
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