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Studente fotografa l’infilatrazione a scuola e viene punito, anche l’Ufficio scolastico regionale conferma la nota

  • Postato il 17 settembre 2026
  • Scuola
  • Di Il Fatto Quotidiano
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  • 3 min di lettura
In sintesi

Un caso emblematico di conflitto tra diritti degli studenti e regolamenti scolastici arriva dal Friuli-Venezia Glacier. Un adolescente è stato sanzionato disciplinarmente per aver documentato fotograficamente un danno strutturale nella propria aula: l'infiltrazione d'acqua dal soffitto. La decisione della scuola è stata confermata anche dall'Ufficio scolastico regionale, che ha ritenuto il comportamento contrario alle norme di condotta. La vicenda solleva interrogativi sulla libertà di denuncia all'interno degli istituti scolastici e sui limiti della disciplina studentesca.

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Studente fotografa l’infilatrazione a scuola e viene punito, anche l’Ufficio scolastico regionale conferma la nota

PORDENONE – Anche l’Ufficio scolastico regionale del Friuli-Venezia Giulia ha confermato la nota disciplinare per il ragazzo che, a maggio scorso, ha fotografato una vistosa macchia sul soffitto della classe: l’intervento è stato ritenenuto “congruo” rispetto a un comportamento considerato lesivo delle regole che vigono tra i banchi di scuola. “La famiglia” del ragazzo dell’Istituto commerciale Pertini di Pordenone “ha deciso di non ricorrere al Tar, anche se è convinta che non vi fossero motivi per una censura – spiega l’avvocato Marco Florit – perché ormai l’anno scolastico è terminato ed è venuto a mancare l’interesse attuale e concreto. Quindi il Tribunale amministrativo avrebbe potuto astenersi dalla pronuncia”.

Secondo docenti e responsabili scolastici, il ragazzo ha sbagliato a fare lo scatto: avrebbe dovuto chiamare un bidello, il quale a sua volta avrebbe interessato l’insegnante rappresentante della classe, il quale, infine, avrebbe indirizzato l’interpello al dirigente scolastico, il quale avrebbe ordinato l’intervento di sanificazione. Anche se da tempo tutti sapevano che le condizioni dell’aula non erano a regola d’arte, al punto che gli allievi venivano talvolta spostati altrove. In ogni caso, lo studente non avrebbe dovuto riprodurre immagini di denuncia, né tantomeno diffonderle all’esterno della scuola. Finite sulle pagine dei giornali locali, avevano creato un putiferio. Le autorità scolastiche, anziché valutare la sostanza, hanno colpito l’improvvido ragazzo, che ne aveva parlato in famiglia, prima degli articoli sui quotidiani. La sanzione disciplinare decisa dagli organi interni, equivalente a una nota di demerito, non aveva poi avuto effetti sulle valutazioni di fine anno. Il ragazzo era stato promosso, ma non si era arreso, ritenendo di aver subito un’ingiustizia.

La storia contiene non pochi elementi di contraddittorietà. Secondo la difesa il ragazzo non era punibile per aver usato il telefonino, che è vietato dal regolamento scolastico, avendo utilizzato un tablet di cui è in possesso per ragioni didattiche. Inoltre non aveva violato la privacy di nessuno, visto che si era limitato a riprendere un soffitto macchiato d’acqua e non le persone, insegnanti o coetanei minorenni. Si era improvvisato reporter attuando una forma di denuncia civica, visto che la situazione delle infiltrazioni si prolungava da tempo e si era consultato con i genitori. Lo studente aveva detto di essere stato autorizzato da un insegnante, ma quest’ultimo ha negato di averlo fatto. Ciò che ha indispettito la famiglia è il trattamento subito dallo studente. “Abbiamo rappresentato come una richiesta di colloquio dei genitori con la dirigenza scolastica non sia mai stata accolta. Anzi, il ragazzo è stato convocato da solo, per discolparsi, di fronte ad alcuni insegnanti. – spiega l’avvocato Florit – Non era stato avvisato dell’audizione in anticipo, né gli è stato consentito di venire assistito dai genitori o da un adulto”. L’Ufficio scolastico regionale non ha però ritenuto irrituale tale modalità.

Intervistato dal Gazzettino, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza dell’istituto, Antonio Sorella, ha dichiarato: “La materia sulla sicurezza è norma cogente, vuol dire speciale. Supera le altre norme del regolamento. Devi agire velocemente, si basa sulla prevenzione. Il papà del ragazzo, prima del ricorso, aveva chiesto un incontro alla dirigente per cercare di spiegarsi. Incontro che non c’è mai stato. È stata un’occasione persa, perché si poteva sfruttare questa vicenda per promuovere una cultura della prevenzione tra gli studenti”.

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Autore
Il Fatto Quotidiano

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