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Strage sul Lago Maggiore, "l'Iran dietro la morte degli 007 italiani"

  • Postato il 22 aprile 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 4 min di lettura
Strage sul Lago Maggiore, "l'Iran dietro la morte degli 007 italiani"
Strage sul Lago Maggiore, "l'Iran dietro la morte degli 007 italiani"

Ora il velo è squarciato, dietro il naufragio della Gooduria, affondata il 28 maggio 2023 nelle acque del Lago Maggiore, si nascondeva una missione segreta degna di un romanzo di spionaggio. A bordo non c’erano turisti, ma 007 italiani e israeliani impegnati a fermare Teheran. Obiettivo: impedire all’Iran di “ottenere armi avanzate”. 
A far luce è il capo del Mossad, David Barnea, durante una cerimonia ufficiale. E le sue parole - riportate dal Messaggero - gelano il sangue: quella tempesta improvvisa potrebbe non essere stata affatto naturale.

Dietro il maltempo, il sospetto è pesantissimo: una mano esterna, forse i servizi iraniani, avrebbe scatenato il caos per eliminare i presenti. Tre morti, ufficialmente vittime del naufragio: gli agenti Claudio Alonzi, Tiziana Barnobi e l’israeliano noto come M., capo della missione. Morì affogata insieme agli 007 anche la russa Anya Bozhkova, moglie dello skipper Claudio Carminati. Quest'ultimo, armatore e comandante della barca, all'inizio dell'estate 2024 ha patteggiato 4 anni di pena per naufragio colposo davanti al gup del Tribunale di Busto Arsizio. “Un agente del Mossad… è stato ucciso all’estero durante operazioni contro l’Iran”, ha dichiarato Barnea. Ucciso, non morto. Una parola che cambia tutto. E poi c’è l’operazione “Leone Ruggente”. “I miei pensieri e il mio cuore erano colmi di orgoglio…”, ha aggiunto il numero uno del Mossad, sottolineando come quella missione abbia inciso “in modo significativo” nella campagna contro Teheran. Tradotto: quella riunione sul lago non era un dettaglio, ma un tassello chiave. Intanto resta una scia di ombre.

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La presenza di agenti, il rimpatrio immediato degli israeliani, il silenzio durato mesi. E un dettaglio che inquieta: la barca era a pochi metri dalla riva quando è colata a picco. Troppo vicino per morire per caso, troppo strano per essere solo sfortuna. Ufficialmente resta un naufragio. Ma tra “attività operativa” e sospetti di sabotaggio, la sensazione è una sola: qualcuno, quella sera, sapeva esattamente cosa stava facendo. Curiose le frasi commemorative sulle targhe funebri per i due 007 italiani, su cui c’è scritto: “Perde la vita il 28 maggio 2023 nel corso dello svolgimento di una delicata attività operativa con i servizi collegati esteri”.

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Autore
Libero Quotidiano

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