Stipendi insegnanti in Italia, si guadagna fino al 36% in meno degli altri lavoratori laureati: i dati Ocse
- Postato il 4 ottobre 2026
- Economia
- Di Blitz
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Il rapporto Ocse Education at a Glance 2026 ha fotografato una situazione in cui in Italia il vantaggio salariale per gli adulti con la laurea è inferiore alla media Ocse. Nel rapporto viene sottolineato che i lavoratori a tempo pieno laureati o con specializzazioni post-laurea guadagnano il 35% in più rispetto a coloro che hanno un’istruzione secondaria superiore o post-secondaria non universitaria, contro una media del 54% nei Paesi Ocse.
In sostanza, gli insegnanti italiani guadagnano meno rispetto ad altri lavoratori con istruzione terziaria: gli insegnanti della scuola dell’infanzia guadagnano in media il 36% in meno e quelli della scuola secondaria di primo grado il 33% in meno. Nel rapporto, però, viene specificato che l’Italia ha recentemente adottato misure per aumentare gli stipendi degli insegnanti.
I dati Ocse
Nel nostro Paese gli insegnanti tendono ad avere una età elevata: nel 2024 il 36% degli insegnanti delle scuole secondarie aveva 55 anni o più (in calo rispetto al 46% del 2015), rispetto al 23% degli occupati in possesso di almeno una laurea magistrale e al 23% della popolazione occupata complessiva. In media, nei Paesi per i quali sono disponibili dati, il 25% degli insegnanti delle scuole secondarie ha 55 anni o più, rispetto al 19% degli occupati in possesso di almeno una laurea magistrale e al 21% della popolazione occupata complessiva.
Un altro capitolo centrale del report riguarda le risorse finanziarie destinate all’istruzione. Dai dati relativi al 2023, la spesa pubblica italiana resta al di sotto dei parametri medi dell’area Ocse sia per la scuola primaria e secondaria, sia per l’università. Nei paesi Ocse, infatti, la spesa pubblica per l’istruzione primaria e post-secondaria non terziaria ammontava al 3% del Pil, mentre raggiungeva l’1% a livello terziario. In Italia, la spesa pubblica era inferiore, pari al 2,7% per l’istruzione primaria e post-secondaria non terziaria e allo 0,7% per l’istruzione terziaria (l’università).
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