Stellantis divide Melfi l’indotto resta sospeso
- Postato il 24 maggio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Stellantis divide Melfi l’indotto resta sospeso
Nonostante gli annunci globali di Stellantis, il Movimento 5 Stelle sollecita tutele immediate per l’indotto di Melfi, colpito da gravi crisi occupazionali.
“Le promesse non bastano a chi presidia i cancelli da oltre duecento giorni”. Il Movimento 5 Stelle, attraverso le consigliere regionali Alessia Araneo e Viviana Verri e il deputato Arnaldo Lomuti, torna a chiedere interventi immediati per accompagnare la transizione industriale dell’area di San Nicola di Melfi. Il futuro industriale di Melfi torna al centro del dibattito nazionale dopo la presentazione del piano “FaSTLAne 2030” da parte dell’Ad di Stellantis Antonio Filosa ad Auburn Hills, negli Stati Uniti. La conferma dello stabilimento lucano come polo strategico del gruppo e l’annuncio di un quinto modello Alfa Romeo rappresentano segnali attesi dal territorio, ma in Basilicata prevale ancora la prudenza.
Perché dietro gli annunci internazionali restano aperte le crises dell’indotto automotive, con aziende in sofferenza e centinaia di lavoratori senza prospettive certe. Secondo i dati richiamati dal M5S, lo stabilimento Stellantis di Melfi nel primo trimestre 2026 ha prodotto oltre 17 mila vetture, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Numeri che però non bastano ancora a garantire la piena saturazione produttiva e soprattutto non si traducono automaticamente in stabilità occupazionale per le aziende fornitrici.
STELLANTIS LA CRISI DELL’INDOTTO DI MELFI: LE VERTENZE APERTE DI PMC, BROSE E TIBERINA
Le situazioni più delicate riguardano PMC, Brose e Tiberina. PMC continua a vivere una fase di forte incertezza, senza commesse Stellantis e con i lavoratori in cassa integrazione. Al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy dello scorso primo aprile è stato presentato l’interesse di un potenziale investitore, Costruzioni Srl, con un progetto di riconversione verso un impianto di bitume e una piattaforma per il recupero dei rifiuti. Un’ipotesi che prevederebbe il possibile assorbimento del personale PMC e Brose nell’arco di due anni, ma il piano industriale non è stato ancora illustrato né ai sindacati né ai lavoratori.
Il prossimo passaggio decisivo è fissato per l’8 giugno. Anche Brose resta senza una chiara prospettiva industriale, nonostante l’avvio di percorsi di riqualificazione del personale, mentre “Tiberina Melfi lavora con carichi produttivi ridotti, sufficienti – denunciano gli esponenti del M5s – a coprire appena una trentina di addetti sui circa 120 occupati”.
LE ACCUSE ALLA REGIONE E LE RICHIESTE SUL FONDO AUTOMOTIVE
Dal fronte politico si punta il dito soprattutto contro Regione Basilicata e Governo nazionale. Per Araneo e Verri, il presidente Vito Bardi e l’assessore allo Sviluppo economico Francesco Cupparo non possono limitarsi ad accogliere positivamente gli annunci di Stellantis senza garantire una presenza costante nei tavoli ministeriali. Lomuti chiede invece “un cronoprogramma pubblico e vincolante per l’avvio del quinto modello Alfa Romeo, indicato come un nuovo C-SUV del Biscione, e chiarezza sulla distribuzione delle risorse del Fondo Automotive da 1,6 miliardi di euro destinato alla filiera fino al 2030”.
STELLANTIS, L’INDOTTO DI MELFI: LA DISTANZA TRA GLI ANNUNCI INTERNAZIONALI E I POSTI DI LAVORO REALI
Il nodo centrale resta il tempo. Perché il nuovo piano industriale guarda al 2030, mentre a Melfi la crisi dell’indotto è già realtà. E tra gli operai cresce la convinzione che la distanza tra un annuncio e un posto di lavoro garantito sia ancora tutta da colmare. “Continueremo a seguire questa vertenza con la stessa costanza di sempre – conclude Lomuti -. Un piano da 60 miliardi in Michigan non chiude nessuna delle vertenze aperte in Basilicata. Le chiude il lavoro, non gli annunci.
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Stellantis divide Melfi l’indotto resta sospeso