Startup italiana sfida i giganti del beverage
- Postato il 29 aprile 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Startup italiana sfida i giganti del beverage
Roma, 24 apr. – Il settore vinicolo italiano attraversa una fase di profonda trasformazione, con l’export tradizionale che ha registrato un calo del 3,7% nel 2025, raggiungendo 7,78 miliardi di euro, mentre emergono nuovi modelli di business digitali che stanno rivoluzionando l’approccio all’internazionalizzazione. La contrazione è particolarmente evidente negli Stati Uniti, dove si registra un calo del 9,2%, nonostante una lieve crescita nei mercati UE.Parallelo a questa difficoltà del canale tradizionale, il mercato globale dell’e-commerce per alcolici mostra dinamiche completamente diverse, con una crescita prevista del 66% nel periodo 2020-2025, trainata principalmente dagli Stati Uniti. Il valore dell’e-commerce di vino è stimato raggiungere 42 miliardi di dollari entro il 2025, evidenziando come i canali digitali stiano diventando sempre più strategici per il settore.’Il problema principale del settore non è la sovrapproduzione, ma l’incapacità di molti produttori di accedere ai mercati internazionali’, spiega Gian Maria Aprigliano, ingegnere energetico di 32 anni che ha fondato, insieme al fratello Cristiano, ingegnere informatico, Bottle of Italy. ‘Quando vedi aziende che esistono da 30-40 anni limitate a 10-15 paesi, capisci che c’è un gap enorme da colmare. Noi serviamo 97 paesi con 23.000 prodotti, dimostrando che il mercato c’è, ma serve un approccio diverso’.La sfida principale per i piccoli produttori risiede nella complessità burocratica e normativa dell’export. La gestione delle accise, dell’IVA e degli aspetti doganali rappresenta una barriera quasi insormontabile per realtà medio piccole. ‘Un piccolo produttore non può permettersi di gestire internamente tutti gli adempimenti fiscali di 97 paesi diversi’, continua Aprigliano. ‘Per questo abbiamo sviluppato internamente tutti i sistemi di gestione, dai CRM alla logistica, creando una piattaforma che permette anche al più piccolo produttore di raggiungere mercati come il Sudafrica, il Giappone o gli USA. Il mercato globale del beverage vale 85 miliardi e noi ne tocchiamo ancora una frazione minima’ sottolinea Aprigliano. ‘Quando apri altri canali di vendita e altri paesi, stai lavorando su una porzione pari ad una briciola dell’insieme. La contrazione che si registra a livello globale non ci tocca perché abbiamo diversificato geograficamente’.L’innovazione tecnologica sta giocando un ruolo cruciale in questa trasformazione. L’integrazione di intelligenza artificiale per la gestione multilingue, sommelier virtuali e sistemi di packaging brevettati stanno abbattendo le barriere tradizionali del settore. Il tasso di rottura dell’1,32% per spedizioni internazionali dimostra come l’innovazione logistica possa risolvere problemi storici del settore.L’espansione non si limita al vino: il settore spirits mostra una crescita sostenuta, mentre il comparto olio rappresenta un’opportunità ancora largamente inesplorata nell’e-commerce internazionale. ‘L’olio nei supermercati esteri è un bene di lusso, ma online non è toccato quasi da nessuno’, evidenzia Aprigliano. ‘L’aspetto fiscale è più vantaggioso non essendoci accise, ed essendo un prodotto Made in Italy ha comunque un certo appeal’.Le prospettive per il 2026 indicano una crescita degli acquisti online di prodotti in Italia stimata a 40,1 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto al 2025, trainata da food, grocery e beauty. Questo trend supporta l’evoluzione verso modelli di business sempre più digitali e internazionali.’Lanceremo il progetto Marketplace al prossimo Vinitaly, permettendo a centinaia di piccoli produttori di avere una vetrina mondiale’, conclude Aprigliano. ‘Chi produce 5.000 bottiglie avrà la stessa capillarità di distribuzione di un grande gruppo, democratizzando l’accesso ai mercati internazionali’.
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