Staffetta Villa Scassi-Niguarda per il super farmaco destinato ai ragazzi feriti nel rogo di Crans-Montana
- Postato il 9 gennaio 2026
- Scienza
- Di Il Fatto Quotidiano
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Una staffetta silenziosa che corre lungo l’Italia, lontano dai riflettori ma decisiva come poche altre. È il circuito virtuoso della sanità pubblica, della competenza e della solidarietà tra ospedali. Ed è grazie a questa rete se oggi alcuni giovanissimi pazienti, rimasti gravemente feriti nell’incendio del bar di Crans-Montana, stanno combattendo con più armi a disposizione la loro battaglia più dura: quella per la sopravvivenza. Al Niguarda di Milano, dove sono ricoverati alcuni dei ragazzi ustionati, nelle ore successive al loro arrivo è scattata un’emergenza nell’emergenza. Per trattare ustioni estese e profondissime serviva subito un farmaco altamente specialistico, raro, costoso e non disponibile in quel momento nelle scorte dell’ospedale milanese. La risposta è arrivata da Genova, dal Centro Grandi Ustionati dell’Ospedale Villa Scassi: quindici flaconi di estratto di bromelina, per un valore complessivo di circa 20 mila euro, spediti d’urgenza verso il capoluogo lombardo
Non è solo una spedizione di farmaci. Villa Scassi – che aveva dato disponibilità al trattamento di pazienti – è uno degli otto centri italiani certificati dall’European Burns Association per standard qualitativi di altissimo livello, ed è stato tra i primi in Italia a sperimentare e utilizzare questo trattamento innovativo. Quando Niguarda ha chiesto aiuto, Genova ha aperto il proprio magazzino senza esitazioni. Perché, nei grandi ustionati, il tempo non è una variabile: è una questione di vita o di morte.
Perché questo farmaco è così decisivo
Il nome commerciale è NexoBrid. Dietro, c’è una delle innovazioni più radicali degli ultimi decenni nella cura delle ustioni gravi. Il suo principio attivo è la bromelina, un concentrato di enzimi estratti dal gambo dell’ananas. Sembra quasi fantascienza, ma è scienza purissima applicata alla medicina d’urgenza. Quando una persona subisce ustioni profonde, la pelle bruciata forma rapidamente un’escara: una crosta dura, nera, apparentemente “protettiva”, che in realtà diventa un terreno ideale per i batteri. Da lì le infezioni possono entrare nel sangue, scatenando sepsi devastanti. Rimuovere quella pelle morta il prima possibile è vitale. Ma farlo con la chirurgia tradizionale significa interventi lunghi, sanguinamenti importanti, anestesia generale e un ulteriore stress per un corpo già allo stremo.
Il farmaco cambia completamente lo scenario. È un gel enzimatico che viene applicato direttamente sull’ustione e lasciato agire per circa quattro ore. Gli enzimi della bromelina “digeriscono” selettivamente solo il tessuto morto, quello denaturato dal calore, risparmiando in modo sorprendente il tessuto sano sottostante. La selettività arriva fino al 98%. Dopo poche ore, l’escara si stacca con un semplice lavaggio, senza bisturi, senza grandi perdite di sangue. Il risultato è una ferita pulita, pronta per eventuali innesti cutanei, con meno dolore, meno infezioni, meno cicatrici e soprattutto con molte più possibilità di sopravvivenza. È per questo che, come spiega il direttore del Centro Grandi Ustionati di Villa Scassi, Giuseppe Perniciaro, l’introduzione di questa terapia ha rivoluzionato l’approccio alla fase acuta del grande ustionato: se prima si dovevano attendere 5-7 giorni prima di intervenire chirurgicamente, oggi si può agire nelle primissime ore dal trauma.
Una storia di ricerca che nasce lontano
La storia del farmaco inizia all’inizio degli anni Duemila, in Israele, nella cittadina di Yavne. Una piccola biotech, MediWound, decide di sfruttare le proprietà proteolitiche della bromelina e trasformarle in un’arma terapeutica contro uno dei nemici più insidiosi delle ustioni: il tessuto necrotico. Anni di studi, sperimentazioni e trial clinici, come spiegato dal microbiologico Marco Zambianchi in più post su Facebook, portano nel 2012 all’approvazione europea. Poi arrivano l’ok della FDA nel 2022, l’adozione in Giappone e persino il sostegno del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, che lo considera strategico anche in scenari di guerra e disastri di massa.
In Italia il farmaco entra presto nei centri più avanzati, prima con uso compassionevole e poi, dal 2016, con il rimborso del Servizio Sanitario Nazionale. Non è un farmaco “di routine”: costa, scade rapidamente e richiede personale altamente formato. Proprio per questo non tutti gli ospedali ne tengono grandi scorte. Ma quando l’emergenza colpisce duro, come nel caso dei ragazzi di Crans-Montana, la rete fa la differenza. Ogni flacone copre una porzione limitata di superficie corporea. Per un singolo paziente possono servire più flaconi, migliaia di euro di terapia. Ma il vero valore non sta nei numeri: sta nelle possibilità che restituisce. Possibilità di superare la fase critica, di ridurre le complicanze, di affrontare poi il lungo percorso di ricostruzione con un corpo meno devastato.
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