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Spostamenti sicuri, collegamenti con gli alleati ed elusione delle sanzioni: così il Mar Caspio sta diventando l’autostrada logistica della Russia

  • Postato il 22 agosto 2026
  • Mondo
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Spostamenti sicuri, collegamenti con gli alleati ed elusione delle sanzioni: così il Mar Caspio sta diventando l’autostrada logistica della Russia

L’assenza di un confine terrestre condiviso non sta impendendo a Russia e Iran di intrattenere una fitta rete di scambi di forniture militari. Secondo alcune indiscrezioni che citano documenti di un governo europeo, Mosca e Teheran stanno incrementando l’utilizzo del Mar Caspio come rotta di transito e negli ultimi giorni dal territorio russo sarebbe partito verso quello iraniano un carico composto da esplosivi e pezzi di ricambio per droni. Particolarmente utile in una fase in cui non è chiara la piega che prenderà il confronto geopolitico e militare tra la Repubblica Islamica e gli Stati Uniti. Non si tratta di una novità in assoluto, considerando che già a fine luglio l’Ucraina aveva colpito alcune navi russe nel Mar Caspio, sostenendo trasportassero materiale bellico in direzione dell’Iran.

La geografia

A risaltare però è l’ormai evidente definizione di una rotta marittima al riparo da sanzioni internazionali e dalla presenza ingombrante di marine militari appartenenti a Paesi diversi da quelli che si affacciano sul bacino chiuso. Una conformazione geografica che rende impossibile la replica di un blocco logistico come quello imposto dal presidente statunitense Donald Trump nello Stretto di Hormuz e rende relativamente sicura la rotta. I Paesi rivieraschi sono Russia, Iran, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan. Ognuno di essi sfrutta, o vorrebbe sfruttare maggiormente, il Mar Caspio come via di transito commerciale ed energetica e considererebbe una destabilizzazione dello specchio d’acqua come una vera e propria spina nel fianco strategica. Non è un caso che il governo turkmeno abbia protestato con veemenza nei confronti di Kiev a seguito degli attacchi ucraini di fine luglio perché una potenziale crisi all’interno del Caspio renderebbe ancora più aleatori i progetti di Ashgabat sul fronte energetico (un gasdotto sotto al bacino in direzione mercato europeo è un vecchissimo sogno del regime) e logistico.

Arsenale al sicuro

Presa di mira con sempre maggiore frequenza dai droni di Kiev lanciati in risposta agli attacchi missilistici sulle città ucraine, la Russia è in ogni caso in grado di tenere attiva la fornitura di equipaggiamento militare nei confronti dell’Iran perché la controffensiva dell’Ucraina sul territorio russo al momento non sembra in grado di scalfire l’apparato di difesa agli ordini del Cremlino. Gli attacchi si fanno sentire con molta maggior incisività sul fronte logistico, basti pensare alle difficoltà che sta incontrando il gigante russo dell’e-commerce Wildberries, costretto a cercare spazi di immagazzinamento nei Paesi vicini dell’Asia Centrale per mettere al sicuro la sua capacità di operare.

Al riparo dai droni

In ogni caso, il presidente russo Vladimir Putin sembra intenzionato a non correre rischi da questo punto di vista. A inizio agosto ha firmato due direttive per modificare gli accordi di cooperazione tecnico-militare con il Kazakistan e l’Uzbekistan. Al momento non è stato reso pubblico di quali cambiamenti si tratta, ma gli accordi riguardano la fornitura, la manutenzione e la modernizzazione di armamenti e altre forme di cooperazione militare. Alcuni analisti ritengono che Mosca voglia trasferire parte della propria capacità produttiva sul territorio dei due alleati centroasiatici, per metterla contemporaneamente al riparo dalle sanzioni sempre più stringenti e dall’eventualità che i droni ucraini diventino più efficaci. In questo anche la storia potrebbe venire in soccorso del Cremlino: i due Paesi, infatti, dispongono già di infrastrutture in grado di effettuare riparazioni e ammodernamenti di equipaggiamento di origine sovietica/russa, fattore che renderebbe non particolarmente complesso dal punto di vista tecnico produrre in loco. In questo modo anche il canale di fornitura in direzione dell’Iran sarebbe reso ancora più stabile.

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Il Fatto Quotidiano

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