Spiagge e concessioni, senza gare scatta il sequestro per occupazione: il siluro giudiziario della Cassazione
- Postato il 5 febbraio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Provincia. Mentre tra i concessionari savonesi continua a girare la domanda “potremo aprire per Pasqua?”, la Cassazione lancia un “siluro” che lascia davvero poco spazio alle interpretazioni. Nella recentissima sentenza n. 3657/2026, un vero e proprio colpo contro tutti gli escamotage “salva-stagione” 2026, i giudici hanno confermato che chi resta sulle spiagge senza un bando valido non ha titolo legale per farlo e può incorrere in sequestro dello stabilimento e responsabilità penale, secondo l’articolo 1161 del Codice della Navigazione.
È la conferma che le proroghe automatiche previste dalle leggi italiane non hanno valore legale e che il diritto europeo prevale sempre sulle norme nazionali.
Come vi abbiamo raccontato in questi giorni su IVG, la questione delle concessioni balneari nel savonese è caldissima. I recenti pronunciamenti del TAR Liguria hanno già messo in chiaro scadenze e obblighi per i Comuni e i concessionari, arrivando ad indicare termini precisi per le gare e il rischio di spiagge completamente libere se le concessioni non verranno rinnovate tramite procedure pubbliche.
Ma cosa dice – in sostanza – la recente sentenza della Cassazione?
Prima di tutto non è previsto nessun rinnovo automatico: le concessioni demaniali marittime devono essere assegnate tramite gare pubbliche. Chi si basa solo su proroghe rischia il sequestro e il penale. I giudici hanno ribadito il primato del diritto europeo: le norme italiane che estendono le concessioni senza gara sono inefficaci. Il giudice deve disapplicarle.
In questa partita, a rischiare di più – almeno dal punto di vista legale – sono i funzionari comunali, sui quali grava l’onere di firmare atti e autorizzazioni che hanno un peso notevole. Da questo punto di vista, ogni firma può avere conseguenze pesanti.
Mentre chi gestisce uno stabilimento deve verificare che la propria concessione sia valida, ottenuta tramite bando pubblico e rispettosa delle regole europee. La Cassazione ha ribadito che qualsiasi automatismo legislativo oggi non basta più e può diventare un illecito penale.
Su IVG abbiamo seguito da vicino anche le pronunce del TAR Liguria, che hanno fissato scadenze precise per i Comuni di Pietra Ligure, Laigueglia e Sarzana: in tutti e tre i casi il tribunale amministrativo ha annullato le proroghe generali delle concessioni e imposto di concludere le gare entro maggio-giugno 2026, per evitare che entro la prossima stagione le spiagge restino senza affidamenti regolari.
A Pietra Ligure, l’amministrazione ha sottolineato che avrebbe preferito avere più tempo per organizzare le gare, ma ha confermato di essere pronta a procedere entro i termini indicati dal TAR. A Laigueglia, il sindaco ha definito la situazione “delicata”, ammettendo qualche preoccupazione per le conseguenze della sentenza, ma ha garantito che il Comune attiverà i bandi necessari per mettere in ordine le concessioni.
La recente sentenza della Cassazione rafforza ulteriormente un concetto che era già chiaro da tempo: per assegnare o rinnovare le concessioni balneari bisogna andare a gara pubblica. Chi non lo fa rischia non solo sanzioni amministrative, ma anche conseguenze penali.