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Spesa sociale da fame per i Lucani

  • Postato il 1 agosto 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Spesa sociale da fame per i Lucani

Il Quotidiano del Sud
Spesa sociale da fame per i Lucani

Spesa sociale da fame per i Lucani. I comuni tagliano i servizi, Basilicata penultima con 68 euro a persona. Il report della Cgil sui dati nazionali. Istat lancia l’allarme sul regionalismo differenziato e contesta i fondi insufficienti. Nel mirino l’ente potentino, che crolla al centoduesimo posto per gli interventi contro la povertà.


Con soli 68 euro pro capite, i Comuni della Basilicata sprofondano al penultimo posto in Italia per spesa sociale ed assistenziale per abitante, superando soltanto la Calabria. Una fotografia drammatica che emerge dall’ultimo rapporto nazionale della Cgil su base Istat, che svela un profondo divario territoriale. Il report mette a nudo una Basilicata a due velocità e drammaticamente distante dal resto del Paese. Se la media nazionale della spesa per i servizi destinati a minori, anziani, disabili e contrasto alla povertà si attesta a 150 euro per abitante, le regioni del Nord-est viaggiano a una quota media di 207 euro, seguite dal Centro con 165 euro e dal Nord-ovest con 162 euro.

Il Mezzogiorno scivola in coda con 78 euro medi pro capite, trascinato verso il basso proprio dalle performance minime del territorio lucano e di quello calabrese, quest’ultimo tristemente fermo a un ancora più preoccupante 38 euro per persona. I dati complessivi evidenziano che la spesa totale stanziata dai municipi lucani ammonta a quasi 40 milioni di euro, un valore assoluto sopra al solo Molise. Ma il cortocircuito strutturale risiede nelle fonti di finanziamento.

SPESA SOCIALE: LA RIPARTIZIONE DEI FONDI PER I LUCANI E L’ASSENZA DELLE ISTITUZIONI REGIONALI

Le casse comunali sostengono quasi interamente il peso dei servizi, a fronte di una compartecipazione del Sistema sanitario nazionale ferma a 958.869 euro (pari ad appena il 2% del totale, quota minima condivisa con Molise, Sicilia e Puglia) e di un contributo diretto degli utenti che si ferma a 1.822.422 euro. Nel computo complessivo emerge un’assenza totale della compartecipazione finanziaria di Regione e Province, scaricando l’intero welfare locale sulle spalle degli enti di prossimità. Analizzando le singole voci di bilancio, la spesa più consistente sul territorio lucano è assorbita da famiglie e minori con 13.879.393 euro.

Seguono i fondi per la disabilità con 9.810.364 euro, gli anziani con 4.676.181 euro, l’immigrazione con 3.977.702 euro e il contrasto alla povertà con 2.963.088 euro. Marginali i fondi per le dipendenze, pari a 1.008.625 euro, e per la multiutenza, attestati a 489.767 euro. Se le province di Potenza e Matera riescono a posizionarsi prima del centesimo posto per quasi tutte le voci, il capoluogo di regione mostra una faglia preoccupante sulla povertà, scivolando alla 102esima posizione su 107 province italiane. Una deriva che allarma il sindacato, specialmente alla luce delle riforme istituzionali in discussione.

SPESA SOCIALE DEI LUCANI: LADENUNCIA DELLA CGIL E LE PROPOSTE DI RIFORMA DEL WELFARE

“Se l’articolo 3 della Costituzione assicura il principio di uguaglianza sostanziale, i bilanci dei comuni italiani raccontano un’altra storia – denunciano con forza i segretari generali della Cgil Basilicata, Fernando Mega e Giuliana Scarano –. I dati dimostrano come il sistema attuale stia allargando la forbice delle diseguaglianze, lasciando indietro chi ha più bisogno di protezione. I livelli essenziali delle prestazioni sociali rappresentano l’unico argine a questa deriva, specialmente di fronte alle incognite del regionalismo differenziato, che vedrebbe la nostra regione subire conseguenze nefaste, specie per il diritto alla cura”.

Il sindacato contesta frontalmente la gestione burocratica delle tutele minime e l’assenza di investimenti reali da parte delle istituzioni centrali. “Determinare nominalmente i Leps senza stanziare risorse adeguate è un esercizio di ipocrisia istituzionale che questo sindacato respinge al mittente”, incalzano Mega e Scarano. La Cgil propone quindi una duplice strategia: “A livello nazionale pretendiamo il tempestivo e adeguato rifinanziamento strutturale dei Fondi Nazionali e l’aggiornamento dei Piani Nazionali, insieme al superamento della logica dei bandi. A livello territoriale, dobbiamo rafforzare e stimolare la contrattazione sociale”. L’obiettivo resta rimettere al centro della politica lucana i diritti inalienabili delle fasce più deboli: “Rivendichiamo una maggiore attenzione della politica regionale: ogni risorsa spesa deve tradursi in servizi accessibili, in diritti esigibili per l’utenza e in lavoro di qualità per il personale”.

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Spesa sociale da fame per i Lucani

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