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Sottosegretari, stop al referendum: la legge in Calabria non lo consente

  • Postato il 30 aprile 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Sottosegretari, stop al referendum: la legge in Calabria non lo consente

Il Quotidiano del Sud
Sottosegretari, stop al referendum: la legge in Calabria non lo consente

La legge in Calabria non lo consente quindi stop al referendum sui sottosegretari: insorge la minoranza in consiglio regionale


L’ITER per il referendum popolare sull’ultima revisione di Statuto – quella che ha introdotto i sottosegretari e recepito la norma nazionale che aumenta gli assessori – «non può essere avviato». A metterlo nero su bianco ora è il segretario generale del Consiglio regionale Tommaso Calabrò, in risposta ai consiglieri di opposizione che martedì hanno presentato l’istanza per chiedere l’avvio dell’iter referendario. Come previsto dall’articolo 123 della Costituzione: la richiesta, per sottoporre a referendum lo statuto, può essere presentata da un cinquantesimo degli elettori della Regione o da un quinto dei componenti il Consiglio regionale.

Tuttavia, la legge regionale che disciplina questo tipo di referendum – approvata insieme alla revisione dello Statuto che è l’oggetto del contendere – ne ha limitato l’utilizzo. Il referendum non si può richiedere su leggi di revisioni parziali, che coinvolgano aspetti organizzativi o siano mero recepimento di nuove norme nazionali. È a questa norma – a suo tempo contestata dalle opposizioni e fonte di dubbi anche per alcuni costituzionalisti, come il prof Unical Guerino D’Ignazio – che il segretario Calabrò si appella.

«Una decisione che apre un evidente nodo istituzionale: da un lato un diritto riconosciuto dalla Costituzione, dall’altro una norma regionale che ne impedisce l’attuazione concreta» dicono i consiglieri d’opposizione, al termine di un pomeriggio molto teso – nel corso del quale i toni si sono parecchio alzati – nelle stanze del segretario generale Calabrò.
L’intervento della minoranza segue l’iniziativa del Codacons e di altri attivisti che circa un mese fa hanno depositato l’istanza per richiedere l’avvio dell’iter referendario. Senza ricevere risposta. I consiglieri d’opposizione hanno cercato di superare questo «stallo».

“UNA QUESTIONE GIURIDICA E PROFONDAMENTE POLITICA”

«La questione, dunque, non è soltanto giuridica, ma profondamente politica: riguarda il rapporto tra istituzioni e cittadini – proseguono i consiglieri regionali – e la concreta possibilità di esercitare i diritti di partecipazione previsti dalla Costituzione. L’obiettivo resta uno solo: garantire che su scelte così rilevanti sia il popolo calabrese ad avere l’ultima parola».

«Trincerarsi dietro tecnicismi per evitare il confronto con il corpo elettorale è il segno evidente di una politica che ha perso il contatto con la realtà – incalza la consigliera del M5S Elisabetta Barbuto – e con il senso del servizio pubblico. Come Movimento 5 Stelle e come cittadini impegnati per la legalità e la trasparenza continueremo a denunciare queste derive autoritarie. La Calabria non merita di essere governata da chi considera le istituzioni come una proprietà privata». Di «compressione inaccettabile della democrazia» parla il capogruppo di ‘Tridico presidente’ Enzo Bruno. «Una legge regionale non può svuotare un diritto costituzionale» incalza.

Lo scontro ora, promette la minoranza, si sposta fuori dalle istituzioni. «L’obiettivo dichiarato è una mobilitazione popolare, anche attraverso una proposta di legge d’iniziativa popolare che sarà presentata nei prossimi giorni» spiegano i consiglieri d’opposizione. Una strada che avevano già annunciato di voler battere nelle settimane scorse, preferendola al referendum per risparmiarne il costo ai calabresi. Sulla legge di iniziativa popolare si aprirà poi un altro fronte: può una legge ordinaria abrogare una disposizione statutaria?

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