Sostenibilità: il rischio greenwashing e il bisogno di imprese responsabili
- Postato il 8 maggio 2026
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- Di Libero Quotidiano
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Sostenibilità: il rischio greenwashing e il bisogno di imprese responsabili
Negli ultimi anni, la sostenibilità è diventata una delle parole più utilizzate nel mondo dell’impresa. Una presenza costante nei messaggi pubblicitari, nei siti aziendali, nelle dichiarazioni istituzionali.
Ma proprio questa diffusione ha generato un effetto paradossale: più se ne parla, più diventa difficile capire cosa significhi davvero.
Il rischio è quello del greenwashing. Un fenomeno ormai diffuso, in cui il linguaggio della sostenibilità viene utilizzato come leva comunicativa, senza che a questo corrispondano pratiche concrete e verificabili. Una narrazione che rassicura, ma che spesso non regge a un’analisi più approfondita.
In settori complessi, come quello dei metalli preziosi e dei gioielli, il tema è ancora più delicato. La filiera è articolata, l’origine delle materie prime non sempre immediatamente tracciabile e il valore economico resta fortemente legato a logiche tradizionali.
C’è poi un ulteriore elemento: la percezione. Alcuni ambiti, come quello dei cosiddetti “compro oro”, sono storicamente lontani dall’immaginario della sostenibilità o della responsabilità sociale. Un settore spesso considerato opaco, dove il tema principale è sempre stato il prezzo, non il processo.
Proprio per questo, i segnali di cambiamento che arrivano da questo ambito assumono un significato particolare. Negli ultimi anni, alcune realtà hanno iniziato a lavorare su un modello diverso, basato su due direttrici: da un lato la tracciabilità e la verificabilità dei processi, dall’altro l’attenzione alle persone e all’organizzazione.
È il caso di aziende che hanno scelto di sottoporre i propri claim a certificazioni indipendenti, come la ISO 17033, introducendo un livello di controllo che prova a ridurre il rischio di greenwashing e a riportare il tema della sostenibilità su un piano concreto.
Allo stesso tempo, cresce l’attenzione verso la dimensione sociale del lavoro. Non solo ambiente, quindi, ma condizioni, opportunità, equilibrio tra vita professionale e personale.
In questo contesto si inseriscono iniziative istituzionali come l’elenco delle Imprese Responsabili in favore della maternità promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che riconosce le aziende impegnate nel supporto alla genitorialità e nella costruzione di contesti lavorativi più equi.
«In un settore come il nostro, parlare di sostenibilità o di responsabilità può sembrare distante dalla percezione comune», commenta Alessandra Baldissera, General Manager di Oro in Euro . «Per questo abbiamo scelto di lavorare sui processi e non solo sul racconto: rendere verificabili le nostre attività e costruire un ambiente di lavoro equo sono due aspetti dello stesso percorso».
Il dato interessante, in questo caso, non è tanto il riconoscimento in sé, quanto il contesto in cui avviene. Portare logiche di trasparenza, responsabilità e attenzione alle persone in un settore percepito come difficile rappresenta un cambio di paradigma che va oltre la singola azienda.
Il punto, oggi, non è stabilire chi sia “più sostenibile”, ma capire quali realtà stanno provando a rendere questi principi concreti, anche dove sembrava meno probabile.
Perché, in un contesto in cui le parole rischiano di perdere significato, la differenza torna a essere una sola: quella tra chi comunica e chi si assume la responsabilità di dimostrare ciò che fa.