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Sordi dalla nascita: visione potenziata

  • Postato il 22 settembre 2026
  • Di Focus.it
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  • 3 min di lettura
In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

Sordi dalla nascita: visione potenziata
Non potersi affidare ad un canale percettivo porta ad affinare i sensi rimanenti: lo sappiamo da tempo, ma ora uno studio su persone affette da sordità profonda precoce, non udenti dalla nascita o dalla prima infanzia, dimostra fino a che punto il cervello sia in grado di adattarsi a queste assenze e di trarre il meglio da ciò che ha. La sordità permanente sembra alterare il campo visivo, potenziando le capacità visive alla sua estremità: un risultato che sembra dipendere dalla necessità di affidarsi alla vista anche per identificare situazioni di improvviso pericoloso, non rilevabili attraverso stimoli sonori.. In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica PNAS, i ricercatori dell'Università di York, nel Regno Unito, dimostrano come questa riorganizzazione delle risorse neurali avvenga in un punto molto precoce dell'elaborazione visiva, prima ancora che i segnali catturati dalla retina raggiungano la centrale operativa della vista nel cervello. Alla base c'è la plasticità cerebrale, la capacità del cervello di variare funzione e struttura in risposta all'esperienza e ai fini dell'apprendimento, e di compensare o riparare i danni subiti.. Risorse allocate dove più servono. Molti studi precedenti mostrano, a livello comportamentale, come gli individui affetti da sordità precoce abbiano una maggiore sensibilità visiva, soprattutto in risposta a stimoli nel campo visivo periferico. Gli autori dello studio hanno mappato la rappresentazione del campo visivo in 16 adulti con sordità profonda dalla prima infanzia e le hanno confrontate con quelle di 16 persone udenti della stessa età. Le persone sorde hanno mostrato un'attività cerebrale maggiormente orientata verso la visione periferica sia nella corteccia visiva primaria (V1), una regione nella parte posteriore del cervello che elabora le informazioni visive, sia "prima" che le proiezioni visive arrivino al cervello. Questa propensione per la visione periferica si nota infatti già nel nucleo genicolato laterale (NGL) del talamo, una struttura nel cervello che raccoglie l'informazione visiva proveniente dalla retina e la invia alla corteccia visiva.. Non è una questione di volume. La differenza non è dovuta a un diverso volume della corteccia visiva primaria. Piuttosto, scrivono i ricercatori, dipende «da una rappresentazione più piccola del campo visivo centrale nel gruppo dei sordi, il che suggerisce una ridistribuzione delle risorse neurali». Una maggiore dipendenza dalla vista per tutta la vita nelle persone non udenti aveva le aveva condotte a una preferenza neurale per la visione periferica; al contrario, le persone udenti mostravano una preferenza neurale per la visione più centrale. Gli autori spiegano così i risultati: «Il suono può fungere da segnale vitale, aiutando le persone udenti a orientare lo sguardo e l'attenzione verso eventi al di fuori della loro linea di vista centrale, soprattutto nella periferia estrema dove la vista è in genere scarsa. Senza segnali sonori, le persone sorde usano la vista come un "sistema di allarme precoce" per gli eventi periferici; infatti, gli adulti sordi mostrano prestazioni superiori nei compiti periferici che implicano il rilevamento o l'attenzione a bersagli transitori o in movimento»..
Autore
Focus.it

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