“Sono stata schedata illegalmente per aver chiesto alla Guardia costiera di soccorrere i migranti”: parla un’attivista indagata da Europol
- Postato il 21 luglio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Un'attivista austriaca per i diritti umani denuncia di essere stata sottoposta a sorveglianza illegale da parte delle autorità europee. Nathalie Gruber, impegnata nel monitoraggio delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo e nel supporto ai migranti in Grecia, è finita sotto inchiesta da Europol. Il caso solleva interrogativi sulla criminalizzazione dell'attivismo umanitario e sulla legalità delle pratiche di intelligence nei confronti di volontari che documentano interventi di salvataggio in mare.
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“Sono stata messa illegalmente sotto la lente di ingrandimento per aver chiesto alla Guardia costiera di soccorrere le persone in difficoltà”. L’austriaca Nathalie Gruber è una degli attivisti per i diritti umani finiti sotto indagine per il lavoro di monitoraggio e volontariato a favore dei migranti in Grecia. Secondo alcune inchieste giornalistiche, i suoi dati insieme a quelli di altre migliaia di persone sono stati archiviati da Europol, l’agenzia della Ue per la lotta al crimine, attraverso un sistema di tecnologie illegale.
Può spiegarci cosa le è successo?
“Facevo parte di un gruppo di persone impegnate a monitorare in Grecia le violazioni dei diritti fondamentali alle frontiere esterne dell’Ue quando, a un certo punto, mi sono ritrovata indagata. Nonostante l’assoluzione all’inizio del 2024, i miei dati personali sono stati trasferiti illegalmente da Frontex a Europol e archiviati nel sistema informatico “ombra“. Il Garante europeo della protezione dei dati in in questi anni non ha mai risposto alle mie denunce, fino alla settimana scorsa quando ho ricevuto la comunicazione della sua decisione.
Cosa le ha detto?
Una cosa incredibile. Ha accettato la spiegazione di Europol secondo cui i miei dati sono stati trattati perché il mio lavoro era finalizzato a ‘costringere’ le autorità competenti di protezione delle frontiere a soccorrere i migranti. In altre parole sono stata messa illegalmente sotto la lente di ingrandimento per aver chiesto alla guardia costiera di adempiere al proprio compito di soccorrere le persone in difficoltà. Questo però non costituisce reato ai sensi di alcuna legge.
Come ha scoperto che Europol stava indagando illegalmente su di lei?
Nel 2021, volevo sapere se la mia criminalizzazione in Grecia si fosse estesa anche al di fuori e, pertanto, ho presentato richieste di accesso ai dati alle autorità del mio paese natale, l’Austria, all’Interpol e all’Europol. L’Austria e l’Interpol hanno risposto prontamente, affermando di non essere in possesso di alcuna informazione su di me. Europol, invece, ha risposto mesi dopo la scadenza del termine legale, rifiutandosi di divulgare qualsiasi informazione e sostenendo che ciò avrebbe potuto compromettere un’indagine di uno Stato membro. A quel punto, non mi restava molto da fare se non presentare un reclamo al Garante europeo della protezione dei dati, cosa che ho fatto nel novembre 2022. Ho poi atteso tre anni e otto mesi per una decisione.
Quale è stata?
Premetto che mentre il reclamo era in sospeso, alcuni giornalisti investigativi hanno scoperto prove che suggerivano che Frontex potesse aver trasferito illegalmente dati personali all’Europol e che quest’ultima gestisse un sistema informatico ombra illegale al di fuori del quadro giuridico stabilito dal Regolamento Europol. Poiché anche Frontex era stata implicata, avevo e ho validi motivi per sospettare che i miei dati possano essere giunti all’Europol anche attraverso questi canali illegali. In seguito alla mia assoluzione, Europol mi ha finalmente concesso un accesso parziale ai miei dati. La divulgazione non ha risposto a quasi nessuna delle mie domande, anzi ne ha sollevate molte di più. Per accertare se Frontex avesse condiviso i miei dati, ho anche presentato reclami contro Frontex. Uno è stato respinto rimandandomi a Europol. Un altro, presentato dai miei avvocati di Front-Lex all’inizio di quest’anno, è stato semplicemente ignorato.
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