Sono napoletano e non mi piace la canzone di Sal Da Vinci. Ma basta coi commenti intolleranti!
- Postato il 4 marzo 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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di Gabriele Iodice
Sono napoletano, ho quasi quaranta anni e sono single e di sinistra (non quella del PD). E non mi riconosco nello stereotipo del napoletano visto dagli altri: adoro De André, Lucio Dalla, ma anche i Radiohead, i Muse etc…
Sal Da Vinci vince Sanremo e io mi ritrovo la bacheca dei social piena di gente che lo osanna o che lo disprezza. Il patriarcato – urlano. Il testo è medievale!
E io cosa ne penso?
Istintivamente la sua musica, il testo, il tema, tutto il suo messaggio non fa per me, semplicemente non mi piace. Indubbiamente è un cantante eccellente, si sa muovere sul palco, scandisce bene le parole, si presenta in modo pulito, forse sa emozionare (di certo non me). Un pezzetto di me simpatizza per lui, è inevitabile quando senti il tuo dialetto. Ma… no, non mi piace, mi spiace. E ora rappresenterà l’Italia all’Eurovision. Apriti cielo.
Ho passato ore a leggere commenti, anche stranieri ed è lampante che i più cattivi siamo noi italiani. Molti pensano che questo sia l’ennesimo capitolo del Nord contro il Sud, una storia trita e ritrita: il sofisticato individualista Nord europeo che accusa il retrogrado Sud sentimentale che si difende con questo fare da vittima. Li odio entrambi.
Pensare che noi italiani abbiamo una specie di complesso di inferiorità verso l’Europa e il mondo, per cui cerchiamo di uniformarci a tutti i costi al modello che arriva da fuori, e quando una parte d’Italia non vuole farlo, ci scagliamo contro con forza. Lo ripeto, a me non piace per nulla questa canzone, così come in passato non mi piacevano per nulla Mahmood, Emma e altri ma non mi sono mai sentito così “sporco”.
Un’altra cosa che percepisco, ormai da tempo, è l’intolleranza: siamo diventati tutti intolleranti e giudicanti. Sappiamo noi cosa è meglio per tutti. Volevamo liberare il mondo, noi di sinistra, dal pensiero unico, dal patriarcato, volevamo liberare le donne dal giogo del maschio, dall’obbligo alla cura e invece alla fine abbiamo imposto loro un altro modello. Oggi dirsi amore per sempre è patriarcale. Il matrimonio è retrogrado. Ma perché? Perché non riusciamo ad ascoltare quello che le persone vogliono. Ci sono donne e uomini che vogliono investire tempo su se stessi e vivere la propria indipendenza e ci sono uomini e donne che vogliono invece vivere la loro vita insieme. Ma chi siamo noi per approvare le loro scelte?
Scegliere il matrimonio è anche indipendenza, non vuol dire necessariamente annichilirsi nell’altro.
L’Italia è anche Napoli e Napoli è anche questo. E se Sal Da Vinci piacesse a chi fuori da questo fantastico paese è libero da ideologie, invece? Io sono curioso di vedere come va a finire.
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