Soldi dei tagli di Musk, entrate dei dazi: tutti i dividendi (fantasma) promessi da Trump agli americani
- Postato il 10 settembre 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Un impegno da oltre 1.000 miliardi di dollari. Tanto costerebbe il “dividendo Trump da 5.000 dollari” promesso dal presidente degli Stati Uniti a circa 270 milioni di cittadini adulti americani se il Grand Ol’ Party vincerà alle elezioni di midterm di novembre. Dinanzi alla folla acclamante accorsa alla convention repubblicana di Dallas, il tycoon non ha fatto cenno a dove avrebbe intenzione di prendere tanti soldi e l’annuncio ne ricorda altri fatti nel primo e nel secondo mandato.
La distribuzione dei tagli di Musk
Nel febbraio 2025, inizio del suo secondo mandato, il tycoon aveva affermato che l’amministrazione stava valutando l’ipotesi di dividere tra i cittadini il 20% dei risparmi derivanti dai tagli che in quel periodo il Dipartimento per l’Efficienza Governativa (Doge) di Elon Musk stava infliggendo ai costi della pubblica amministrazione. L’idea era nata da un suggerimento online del Ceo di una società di investimenti, James Fishback, a cui Musk aveva risposto dicendo che avrebbe “verificato con il presidente”. La proposta partiva dal presupposto che il Doge avrebbe realizzato risparmi per 2 trilioni di dollari: prelevando il 20% – ovvero circa 400 miliardi di dollari – da questo tesoretto, secondo il piano di Fishback si sarebbe potuto predisporre un rimborso fiscale di 5.000 dollari per 79 milioni di famiglie. Il capo della Casa Bianca aveva spiegato che la possibilità di ricevere dividendi avrebbe incentivato i cittadini a segnalare gli sprechi di denaro pubblico: “Li denunceranno loro stessi, parteciperanno al processo che ci farà risparmiare denaro”. Ma non se ne fece nulla perché i tagli reali effettuati dal team di Musk non generarono il volume di entrate sperato e il dividendo non fu mai approvato.
La promessa sui dazi
A novembre, poi, nei giorni in cui la Corte Suprema discuteva della legittimità della sua politica tariffaria, Trump aveva promesso agli americani “un dividendo di almeno 2.000 dollari a persona (esclusi i redditi più alti!)”, proveniente dai “migliaia di miliardi di dollari” di dazi commerciali che, a suo dire, la sua amministrazione stava riscuotendo. L’annuncio aveva colto di sorpresa la sua stessa amministrazione, tanto che in un’intervista ad Abc News il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva ammesso di non aver mai parlato con il presidente della misura, aggiungendo che ove mai avesse visto la luce essa avrebbe potuto “assumere diverse forme e modalità. Potrebbe trattarsi, ad esempio, delle riduzioni fiscali previste dal programma del presidente. Niente tasse sulle mance, niente tasse sugli straordinari, niente tasse sulla previdenza sociale, deducibilità dei prestiti auto. Insomma, si tratta di deduzioni consistenti”. Neanche quelle però divennero mai realtà, anche perché nel febbraio 2026 la Corte Suprema ha bocciato gran parte dei dazi, aprendo la strada a possibili rimborsi per oltre 130 miliardi di dollari alle imprese.
Il precedente elettorale del Covid
In nessuno dei due casi, tuttavia, Trump aveva legato l’erogazione dei bonus a una scadenza elettorale. Lo ha fatto invece in maniera tacita nella primavera del 2020, all’inizio della pandemia di Covid-19. Il 27 marzo il tycoon firmò il CARES Act, una legge che varava un pacchetto di aiuti da 2.200 miliardi di dollari per sostenere le imprese, fornire risorse urgenti agli operatori sanitari sovraccarichi e aiutare le famiglie in difficoltà a causa dell’epidemia. In tutto l’Internal Revenue Service distribuì circa 162 milioni di contributi tra i 500 e i 2.400 dollari. Trump insistette perché gli assegni recassero la sua firma autografa, ma il Partito democratico insorse accusandolo di aver voluto sfruttare la crisi a poche mesi dalle elezioni e i suoi uffici legislativi gli risposero che l’ordinamento lo impediva. Così, al posto della firma, nell’angolo in basso a sinistra dell’assegno fu stampato in lettere chiare il testo “President Donald J. Trump”, subito sotto la dicitura “Economic Impact Payment”. Sconfitto ma non domo, il tycoon ottenne comunque un risultato: la Casa Bianca inviò a circa 130 milioni di contribuenti una lettera ufficiale su carta intestata, firmata in calce dal presidente, che rivendicava la misura ed elogiava la risposta dell’amministrazione alla pandemia. La missiva era datata 15 aprile 2020. Sette mesi dopo, il 3 novembre, gli americani tornarono alle urne per le presidenziali ed elessero Joe Biden.
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