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Slow food, dalla Calabria in arrivo quattro nuovi presìdi

  • Postato il 9 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Slow food, dalla Calabria in arrivo quattro nuovi presìdi

Il Quotidiano del Sud
Slow food, dalla Calabria in arrivo quattro nuovi presìdi

I quattro nuovi presìdi di Slow food in Calabria saranno presentati a Terra Madre di Torino: aglio rosa di Nicastro, pesca tardiva di Magisano, oliva geracese, fagioli pappaluni


SARANNO presentati a Terra Madre Salone del Gusto di Torino i nuovi Presìdi Slow food. Quattro le novità che arrivano dalla Calabria: l’aglio rosa di Nicastro, la pesca tardiva di Magisano, l’oliva geracese e i fagioli pappaluni, che si aggiungono a quelli già esistenti e “vedranno la luce” a Torino, nella grande festa che accoglie il meglio della biodiversità targata Slow Food.
Per quattro giorni, dal 24 al 27 settembre, piazze, vie e cortili della città piemontese ospiteranno centinaia di espositori e produttori.

PRESÌDI SLOW FOOD PER SALVAGUARDARE LE PRODUZIONI TRADIZIONALI A RISCHIO ESTINZIONE

I progetti dei presìdi Slow food hanno l’obiettivo di salvaguardare piccole produzioni tradizionali a rischio d’estinzione: gli ultimi ingressi riguardano legumi, ortaggi, frutta, lievitati, mieli e formaggi che non rappresentano soltanto alimenti “buoni, puliti e giusti”: «sono storie di agricoltori e contadine, allevatori e pastore, artigiani e artigiane del cibo» che con determinazione e visione scommettono «su varietà autoctone e razze locali che l’omologazione – della cultura alimentare, del gusto, del commercio – rischierebbe di cancellare per sempre» spiegano da Slow food.

IN CALBRIA GIÀ RICONOSCIUTI 16 PRESÌDI SLOW FOOD

In Calabria sono già riconosciuti 16 presìdi: il poverello bianco, la cipolla di Castrovillari, la melanzana violetta, l’arancia tardiva di Trebisacce, il pomodoro di Zagarise, i fagioli di Cortale, il pecorino del Poro, la piparella, l’arancia belladonna, le prugne dei frati, il caprino d’Aspromonte, il moscato di Saracena, il caciocavallo di Ciminà, la podolica, il Gammune di Belmonte, il capocollo azze anca grecanico.

Di quel patrimonio immenso di sapori e riti, artigianalità e cultura Slow food, il movimento dei cibo, ha scelto di tutelare le gemme alimentari che diventano presìdi (oltre 130 in Italia) per la loro riconoscibile importanza anche storica, per la vita delle comunità entro cui sono nate e si sono sviluppate.

IL NUOVO PROGETTO SLOW FOOD SULLA CASTANICOLTURA TRADIZIONALE

E c’è un nuovo Presìdio che unisce tutta la penisola: quello della castanicoltura tradizionale. Un progetto che, partendo dal cosiddetto “albero del pane”, mette al centro la rigenerazione delle Terre Alte nel loro complesso. Anche questo comprende la Calabria con le sue varietà di castagne dalle caratteristiche particolari, un prodotto del bosco prezioso, che accompagna l’alimentazione dei calabresi da secoli, anticamente nota come “il pane dei poveri”.
«Per lungo tempo il castagno – spiegano da Slow food – ha rappresentato una ricchezza straordinaria per i montanari di tutta Italia, assicurando frutti buoni, nutrienti e in grado di conservarsi a lungo, se essiccati o trasformati».

«Nel secondo dopoguerra, complice il progressivo abbandono delle aree interne, il settore della castanicoltura ha attraversato una fase complicata, ma oggi l’interesse per una coltura che assicura frutti dalle eccellenti qualità nutrizionali vive una nuova ondata di interesse».

«Tuttavia, le sfide che riguardano la castanicoltura non mancano: molti investimenti puntano a trasformarla in una coltura intensiva di pianura, mentre i castagneti da sempre hanno un ruolo cruciale negli ecosistemi montani, contribuendo a salvaguardare l’integrità ecologica del paesaggio, proteggendo il suolo, catturando CO2 e assicurano la tenuta dei versanti altrimenti esposti a frane e smottamenti».
Ecco perché il Presìdio Slow Food mira a sostenere la castanicoltura tradizionale. Ha l’obiettivo di promuovere il recupero della coltivazione dei castagneti, tutelare e diffondere le varietà locali, recuperare e valorizzare l’architettura rurale legata alla lavorazione, potenziare la collaborazione tra ricercatori, tecnici e castanicoltori, diffondere la conoscenza della castanicoltura da frutto come patrimonio ambientale, sociale, economico e culturale collettivo, valorizzare e innovare gli usi gastronomici.

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