Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Sigfrido Ranucci, bella la vita del cronista rosso

  • Postato il 5 maggio 2026
  • Personaggi
  • Di Libero Quotidiano
  • 0 Visualizzazioni
  • 7 min di lettura
Sigfrido Ranucci, bella la vita del cronista rosso
Sigfrido Ranucci, bella la vita del cronista rosso

Basta, ho deciso: se rinasco, faccio il giornalista di sinistra. Non perché Elly Schlein mi abbia convertito sulla via del Nazareno. Tutt’altro. È mero calcolo, il mio. Vasco Rossi voleva una vita come Steve McQueen, io mi accontento di Sigfrido Ranucci. Ma che bello è... Accusi un innocente e puoi atteggiarti a vittima, insinui un sospetto infamante su un ministro e te la cavi con un buffetto, annunci una notizia inesistente e ci sono due milioni di tele-partigiani che si sintonizzano per ascoltarla.

Per forza l’80 per cento dei miei colleghi è progressista. Se quello che ha fatto il conduttore di Report a Carlo Nordio lo avesse fatto uno di noi di Libero a un qualsiasi esponente del centrosinistra, ci sarebbero interrogazioni parlamentari contro di lui e cortei in piazza per chiedere alla tv pubblica di rimuoverlo. Non solo, subirebbe un Daspo televisivo da ogni rete e un processo dall’Ordine dei Giornalisti a rete unificate, più un’accusa di diffamazione dal trinariciuto di turno infangato. Al vicedirettore Rai invece è bastato far finta di cospargersi il capo di cenere per bullarsi degli ottimi ascolti; forse a questo punto si aspetta addirittura i ringraziamenti da Viale Mazzini.

 

[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47560075]]

Adesso io non la voglio menare troppo con la storia del servizio pubblico, che è argomento da sacerdoti rossi e ancora non ho fatto il salto, però gli ascolti per un reporter d’inchiesta sulla tv di Stato non dovrebbero essere tutto. Se Sigfrido annuncia un suo spogliarello in diretta per la prossima domenica, visto che quelli di Nicole Minetti in Uruguay sembra non averli, sono certo che va anche oltre l’ottimo dieci per cento di cui si vanta. Ma il prezzo è fare un altro lavoro. La differenza tra un giornalista e uno che ci prova? Il primo dice sempre un po’ meno di quel che sa, il secondo spesso molto di più. È il caso di Ranucci che da notizie non verificate sul governo, per di più da fonti anonime. La cenere che si è messo sulla testa è quel che rimane della credibilità di Report.

Non sono un moralista. Se va così, posso anche valutare di adeguarmi, purché però il conto alla cassa sia uguale a quello che pagherà Sigfrido. Già, perché per i giornalisti che non hanno il pedigree giusto la solfa è un po’ diversa. Ricordo di essere stato censurato dai miei colleghi perché a Milano ci sono due scuole con lo stesso nome e in una pagina in fondo delle cronache locali era stata sbagliata una didascalia. Il giornalista che aveva confezionato la pagina aveva scambiato il liceo classico con il linguistico.

 

[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47563081]]

Nell’articolo l’indicazione era corretta, ma tanto bastò per aprire un processo nei miei confronti, che costò tempo, stress e denaro e si concluse con la mia condanna già scritta perché non avevo verificato tutte le didascalie del giornale. Una condanna da colleghi che dovrebbero sapere com’è il lavoro, non da un magistrato che può anche non saperlo. Il nostro è il solo Ordine che persegue la categoria anziché tutelarla. Ma attenzione, non tutti: qualcuno è più perseguibile degli altri. Conta il peccatore, non il peccato. C’è chi può rivendicare di aver dato del bastardo a un ministro, come ha fatto Roberto Saviano, o può far circolare l’idea che un altro sia andato all’altro capo del mondo per partecipare a festini tutti da verificare, e avere la bacheca piena di premi e chi invece si è visto chiedere centomila euro dall’Associazione Nazionale Magistrati per aver criticato la categoria in toga con un’espressione pesante, ritrattata in tempo reale. Ma neppure la cenere è uguale per tutti.

Pare che l’Italia sia scivolata al cinquantaseiesimo posto quanto a libertà di stampa. Ranucci e compagni non si preoccupino: nella libertà di sparare cavolate, di insultare il centrodestra e impacchettare servizi faziosi claudicanti restiamo ai primissimi posti. Se poi al governo torneranno i loro amici...

Continua a leggere...

Autore
Libero Quotidiano

Potrebbero anche piacerti