Siderno, Antonio Commisso, il boss che controllava le assunzioni
- Postato il 19 febbraio 2026
- Notizie
- Di Quotidiano del Sud
- 3 Visualizzazioni
Il Quotidiano del Sud
Siderno, Antonio Commisso, il boss che controllava le assunzioni

Il ruolo di vertice del boss Antonio Commisso delineato dall’inchiesta della Dda contro la cosca di ‘ndrangheta di Siderno: controllava le assunzioni e intervenne anche per far dilazionare il debito di gioco del figlio di un assessore
SIDERNO – Le sette persone fermate l’altra notte a Siderno attendono, in carcere, l’interrogatorio di garanzia. Le accuse per loro sono pesanti, per come si rileva dalle circa cinquecento pagine del provvedimento a firma dei magistrati della Dda di Reggio Calabria, diretta da Giuseppe Borrelli. I Sostituti Vittorio Fava e Domenico Cappelleri, compreso il magistrato coordinatore della stessa Procura per la fascia jonica, Giuseppe Lombardo, hanno firmato il decreto di fermo a conclusione di una indagine durata diversi anni e condotta dai Carabinieri del Ros.
E sono stati proprio loro ad eseguire il provvedimento nei confronti del 45enne Antonio Commisso, Frank Albanese, di anni 59, Giuseppe Archinà, di anni 63, Francesco Baggetta, di anni 65, Salvatore Barranca, di anni 57, Davide Gattuso, di anni 50, e il 45enne Francesco Antonio Sgambelluri, tutti di Siderno. Gli indagati sono in tutto otto e qualcuno sarebbe ancora irreperibile. I sette farebbero stabilmente parte, con ulteriori persone non ancora individuate, della struttura organizzativa “visibile” dell’associazione di tipo mafioso unitaria ed armata della ‘ndrangheta, presente ed operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria, sul territorio nazionale e anche all’estero.
Nello specifico, secondo le carte ufficiali, i soggetti indagati “operano nell’ambito dell’articolazione territoriale denominata locale o società di Siderno, quali componenti effettivi dell’articolazione denominata “cosca Commisso” e delle relative proiezioni estere stabilmente operanti in Canada, a Toronto, e negli USA, ad Albany.
LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta, blitz della Dda a Siderno, sette persone fermate
L’ATTIVITÀ SVOLTA ALL’ESTERO DA PARTE DEL CLAN
In queste due aree estere, in particolare, è radicata la presenza di componenti apicali del Crimine di Siderno, i cui componenti apicali svolgono un rilevante ruolo decisionale ed organizzativo nell’ambito della sovrastruttura “Provinciale”, contribuendo a delineare le linee strategiche e decisionali dell’intera organizzazione criminale, con specifico riferimento ai profili della complessiva struttura criminale, alla concessione di doti e al riconoscimento formale di locali di ‘ndrangheta, anche in ambiti territoriali diversi da quelli originari e ponendo in essere articolate condotte delittuose. Sulla base di quanto delineato dagli investigatori, emerge il ruolo di vertice di Antonio Commisso, ramo “Scelto”, nella sua qualità di capo ed organizzatore della omonima cosca. Dall’attività di indagine sono emerse a suo carico una pluralità di elementi probatori che denotano la reggenza della cosca. Atteso anche la carcerazione o la latitanza di numerosi dei soggetti apicali già condannati all’esito dei precedenti processi.
Egli, secondo la Dda, è figura di vertice che compone i dissidi tra ‘ndranghetisti della fascia Jonica, nello specifico tra sidernesi e africoti. Sul territorio di Siderno, sarebbe stato il 45enne la figura di riferimento a cui rivolgersi per la risoluzione di questioni lavorative, oltre che strettamente personali e familiari di cittadini ivi residenti che a lui si rivolgevano.
ANTONIO COMMISSO, IL RUOLO DI VERTICE DEL BOSS CHE DECIDEVA LE ASSUNZIONI
In particolare, per le questioni lavorative, egli era chiamato in causa per il mancato pagamento degli stipendi, in luogo delle Istituzioni a ciò preposte. Nella sua veste di capo ‘ndrangheta, trovava posti di lavoro e, al contempo, agiva da intermediario per concludere vantaggiosi contratti lavorativi, in quanto capace di imporre il suo volere sugli imprenditori della zona. L’autorità criminale di Antonio Commisso era così pervasiva a Siderno che a lui i cittadini si rivolgevano anche per problemi di natura familiare affinché potesse intervenire a risolverli.
C’è un fatto che viene sottolineato nel decreto di fermo della Dda e si riferisce all’intervento di Commisso presso soggetti non identificati per fare dilazionare un debito di gioco al figlio di un assessore comunale di Siderno. In cambio di tale interessamento, Antonio Commisso riceveva il servizio di «potatura di alcune piante in una strada privata adiacente la sua abitazione, attraverso mezzi di una ditta che aveva in appalto i lavori di pulizia nel Comune di Siderno». Sarebbe stato lo stesso a provvedere a rimpinguare le casse della “bacinella” mafiosa in ausilio ai sodali, nel pieno rispetto del principio di ‘ndrangheta di mutua assistenza tra associati. Persino le assunzioni presso i supermercati della zona venivano controllate e determinate dalla ‘ndrangheta di Siderno ed un ruolo fondamentale era rivestito dalla cosca Commisso.
LA FIGURA DI FRANK ALBANESE
Non di meno, comunque, sarebbe stato il ruolo svolto nel gruppo da parte degli altri soggetti fermati, come Frank Albanese, esponente di spicco nella proiezione di ‘ndrangheta di Albany, nello Stato di New York, dove lo stesso è nato. Albanese era pronto a tornare a Siderno, dove si recava spesso, disposto a lasciare i suoi affari americani e la sua famiglia, pur di servire alla causa criminale ed essere utile alla cosca Commisso nella sua terra di origine. Per il momento era stato fermato perché «non c’era bisogno».
L’indagine, solo per capire la caratura criminale di Albanese, ha accertato che sarebbe stato pronto a incontrare il super latitante Matteo Messina Denaro, avendo un ruolo di raccordo anche tra la ‘ndrangheta e Cosa Nostra, mafia quest’ultima tradizionalmente insediata nello stato di New York. Poi ci sono i “Mirtoti”, quelli della ‘ndrina di contrada Mirto, sempre di Siderno. Francesco Baggetta era il capo, che riceveva le sovvenzioni mafiose dai sodali canadesi, necessarie per l’amministrazione del gruppo mafioso. Giuseppe Archinà capeggiava anche lui il locale di Mirto e ne curava l’organizzazione, soprattutto quale punto di riferimento della ‘ndrina per i giovani del posto che si stringevano attorno alla sua figura grazie al suo carisma criminale. Lo stesso aveva così coagulato attorno a sé più di quaranta giovani del posto.
LE ALTRE FIGURE TRACCIATE NELLE CARTE DELL’INCHIESTA
Altro esponente dello stesso locale era Francesco Antonio Sgambelluri, alias “Ntoni u Ciaceru”, mentre Salvatore Barranca, “U Saura”, alle strette dipendenze di Antonio Commisso, manteneva i rapporti con i soggetti di articolazioni di ‘ndrangheta dei paesi limitrofi a Siderno, imponendo la propria presenza, ed ostacolando la libertà di iniziativa economica, come nel caso delle minacce ai venditori di fiori presso il cimitero cittadino. Durante il periodo d’indagine è emerso anche il ruolo di Davide Gattuso, componente di una famiglia criminale di Siderno, che intimidiva con un’azione estorsiva un professionista del luogo.
Il Quotidiano del Sud.
Siderno, Antonio Commisso, il boss che controllava le assunzioni