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Si dimette il presidente Radev. Ora Mosca sogna sulle elezioni bulgare

  • Postato il 21 gennaio 2026
  • Di Il Foglio
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  • 3 min di lettura
Si dimette il presidente Radev. Ora Mosca sogna sulle elezioni bulgare
Si dimette il presidente Radev. Ora Mosca sogna sulle elezioni bulgare

   

Il presidente della Bulgaria, Rumen Radev, si è dimesso usando parole strane, quasi non fosse stato lui il capo dello stato finora. Ha definito il sistema politico bulgaro un modello di governo vizioso e ha detto che “la battaglia per il futuro della patria è davanti a noi… Possiamo farcela e ce la faremo”. Radev intende presentarsi alle elezioni legislative che ci saranno in primavera, non si sa se fonderà un nuovo partito, ma cosa intende quando parla di “battaglia della patria” è abbastanza certo. Radev è uno dei politici più euroscettici del paese, si è opposto all’ingresso della Bulgaria nella zona euro, è contrario agli aiuti all’Ucraina e al suo ingresso nell’Ue, è favorevole a un riavvicinamento a Mosca e non si sa se, nel corso della campagna elettorale, potrebbe cercare di unirsi con gli altri partiti che condividono le stesse battaglie.

 

Sofia è senza governo da dicembre, ha adottato l’euro dal primo gennaio senza un esecutivo e senza una nuova legge di bilancio. La Bulgaria è il paese più povero dell’Ue e c’è molta attenzione per il voto che si terrà fra qualche mese perché la sua politica sembra sempre in bilico. Radev è considerato un politico esperto, con un’agenda chiara. Le sue posizioni sono note e il proliferare di partiti vicini a Mosca potrebbe avere due effetti: o frammentare il voto nazionalista ed euroscettico, indebolendo formazioni finora più forti, come Rinascita, oppure, con Radev, nuovi voti ed elettori potrebbero essere attratti dalla novità. La Bulgaria è uno dei paesi in cui la propaganda del Cremlino ha lavorato con più forza, agendo contro il sostegno all’Ucraina e contro l’adesione all’euro. Non è però mai riuscita a portare alla vittoria i partiti filorussi, anzi gli elettori hanno sempre confermato il partito Gerb, nonostante la diffidenza per i suoi leader. Questa volta il paese andrà al voto dopo grandi proteste, la sfiducia nei confronti di Gerb e le accuse di corruzione potrebbero portare cambiamenti, ma la notizia della vittoria della propaganda russa potrebbe essere ancora una volta esagerata.

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Autore
Il Foglio

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