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Shelton a NY come Sinner a Roma? Il 2026 può essere l'anno dei profeti in patria. Ma Zverev non è mai stato così solido

  • Postato il 12 settembre 2026
  • Di Virgilio.it
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Shelton a NY come Sinner a Roma? Il 2026 può essere l'anno dei profeti in patria. Ma Zverev non è mai stato così solido

Attenzione a questo 2026, che per come s’è posto in corso d’opera potrebbe riservare un’ultima grossa sorpresa. Un profeta che torna a vincere in patria, come successo a Roma lo scorso maggio con la vittoria di Jannik Sinner (50 anni dopo l’ultima vittoria italiana targata Panatta nel 1976), come potrebbe succedere domani nella notte italiana a New York, nel quale attendono uno statunitense con la coppa del vincitore in mano da 23 anni. Per le abitudini del pubblico a stelle e strisce, un tempo indefinito: il precedente digiuno più lungo contava 13 anni, dal 1955 di Trabert al 1968 di Ashe, e solo in un’altra occasione si contarono 5 edizioni consecutive nella seconda metà degli anni ’80 senza vincitori americani. A Ben Shelton l’onere e l’onore di interrompere la striscia più lunga del tennis statunitense senza successi nello slam di casa.

Shelton sempre ko. con Zverev: perché il passato non conta

La montagna che si presenta agli occhi del californiano, salito alle cronache in questi giorni sia per aver battuto Carlos Alcaraz, sia (per chi era poco avvezzo al gossip) per aver mostrato in mondovisione la sua relazione con Trinity Rodman, la figlia di Dennis (ex Chicago Bulls in piena era Jordan), è di quelle belle impervie.

Dopotutto con Zverev in passato sono stati sempre e solo dolori: nei 5 precedenti disputati tra il 2024 e il 2025 sono arrivate altrettante sconfitte, con un solo set conquistato nel primo incrocio (a Cincinnati nell’estate di due anni fa) e poche altre soddisfazioni. Sconfitte peraltro arrivate nelle più disparate superfici e condizioni (due sul cemento all’aperto, una indoor, una sulla terra e una sull’erba). L’ultimo incrocio, alle Nitto ATP Finals di Torino dello scorso novembre, aveva ribadito la superiorità tecnica di Zverev, che evidentemente ha sempre trovato il modo per arginare la verve del giocatore statunitense.

Che stavolta però si presenterà in finale con una consapevolezza nei propri mezzi andata aumentando a dismisura, forte di un cammino che nel corso del torneo è andato fortificandolo nella fiducia e nella costanza. Perché è proprio questa la carta che potrebbe far saltare il banco: Shelton in carriera s’è sempre mostrato un po’ altalenante, ma a Flushing Meadows sembra aver collegato tutti i punti presenti sul foglio. Gli manca solo l’ultimo passaggio, come sempre quello più insidioso e complicato.

Sascha viaggia su un altro treno per la gloria

Anche Zverev fino a qualche mese fa veniva tacciato di essere discontinuo. Chiaro però che qualcosa in questo 2026 nella mente deve essergli scattato, come dimostrano le 52 vittorie ottenute in 65 partite disputate (24-2 il bilancio negli slam). E a chi continua a voler cercare il pelo nell’uovo, in questo caso individuato nella sorte che gli ha abbinato un tabellone “morbido” (Shelton sarà il primo top 10 che affronterà nel torneo: Darderi, entrato alla 22, è stato quello col ranking più alto, e Luciano si sa che non è un portento sul cemento…), il tedesco ha risposto crescendo di condizione e di fiducia nel corso delle due settimane, tanto da redimersi dopo le due spolmonate contro Sonego e Halys (entrambe risolte al quinto set) infilando quattro vittorie consecutive senza concedere neppure un set agli avversari.

Numeri che certificano una volontà chiara e decisa nel voler passare all’incasso, consapevole che una congiuntura tanto favorevole, cioè con Sinner e Alcaraz fuori (come già avvenuto a Parigi) potrebbe non essere replicabile tanto facilmente. E se il passato contro Shelton conterà relativamente, è il presente a dire che Zverev è legittimato a sentirsi favorito. Anche se Ben sa di avere un’occasione ancora più grossa, perché sebbene 23 anni siano meglio di 29, di treni per puntare a vincere uno slam nella carriera di un atleta ne passano sempre pochi, e quando arrivano è bene saltarci su. Dopotutto è lui che ha battuto Alcaraz, uno che in carriera al quinto set aveva perso solo una volta (quasi 5 anni fa) in Australia contro Berrettini. Qualcosa vorrà pur dire.

Autore
Virgilio.it

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